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Fondazione Carditello e Arpac. Un modello di eccellenza raccontato dal Presidente Nicolais

by Flavio Cioffi

Lo scorso febbraio, l’Arpac – l’Agenzia regionale per il controllo dell’ambiente della Campania – ha avviato una campagna di monitoraggio nel Real Sito di Carditello. In particolare, ha installato alcuni “deposimetri”, un mezzo mobile ed un profilatore eolico per il monitoraggio degli inquinanti. Parliamo di metalli pesanti, diossine, particolato, monossido di carbonio, ozono e via dicendo. Parte dei relativi dati sono già pubblicati sul sito dell’Agenzia.

Ma perché a Carditello? Perché proprio qui si trova l’Osservatorio ambientale sulla Terra dei Fuochi fortemente voluto dal Presidente della Fondazione Carditello, Luigi Nicolais. L’Osservatorio rientra nelle previsioni della cosiddetta “Carta di Carditello”, sottoscritta con il Ministro dell’ambiente, e rappresenta un progetto di eccellenza cui partecipa anche l’Arpac. Un modello di sperimentazione per la tutela ambientale, per usare le parole di Nicolais, già Ministro e Presidente del CNR, accademico illustre.

Presidente, ce ne parla?

Abbiamo avviato questo progetto insieme ad Arpac e SMA con la supervisione del Vicepresidente della Regione, Fulvio Bonavitacola. Si tratta di un progetto molto ambizioso. Lavorando anche, infatti, con un gruppo di ricerca universitario del settore aerospaziale che dispone di droni, miriamo al controllo continuo delle acque e dei rifiuti. La sede principale dell’attività sarà nel Sito di Carditello e collaboreremo anche con le università per la gestione dei dati, che necessita delle tecnologie più moderne. Il Sito è sempre stato un luogo di ricerca e innovazione, sin dall’epoca dei Borbone, e in questo momento storico può rappresentare un elemento di forza per il controllo ambientale, sia delle acque che dei terreni.

Ma com’è nata l’iniziativa?

Dalle varie discussioni che ho avuto con Bonavitacola è nata idea di utilizzare uno spazio proprio nella Terra dei Fuochi dal quale far partire un sistema di monitoraggio e di elaborazione di tutti i dati che continuamente si raccolgono. Una stazione permanente di collaborazione con Arpac, SMA ed Università nel tentativo di utilizzare le competenze accademiche e delle Agenzie pubbliche per sviluppare un modello di collaborazione fra il mondo del sapere e il mondo del fare, nel settore ambientale. Un sistema che non ha altri simili di così ampio interesse.

Quale sarà il ruolo della Fondazione?

Forniremo gli spazi e coordineremo la valutazione dei dati raccolti che, come detto, oggi necessitano dei più avanzati sistemi di analisi. Mi riferisco ai Big Data e all’intelligenza artificiale che ci permette di essere in grado di intervenire in tempo reale quando parte un segnale di criticità. Si individua un deposito di rifiuti e il sistema dà un allarme. Si osserva una colorazione anomala delle acque e parte un segnale sul quale si può intervenire. Tenga conto che, quando avremo completato i lavori di restauro del Sito, avremo qui un gruppo di carabinieri forestali a cavallo e quindi, attraverso loro, la possibilità di intervenire in tempo reale. Essendo tutti riuniti nello stesso posto, potremo lavorare con molta rapidità e rappresentare un deterrente grazie alla nostra capacità di controllo e di pronto intervento.

Come procede la sinergia con l’Arpac?

L’Arpac sta lavorando con noi in maniera molto collaborativa. Sta veramente facendo delle cose di grande interesse. Per esempio, ha già montato proprio a Carditello un sistema di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico, una vera e propria stazione di analisi ambientale. Strumentazioni che ci forniscono una serie di elementi da mettere assieme per acquisire una conoscenza ambientale articolata del territorio.

Quando lei parla di università a quali si riferisce?

In questo campo stiamo lavorando molto con la Federico II ma anche con la Parthenope, che vanta esperienze interessanti sullo studio delle acque. Abbiamo cercato di coinvolgere tutte le università ma il leader, per così dire, è la Federico II.

Lei vorrebbe realizzare una vera e propria centrale di controllo delle acque, ne ha parlato con Bonavitacola?

Sicuramente il controllo delle acque è molto complesso, perché bisogna avere dei sistemi di rilevazione molto raffinati per riconoscere uno scarico non autorizzato ed intervenire in tempo reale. Però oggi esistono sensori di grandissima sensibilità, sistemi che consentono di individuare anche di notte le mutazioni cromatiche dell’acqua e quindi gli scarichi. Bonavitacola è assolutamente d’accordo, anzi proprio con lui abbiamo progettato questa iniziativa: un sistema modello che parte dalla Terra dei Fuochi ma potrebbe poi essere esteso a tutta la Regione. Cioè il sistema dovrebbe essere attivo in tempi rapidi, per l’estate diciamo, dopodiché avremo la possibilità di estenderlo ad altre zone della Regione.

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