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Italia Nostra vuole Venezia nella danger list

by Giulio Espero

C’era da aspettarselo, dopo il famigerato incidente del due giugno scorso nel Canale della Giudecca. Ricordiamo ai nostri lettori il fatto. Alle 8,35 della mattina del due giugno scorso, si è verificato un incidente tra la nave da crociera Opera Msc e un battello fluviale turistico River Countess ormeggiato a San Basilio, nel canale della Giudecca a Venezia. Danneggiati la banchina e gli scafi delle imbarcazioni. Alcune persone nell’impatto sono cadute dalla passerella del lancione in acqua, quattro i feriti in modo lieve trasportati in ospedale per precauzione.

Le immagini, che hanno fatto il giro del mondo, sono obiettivamente impressionanti. Ma a ben vedere non è successo, per fortuna, nulla di catastrofico.

Solita passerella dei politici, quelli nuovi e quelli vecchi, che hanno giurato e spergiurato di impegnarsi a risolvere il problema. Ma appunto qual è veramente il problema?

Italia Nostra ha le idee ben chiare! Tutti sembrano concordi nel ritenere che le grandi navi non debbano più percorrere quel canale ma – sostiene l’associazione – “fuori le navi dal Bacino di San Marco e dal Canale della Giudecca” è lo slogan di chi vuole tenere queste navi a Venezia, in un modo o nell’altro. Ovvero non basta che le navi (grandi? da crociera?) non solchino più i canali della zona più strettamente turistica, diciamo così, cioè la Giudecca e il Bacino di San Marco ma, a scanso di tentazioni ed equivoci, ne auspicherebbe l’interdizione alla navigazione per l’intera laguna.

Infatti, “…la maggior parte di coloro che amano Venezia tuttavia non sa che molti altri rischi mettono in pericolo i valori universali del sito riconosciuti dall’Unesco come meritevoli di essere tramandati intatti alle generazioni future. Erosione della Laguna, crescente pressione turistica, progetti di sviluppo di grande impatto, restauri e interventi di archistar del momento sul patrimonio monumentale: sembra una congiura cui Venezia rischia di soccombere…”

E proprio per salvare il sito “Venice and its Lagoon”, Italia Nostra ha più volte scritto al World Heritage Committee (UNESCO) segnalando come non ci fossero più le condizioni per mantenere Venezia nei siti patrimonio dell’umanità, a causa della mancata tutela da parte dello Stato italiano e delle amministrazioni locali. Come farà di nuovo tra breve, alla riunione annuale dell’Organizzazione mondiale che si terrà a Baku, dove presenterà un dossier recante tutte le inefficienze dell’Italia (comune di Venezia e Stato italiano nel suo complesso) circa una più reale tutela della città lagunare.

A Baku, Italia Nostra si rivolgerà con “disperata fiducia” all’Organizzazione mondiale ritenendo che la deriva di Venezia possa essere fermata solo con un gesto simbolico: l’iscrizione nella danger list.

In parole povere, lo stato di conservazione di alcuni dei 690 siti attualmente inseriti nella Lista Patrimonio dell’Umanità, può comunque essere messo in pericolo da fattori difficili da controllare, nonostante lo status di protezione e gli sforzi internazionali per proteggerli dalle minacce più varie: guerre, terremoti o altri disastri naturali, dall’inquinamento al bracconaggio o all’abusivismo. Per questo motivo alcuni siti sono stati inseriti in una lista chiamata Danger List che include siti “per la cui conservazione sono necessarie delle importanti operazioni”. Definizione ampia e vaga. Pare che alcuni paesi cerchino di includere i propri siti nella Danger List in modo da ottenere supporto soprattutto economico da parte della comunità internazionale, altri cercano invece di evitare di avere siti nella lista in modo da non dare una cattiva immagine del proprio Paese.

Detta così, francamente la declaratoria dice poco. Ci pare molto più significativo e rilevante sapere quali siti vi sono effettivamente ricompresi. Per brevità non ve li elenchiamo tutti. Vi diciamo solo che attualmente non sono presenti siti italiani, ma ritroviamo molte aree localizzate in zone di guerra e carestia come Afghanistan, Yemen Honduras, Iraq, Egitto, Siria, Congo. Ah dimenticavo, c’è anche Gerusalemme. Giudicate voi!

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