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Editoriale. Quale Campania in Europa

by Pasquale Cuofano
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Fertilità, bellezza, vicinanza al mare, insenature che diverranno in poco tempo porti commerciali, questo è il ritratto della Campania antica definita “felix”, ovvero fortunata o felice. Fortunata perché godeva di una posizione geografica meravigliosa e felice perché si realizzò negli attuali territori un’unificazione politica che la caratterizzò come signora dei mari e dell’economia. Un primato che dall’epoca romana, fra alterne vicende, durò per secoli, fino al Cinquecento quando l’appellativo “Campania felix” diventò sulle carte geografiche “Terra di lavoro”, sottolineando l’importante estensione dell’ager agricolus e la possibilità di lavoro per tutti. La pandemia da COVID-19 ha, purtroppo, colpito duramente la regione mentre si operava alacremente per rivalutare storia, cultura, aree monumentali, territorio ed enogastronomia, caratteristiche uniche al mondo. Mesi di lockdown che hanno reso possibile il contenimento del contagio hanno però devastato le attività economiche producendo parallelamente problemi sociali ai quali bisogna far fronte. La regione, come tutte del resto d’Italia, da sola non può farcela ed è questo il momento di guardare all’Europa come ad una comunità di appartenenza dove si condividono difficoltà e si uniscono le forze per superarle. Il primo e urgente problema da affrontare è la tutela del patrimonio geografico con le sue particolari caratteristiche che ne fanno un produttore di eccellenza del Made in Italy. Il territorio deve essere bonificato dall’inquinamento al fine di proteggerne i suoi prodotti unici. Il futuro dell’agro-alimentare ora più che mai va difeso in quanto rappresenta una delle voci più attive della nostra economia e la richiesta dei nostri prodotti certificati è fortemente in aumento in Europa e nel mondo. E con la terra va preservato anche e soprattutto la peculiarità paesaggistica fatta di testimonianze storiche, archeologiche e monumentali, tutti elementi che si fondono a creare una unicità irripetibile. Guai ad abbandonare questo patrimonio all’incuria che ha già fatto danni ben noti e richiedono pronti interventi di conservazione e restauro per rilanciare un turismo di qualità europeo e mondiale. La chiusura degli scali aereoportuali, delle frontiere di alcuni Paesi europei e le difficoltà che molti di essi stanno affrontando, ha determinato un crollo della presenza turistica che ci deve far riflettere su come utilizzare al meglio il tempo di vacatio e progettarne la ripresa. Ma tutti gli interventi attuabili richiedono un impegno economico forte e sostanzioso. L’Europa sta mostrando di voler superare le difficoltà che fino a pochi mesi fa rendevano difficile il dialogo, nella consapevolezza che è ora di abbassare difese e diffidenza per costruire una Unione nuova e coesa, al passo con i tempi. I recenti accordi prevedono che nel 2021 l’Italia disporrà di ingenti somme per la ripresa, dal MES al Recovery Fund, che le consentiranno di far fronte a tutte le emergenze sociali ed economiche che rischiano di travolgerla. La Campania e il Sud sono la parte più debole d’Italia, hanno bisogno di maggior sostegno e garanzie o diventeranno terreno di coltura del malaffare e colonia di speculatori. Si accentuerà la forbice con il Nord ma questo non garantirà più quella parte ricca e industrializzata d’Italia perché o ci si salva insieme o non si salva nessuno. La distribuzione delle risorse deve garantire allo stesso modo Nord e Sud affinché non ci siano cittadini di serie A e di serie B. Il Sud è un grande acquirente e consumatore del Nord e se continuiamo ad accentuare le disparità l’Italia non si salva. E’ il momento del rilancio, momento cruciale della Campania che gioca una partita decisiva per la sua rinascita. O si spenderanno oculatamente questi fondi per garantire l’assistenza sanitaria, il diritto allo studio ed al lavoro, la salvaguardia del nostro patrimonio, la messa in sicurezza delle strade e dei fabbricati, la modernizzazione delle reti di comunicazioni o rimarremo ultimi in Italia e in Europa. Non è più tollerabile la velocità con cui si collegano le zone d’Italia del Nord ed i tempi lunghissimi per spostarsi da un posto all’altro del Sud. Non si possono più sostenere spese per Scuole collocate in edifici fatiscenti ed inadatti allo svolgimento della didattica. Non è concepibile la disoccupazione femminile legata spesso a mancanza di asili nido e scuole materne. Sono inaccettabili le lungaggini burocratiche che bloccano ogni forma di impresa. E’ l’ora di riflettere su come sono trancianti di ogni spirito di iniziativa.Indubbiamente è un programma politico articolato e complesso ma la nostra Storia ci insegna che si può fare. Bisogna abbandonare le politiche assistenzialistiche per fare spazio ad interventi riqualificanti del lavoro in tutti i suoi aspetti, bisogna crearlo e specializzarlo attraverso un processo di formazione continua, si deve progettare un intervento di riqualificazione territoriale “in toto” che potrà dare occupazione a tanti. Solo così potremo rappresentare una voce importante nell’economia italiana ed europea, non possiamo più attendere. Questo è il momento della Campania in Europa, nella speranza che ritorni ad essere la terra “felix” decantata da Plinio il Vecchio e la “Terra del lavoro”. Lavoro qualificato, dignitoso, pulito che rifiuti ogni forma di associazione illegale e si proietti verso tempi dinamici, efficienti, creativi.