“Giovannino Guareschi e Vittorio Vialli Internati Militari Italiani” è il titolo del documentario di Nazareno Giusti che sarà proiettato sabato 19 settembre a Barga (LU), nella sede della Fondazione Ricci di Barga, per celebrare la giornata dedicata agli IMI – internati militari italiani.
“Tratta di una tragedia della guerra che riguarda i militari italiani alle armi al momento dell’8 settembre ‘43. Una storia dimenticata, silente, oscurata dal tempo e dalla storia. Ma non per Nazareno, che avvertiva profondamente il senso, la dimensione, il dolore di questo dramma, aveva letto i libri e le storie di Guareschi, ascoltato testimonianze, ricercato i pochi documenti disponibili. Il docufilm ripropone questo momento drammatico attraverso le parole degli eredi di Guareschi e Vialli, Alberto e Carlotta Guareschi, Bruno e Silvana Vialli”.
Su Guareschi, Nazareno Giusti ha realizzato, tra le altre, anche il graphic novel “Non muoio neanche se mi ammazzano”, vol. 1 e vol. 2. I suoi lavori rientrano oggi nel progetto “G2G: Giovannino ai Giovani”, promosso dall’ANRP (Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro familiari) per l’80° Anniversario della Liberazione degli IMI.


“Il 20 settembre la Repubblica Italiana celebra la Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la Seconda guerra mondiale, ricorrenza istituita per legge nel 2025. Si tratta di ricordare quanto avvenuto in seguito alle decisioni prese dal Terzo Reich il 20 settembre del 1943, quando il dittatore alla guida dello stato tedesco decise di cambiare lo status dei soldati italiani catturati dopo l’armistizio dell’8 settembre: i militari furono così trasformati in “internati militari” (IMI) per privarli delle tutele della Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra. Subirono la deportazione e il lavoro coatto nell’industria e nell’economia di guerra tedesca. Molti cittadini italiani, militari e civili, furono imprigionati nei campi di concentramento, ove subirono violenze fisiche e morali e furono destinati al lavoro coatto, a causa del proprio rifiuto di collaborare con lo Stato nazionalsocialista e con la Repubblica sociale italiana dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Su 650 mila, i morti saranno circa 50 mila”.
