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Do it now

by Piera De Prosperis

Mi sono emozionata a sentire l’inno per l’ambiente sulle note di Bella Ciao.

Do it now“, fallo ora. E’ il titolo della canzone di “FridaysForFuture”. Dobbiamo svegliarci, dobbiamo aprire gli occhi, dobbiamo farlo ora. Dobbiamo costruire un futuro migliore, e dobbiamo iniziare ora”, recita il testo del brano. Il video è del 2012, ma è stato riproposto di recente, quando in Belgio venne organizzata “Sing for the climate“, manifestazione ambientalista analoga a quella del 15 marzo scorso, a cui parteciparono oltre 380mila persone.

E’ in quell’occasione che venne girata la clip di “Do It Now“, presentata successivamente al primo ministro belga e proiettata durante l’ultima seduta plenaria della conferenza delle Nazioni Unite di Doha sui cambiamenti climatici.

Come al solito, quando si tratta di testi in inglese, i contenuti sono molto semplici ed immediati, veicolati da parole di una o due sillabe, il che nei testi in italiano è molto più difficile se non impossibile. E tuttavia, nonostante l’immediata, e forse per questo, fruibilità del testo, l’ascolto mette i brividi.

Sicuramente alla mia generazione, i babyboomers, fa venire in mente i racconti dei genitori, da poco usciti dalla guerra, che narravano, o meglio cantavano, su queste stesse note, il canto dei partigiani. Era bello sentire di parenti, combattenti sulle montagne, per un pelo sfuggiti all’esecuzione nazista, era dolce sentire questo canto intonato da una mamma che, pur non avendo partecipato alla lotta partigiana, condivideva il fascino della battaglia per la libertà di un fratello fortunosamente salvatosi.

Tuttavia, una ricerca sulle origini del canto propone interpretazioni ben diverse sulla sua nascita. Alcuni l’hanno definita una canzone gomitolo, in cui si aggrovigliano migliaia di fili.

La melodia sarebbe un adattamento di una ballata klezmer, un genere che emerge dalla tradizione musicale degli ebrei dell’Est Europa. L’autore della musica (non delle parole) potrebbe essere stato il fisarmonicista ucraino Mishka Ziganoff che registrò la sua canzone “Oi oi di koilen” a New York nel 1919: ascoltando questa melodia in yiddish (dialetto delle comunità ebraiche dell’Europa centrale e orientale), vi sono state riconosciute diverse somiglianze con la “Bella Ciao” della resistenza italiana.

Ma un’altra interpretazione, in risposta alla precedente, fa nascere la canzone dai pezzi popolari delle lavoratrici nelle risaie della valle del fiume Po, le “mondine”. Più che un inno alla libertà sarebbe dunque stato un lamento dolce di donne che andavano a spaccarsi la schiena per portare a casa qualcosa da mangiare.

“Alla mattina appena alzata, o bella ciao, bella ciao/ Bella ciao ciao ciao, alla mattina appena alzata, devo andare a lavorar! A lavorare laggiù in risaia, o bella ciao, bella ciao / Bella ciao ciao ciao! A lavorare laggiù in risaia / Sotto il sol che picchia giù!“

Al Primo Festival mondiale della gioventù democratica che si tenne a Praga nel 1947 alcuni giovani partigiani emiliani parteciparono alla rassegna “Canzoni Mondiali per la Gioventù e per la Pace” intonando proprio le note di “Bella ciao” e da quel momento l’associazione con la lotta per la libertà diventerà scontato. In televisione fu cantata per la prima volta da Giorgio Gaber nel 1963 e poi via via: nel 2011 la cantarono i manifestanti di “Occupy Wall Street”, François Hollande la scelse per chiudere la propria campagna elettorale contro Sarkozy; nel 2013, a Istanbul i manifestanti contro il premier Erdogan la intonarono in piazza Taksim, come in Siria, a Kobane, le combattenti curde contro il dominio del Califfato, o come ad Hong Kong, durante la rivoluzione degli ombrelli contro Pechino. Ma è stata anche la canzone contro il terrore, come ha dimostrato Christophe Alévêque, che l’ha cantata ai funerali dei vignettisti di Charlie Hebdo.

 Seguire il percorso di questa canzone tentando di dipanare il gomitolo sarebbe troppo lungo e noioso, basti ricordare che pare ne esista anche una versione in latino!

Forse proprio questo riferimento immediato alla libertà fa della canzone un motivo evocativo. Sentirne le prime note fa già pensare che chi la canta intende far sentire la sua protesta per una libertà perduta o sotto attacco. E’ pur vero che per noi italiani vanno sempre più perdendosi i collegamenti con la nostra storia passata e temo che i giovani conoscano la melodia più per “La casa di carta”, la Serie TV spagnola che deve a Netflix il suo globale successo, e che ha scelto ‘Bella ciao’ come colonna sonora della rivolta del gruppo del ‘Professore’che la connessione, vera o presunta, con la guerra partigiana. Forse i millennials non sanno nemmeno cosa sia la guerra partigiana, perché spesso i programmi di storia dell’ultimo anno si fermano molto prima.

Sarebbe bello se i nonni, gli zii, i genitori tornassero a raccontare, ricreando quell’atmosfera di stupefatta meraviglia al sentire cose vere, inaspettatamente vissute. Poi ben vengano tutte le versioni moderne della canzone, anche se a noi piace ricordarla così:

Una mattina mi son svegliato/o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao/una mattina mi son svegliato e ho trovato l’invasor/O partigiano, portami via/o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao/o partigiano, portami via che mi sento di morir/E se io muoio da partigiano/o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao/e se io muoio da partigiano tu mi devi seppellir/Seppellire lassù in montagna/o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao/seppellire lassù in montagna sotto l’ombra di un bel fior/E le genti che passeranno/o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao/e le genti che passeranno e diranno: o che bel fior/È questo il fiore del partigiano/o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao/è questo il fiore del partigiano morto per la libertà.

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