L’Autore è direttore tecnico ARPAC
Anche l’estate 2026 è iniziata con numerosi incendi che rischiano di minare la qualità dell’aria che respiriamo e creano preoccupazioni nei cittadini.
ARPAC, attraverso le strutture territorialmente competenti ed i propri laboratori, è impegnata quasi quotidianamente in attività di monitoraggio degli effetti degli incendi e a fornire, con la massima celerità possibile, le informazioni necessarie ai cittadini ed a coloro che devono adottare provvedimenti e decisioni tempestive per tutelare la salute dei cittadini (Sindaci, ASL, etc.).
In questa incessante attività di indagini ambientali ARPAC, a partire dal 1° luglio 2026, ha messo in campo un nuovo servizio e supporto alle decisioni rivolto ai tecnici agenziali delle aree territoriali, in particolare per l’individuazione delle aree di massima ricaduta degli inquinanti, sulla base di una modellistica che sarà oggetto di continui perfezionamenti nel corso dei prossimi mesi. Individuare le aree di massima ricaduta è importante sia per installare la strumentazione finalizzata a monitorare i parametri ambientali sia per determinare i terreni da indagare ulteriormente in caso di eventi significativi.
In questi ultimi due anni, ho fortemente voluto contemplare tra gli obiettivi di performance agenziale l’attivazione di tale servizio che solo attraverso il rafforzamento delle risorse umane e strumentali e l’adozione di nuove strategie poteva garantire un miglioramento delle modalità di indagini ambientali, sempre finalizzate a garantire il soddisfacimento dei portatori di interesse (ossia i cittadini campani).
Grazie al reclutamento di personale altamente specializzato avvenuto nei mesi scorsi, all’uso di specifici software ed alle informazioni acquisite in loco, nelle ore successive all’incendio, dai tecnici addetti ai sopralluoghi, l’Agenzia attraverso le strutture competenti della Direzione Tecnica (MOCE/MOAR) effettua una valutazione preliminare delle zone di possibili aree d’impatto degli inquinanti derivanti da incendi non controllati.
Per far girare i modelli previsionali occorrono una serie di informazioni minimali (coordinate geografiche del punto di incendio, orario di innesco e di spegnimento, durata dell’incendio, superficie interessata, altezza equivalente delle fiamme, ove stimabile etc.) che vengono acquisite durante il sopralluogo, compatibilmente con la situazione in atto. Tali informazioni si aggiungono quelle ordinariamente acquisite inerenti all’insediamento produttivo coinvolto (tipologia di azienda, materie prime stoccate e lavorate, qualità e quantità di rifiuti prodotti) ed inerenti all’ambiente circostante (ricettori sensibili presenti nelle vicinanze, matrici ambientali interessate, etc.).

Chiaramente questo nuovo servizio rappresenta un’attività integrativa (per esempio ai dati fornite dalle centraline fisse di monitoraggio distribuite su tutto il territorio regionale) e di supporto ai tecnici agenziali che non vincola normale operatività dei tecnici territoriali né comporta ritardi nell’allocazione dei campionatori, nei prelievi, nell’effettuazione di sopralluoghi ed ispezioni. In sintesi, l’elaborazione modellistica fornita da questo sistema ha carattere complementare e di supporto decisionale rispetto alle ordinarie attività di intervento e valutazione svolte dai tecnici di campo.
Finora ARPAC, per la definizione delle aree di massima ricaduta degli inquinanti, oltre che da osservazioni empiriche, si è avvalsa del supporto di IZSMe (dotata di idoneo sw di simulazione) che nello spirito di collaborazione forniva, a richiesta, immagini georeferenziate utili allo scopo.
Con il servizio avviato adesso da ARPAC, gli esiti dell’elaborazione modellistica sono restituiti mediante apposito report tecnico contenente rappresentazioni grafiche della possibile evoluzione spazio-temporale della ricaduta degli inquinanti. In particolare, il sistema produrrà una mappa previsionale della massima area di ricaduta e mappe previsionali a cadenza oraria, con un orizzonte temporale massimo pari a 48 ore, al fine di consentire una valutazione dell’evoluzione attesa del fenomeno.
I primi casi in cui è stato avviato sperimentalmente il servizio di modellistica previsionale in questione sono stati gli incendi di Scampia (NA) del 9 giugno e l’incendio di Sarno del 22 giugno 2026. In entrambi i casi, i campionatori ad alto volume necessari per indagare circa la presenza di diossine, furani etc. aerodisperse sono stati installati anche sulla base delle mappe previsionali fornite, fermo restando che, come è noto, l’installazione della strumentazione segue anche logiche operative quali disponibilità di rete elettrica, vigilanza etc.
In ogni caso l’Agenzia è impegnata da anni a migliorare e rafforzare le attività di monitoraggio e controllo della qualità dell’aria anche attraverso l’attivazione, ad inizio anno, del nuovo laboratorio ovvero del Centro Regionale di Inquinamento Aria Biomonitoraggio e Odorigeni, ubicato presso il Dipartimento Provinciale ARPAC di Caserta, che esegue anche la speciazione chimica delle polveri ed ha competenza in materia di odori.
