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Il Mann di Napoli riapre il “Gabinetto Segreto” con 250 reperti

by Federico L. I. Federico

Il Museo Archeologico Nazionale Napoletano, in sigla MANN, ha riaperto nei giorni scorsi al pubblico il cosiddetto “gabinetto segreto” dove sono esposti a turisti, visitatori colti e semplici curiosi in cerca di “prudérie d’antan”, circa 250 reperti. Sono i simboli e le testimonianze dell’erotismo d’epoca romana, in gran parte provenienti dagli scavi di Pompei e di Ercolano. Il Gabinetto Segreto è aperto soltanto di mattina ma, fortunatamente, non costringe a lunghe ore di attesa i turisti e neppure gli aspiranti voyeuristi travestiti da turisti. Ci si attendeva infatti un risposta più forte in termini di adesione alla buona iniziativa del MANN. A gruppi di 8 persone per volta, tutti i giorni (con esclusione del martedì) dalle ore 9,00 alle 14,00, il gabinetto segreto sta accogliendo i visitatori in questi primi giorni. L’Eros agostano ha evidentemente patito l’afa e la temperatura eccezionalmente alta di questi ultimi giorni. Insomma, il simpatico e ammiccante slogan pubblicitario TV: Anto’ fa caldo… è valso anche per il MANN e per il suo gabinetto segreto. Quindi, pubblico discreto, ma non foltissimo.

L’iniziativa però rimane valida in sé. Quei 250 reperti, subito ribattezzati dalla stampa “ad alto tasso erotico”, rappresentano una raccolta eccezionale, certamente unica al mondo. Paolo Giulierini, il dinamico Direttore del MANN, in conferenza stampa ha rivendicato questo suo “dono simbolico a cittadini e turisti presenti in città ad agosto”: la riapertura del Gabinetto Segreto, rallentata dalla pandemia Covid.

La Collezione erotica si è venuta comunque a comporre nel tempo separatamente dalle altre collezioni, soprattutto grazie a quel bel po’ di ipocrisia, strisciante e non, che ha caratterizzato la società italiana e, ovviamente, quella napoletana. Una ipocrisia da bon vivant di provincia che – a partire dalla fase borbonica degli Scavi – ha attraversato con alterni sussulti le bollenti fasi storiche risorgimentali e postunitarie, fino al fascismo. E dopo, quando troneggiava la Balena Bianca. Così allora Giampaolo Pansa etichettava la Democrazia Cristiana, che fu spiaggiata prima dal Sessantotto, inteso come movimento studentesco, e poi dagli anni di piombo, piuttosto che da Tangentopoli, che invece seppellì tutta la prima Repubblica.

Basti sapere che l’accesso alle sale della Collezione – considerata oscena e quindi riservata alle visite di “alto bordo” o dotate di speciali autorizzazioni ministeriali – fu murato nel 1851 “a difesa” della reputazione della Corte Borbonica, prima che un abile Direttore adottasse un sistema basato sull’uso di sole tre chiavi, affidate una a lui stesso, una a un “controllore consegnatario” e una, addirittura, alle mani di Sua maestà reale. E la vulgata, sempre un po’ leggendaria, vuole che Garibaldi abbia dato ordine di buttar già la porta, prima di affidare ad Alessandro Dumas le chiavi, stavolta simboliche, del Museo nazionale e degli scavi di Pompei. Dumas poi provvide per l’apertura delle sale ai visitatori tutti i giorni. Ma la ventata rivoluzionaria ebbe una parabola rallentata, arrivando ad arrestarsi con l’avvento del regime fascista quando per visitare il Gabinetto Segreto occorreva un permesso ministeriale! Insomma, la collezione erotica del Gabinetto Segreto, durante tutto il fluire di quegli anni del Secolo Breve, fu tenuta separata fisicamente dal resto delle collezioni, così come era stata concepita. Negli anni Settanta – correva l’anno 1976 – lo spazio “vietato” fu riaperto, ma le sale furono però dopo breve tempo richiuse per i restauri che interessarono gran parte del Museo. Dopo un arco di tempo quasi trentennale – si era nel 2000 – il gabinetto non fu più segreto ma stabilmente di nuovo aperto, con la limitazione che i minori potessero visitarlo solo se accompagnati da un familiare o da un docente in visita scolastica.

Prima di chiudere l’articolo non possiamo non dedicare spazio ai contenuti dell’esposizione. Essi, come tutti i reperti provenienti da Pompei o Ercolano, hanno il pregio della quotidianità nelle sue diverse declinazioni. Si possono osservare figurazioni affrescate con una immediatezza e un realismo idonei ai lupanari da cui sono state tratte, oppure più raffinati affreschi di soggetto mitologico. Ma quelli che colpiscono di più l’osservatore sono gli smisurati falli a rilievo che punteggiavano non solo la toponomastica cittadina, ma la vita quotidiana stessa. Ce ne sono quanti bastano a farsi un’idea dell’uso del fallo sia come soggetto generalmente beneaugurante in lucerne o altri arnesi, o anche come “specialità” della ditta, il lupanare stesso, opportunamente pubblicizzata sulla strada al possibile cliente su tavole di terracotta. E non possiamo non citare la straordinaria raccolta erotica di amuleti e talismani in una visione, quella antica, che passa dalla sfera erotica, o anche spicciamente sessuale, a quella magica e simbolica. Senza tempo, quindi. Insomma una collezione di valore universale che vale la pena conoscere.

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