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Non mi sento rappresentata

by Piera De Prosperis

Mi rivolgo alle mie amiche lettrici. Ma veramente qualcuna di noi può immedesimarsi nell’immagine di Vanessa Incontrada su Vanity Fair? Mi spiego meglio.

La battaglia condotta dall’attrice contro gli haters in particolare, ma in generale contro la cultura maschilista che penalizza la diversità femminile, ingabbiandola in stereotipi, è sacrosanta.

Quando vedo abbassare lo sguardo di una donna perché viene criticata per come si veste, per come si trucca, se è magra, se è grassa, quanto profumo si mette, come guida, quanto parla, quante persone frequenta. Se vuole un figlio, se non lo vuole, se è troppo maschile, se è troppo femminile, se è troppo libertina è una poco di buono, se non lo è, è troppo rigida. Ogni volta mi ricordo di quante volte io ho abbassato lo sguardo per quello che mi son sentita dire, finché ho capito che nessuno mi può giudicare, perché ho capito che nessuno ti può giudicare.

Le sue parole nascono dall’aver vissuto sulla propria pelle attacchi assurdi da parte di chi, dopo la gravidanza, la giudicava troppo grassa (!). E’ diventata così paladina del diritto femminile ad essere come siamo. Senza soggiacere a chi, soprattutto nella moda, ci vorrebbe taglia 38. Tutto ciò accompagnato dalla sua immagine nuda sulla copertina di Vanity Fair.

Ed è a questo punto che la sorellanza comincia a vacillare. La Incontrada è bellissima, morbida e proporzionata. Con un volto simpatico e sbarazzino, capelli appena usciti dalla mano, forse, del miglior parrucchiere. Non mi sento rappresentata. Per cui anche tutto il discorso mi sembra perdere di profondità.

Come dice Germaine Greer, autrice di “L’eunuco femmina”, best seller femminista, La donna normale non somiglia allo stereotipo: il suo corpo ha bellezze che dipendono essenzialmente dall’armonia esistente tra le parti di esso, dal movimento e da ciò che può esprimersi da tutto l’insieme. La donna vera ha muscoli, mani che lavorano, peli, piedi che camminano, seni che allattano, un corpo che agisce, che soffre, che invecchia. Niente di tutto ciò si trova nella immagine commerciale della donna. Anche le donne più giovani e più blandite si sentono minacciate dalla esistenza di quest’oggetto così comune e sì irraggiungibile.

Il corpo della Incontrada è in effetti più una minaccia che un vantaggio. Una quarantenne qualunque può veramente rispecchiarsi in quella splendida nudità? La fotografia ci inganna perché finge di rappresentare i fatti. Se è ottimo il discorso dell’attrice, non lo è la scelta della foto. Può darsi che l’Incontrada abbia parlato pro domo sua, ma noi abbiamo bisogno di chi parli pro domo nostra

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