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Il disegno imperialistico di Putin e la distrazione dell’Occidente

by Pietro Spirito

 

Improvvisamente, la guerra in Ucraina è piombata nelle nostre vite. Da qualche giorno stiamo imparando a conoscere meglio la geografia di territori che sono oggi attraversati dai tank russi e difesi non solo da un esercito più debole, ma dalle milizie popolari di persone comuni che hanno deciso di mettersi in gioco per difendere la propria Nazione. L’Occidente per ora resta a guardare tra vibranti proteste diplomatiche e sanzioni economiche, che non possono però determinare un effetto immediato sul conflitto.

Non eravamo preparati ad affrontare una crisi così acuta delle relazioni internazionali nel cuore dell’Europa. Ma era così difficile comprendere che, sotto la coltre di cenere dell’impero sovietico, si agitava una bomba ad orologeria destinata a deflagrare improvvisamente?

Eppure, questa crisi non nasce ex abrupto, come Minerva dalla testa di Giove. Non solo perché nel 2014 la Russia di Putin si era già annessa la Crimea, ma anche perché, più di recente, si erano manifestati segnali di una ripresa della volontà imperiale ed egemonica della Russia, in diversi fronti dello scacchiere politico internazionale.

Vladimir Putin ha svolto un ruolo da protagonista nella crisi siriana, Paese che storicamente era nella sfera di influenza sovietica. Il regime di Bashar Al Assad è stato puntellato dalle forze armate russe e dal sostegno economico che ne è seguito. Poi, durante la fase di dissolvimento dello Stato libico seguita alla morte di Mohamed Gheddafi, ancora una volta l’intervento militare russo, assieme a quello turco, ha influenzato fortemente l’assetto della regione, imprendendo una normalizzazione che ancora non è stata raggiunta. In entrambi questi casi, la Russia ha ripreso influenza e presenza nel bacino del Mediterraneo, senza che l’Europa sia stata in grado di generare una strategia di contenimento.

Ancor più di recente, ai confini tra Bielorussia e Polonia si è svolta la drammatica crisi dei migranti deportati con l’inganno dal regime filorusso della Bielorussia e bloccati nel tentativo di entrare nei confini europei. Anche in questo caso non è improponibile immaginare che alle spalle dell’operato di Lukashenko ci fosse anche un la ispirazione russa per destabilizzare l’Europa.

Come nella favola di Pollicino, Vladimir Putin ha seminato le tracce di un disegno imperialistico, che è stato preparato con grande cura e che ha misurato progressivamente l’incapacità dell’Occidente a resistere a questa crescente offensiva imperialistica che si pone l’obiettivo di riportare la Russia al centro degli equilibri politici ed economici internazionali.

Sino a quando si potrà consentire a Vladimir Putin di proseguire nel suo disegno di potenza senza mettere in campo una reazione che non sia fatta solo di parole e di sanzioni? Se si giungesse all’occupazione dell’Ucraina ed alla installazione di un regime fantoccio della Russia senza una presa di posizione anche militare da parte del fronte occidentale, bisognerà solo prepararsi al prossimo fronte di guerra. Che saranno le repubbliche baltiche o la Moldavia.

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