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“Fiori” di De Giovanni

by Piera De Prosperis
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Per la nostra “rubrica” Libro bello, libro rinfrescante, voglio segnalarvi un giallo di De Giovanni, Fiori, uscito a dicembre 2020. Appartiene alla serie ambientata nel commissariato di Pizzofalcone ed ha per protagonisti i Bastardi, ormai noti al grande pubblico grazie alla fortunata serie televisiva.

Certamente la trama è avvincente, colpi di scena che coinvolgono Lojacono, Piras, Palma, Pisanelli, Aragona, Di Nardo… ma quello che veramente colpisce è l’incipit. Forse senza questo inizio folgorante, il libro sarebbe alla stregua degli altri e sappiamo quanto De Giovanni sia bravo nell’intrecciare storie e rappresentarle in stili e modi diversi a seconda dei personaggi dalla cui prospettiva racconta. Pensiamo al commissario Ricciardi, a Sara Morozzi o a Mina Settembre: tipi che vivono in epoche e situazioni di lavoro e di ambiente molto diversi tra loro. In Fiori, tuttavia, c’è qualcosa in più ed è questo inizio.

Prima di morire, dovreste regalarvi un giorno di primavera a Pizzofalcone.

L’ideale sarebbe il primo, perché gustereste per intero il passaggio di testimone dall’inverno; l’attimo in cui l’aria acquista una vena di dolcezza, un retrogusto appena percettibile di altri profumi, e qualche suono che ancora non c’era e adesso giunge alle orecchie tese all’ascolto.

Ma è impossibile da prevedere, la primavera non manda gioiose partecipazioni della propria venuta per posta o con un messaggio in chat, corredato di fiorellini e note musicali che facciano pensare a una marcetta allegra. E la gente nemmeno se ne accorge, presa com’è a combattere la quotidiana battaglia per la sopravvivenza, perché si sa, Pizzofalcone è un posto articolato e sedimentario dove a pochi metri da chi naviga in un’immeritata ricchezza ci sono quelli che devono trovare il modo, qualsiasi modo, di dare da mangiare ai figli, e di arrivare vivi e vegeti all’indomani nella giungla urbana in cui il quartiere è incastonato come una pacchiana e mal tagliata pietra preziosa…… È diversa dalle altre primavere, quella di Pizzofalcone. Perché il quartiere è uguale a tutti gli altri e differente al tempo stesso. È una collina, ha la sua sommità e i suoi pendii che le vie strette e gli alti palazzi antichi hanno cercato di nascondere, e che sono tuttavia visibili e sensati, in direzione del mare o dell’angusta strada dei negozi che aprono e chiudono nel volgere di due stagioni, o della grande piazza monumentale e semideserta; è una collina, perciò il vento colpisce o accarezza, sibila o sussurra, rinfresca o riscalda a seconda del punto dove vi collocherete ad ascoltare la primavera, in alto, a mezza strada o a valle. Ed è abilissimo a disorientarvi, Pizzofalcone, perché proporrà una curva, poi un’altra e un’altra ancora, in maniera da costringervi a dimenticare la direzione che stavate percorrendo, e rassegnati passeggerete incerti e comunque ammirati dai muri scrostati e dai portoni immensi, che talvolta si aprono su meravigliosi giardini incolti.

Obiettivo dell’incipit è creare un legame immediato e forte tra autore e lettore. De Giovanni immette subito il lettore in una situazione di grazia in cui tutti i sensi sono coinvolti: la vista superba della collina di Pizzofalcone, l’odore speciale della primavera e dei suoi fiori, i suoni nuovi della natura che riescono, quando li si ascolta, a sovrastare la confusione della città. Eppure proprio in questo Eden si consumerà un atroce ed inaspettato delitto. Come un fiore violentemente reciso, cadrà la vittima, amante dei fiori e dei suoi clienti.

La connessione emotiva con il lettore è poi rafforzata dalla commozione che traspare nella descrizione della collina di Napoli. Una zona che rientra nel quartiere San Ferdinando, comunemente chiamata Monte di Dio, dall’omonima chiesa, fondata nel XVI sec insieme al convento, oggi non più esistenti. Sulla collina nell’ VIII secolo a.C. nacque Parthenope, la città vecchia, primo insediamento urbano nel territorio compreso tra Pizzofalcone e l’isolotto di Megaride che ospita Castel dell’Ovo. Il nome Pizzofalcone risale alla metà del 200, quando Carlo I d’Angiò scelse di praticare la caccia al falcone, facendo costruire sulla collina una falconeria per la Real caccia.

Un luogo ricco di storia, anzi l’epicentro della storia di Napoli, lì da dove tutto ha avuto inizio. Forse per De Giovanni il tornare alle origini della città, proprio su quella collina, a quella solare bellezza che incantò i primi coloni greci, rappresenta il desiderio di tornare ad un’epoca diversa, ad una stagione diversa. Ad una primavera di rinascita e di ricostruzione.

Bello e rinfrescante!