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Italiani Campioni d’Europa. La Brexit dalla vetta del calcio europeo

by Federico L. I. Federico
Brexit

Lo statista inglese Winston Churchill – che riuscì a condurre l’Inghilterra tra i vincitori della Seconda Guerra Mondiale, insieme a Russia e Stati Uniti – fu celebre anche tra la gente comune come grande personaggio. Oltre che per i suoi giganteschi sigari fumiganti, anche per le sue frasi icastiche, alcune delle quali sono divenute celebri aforismi. Un aforisma per tutti che ci interessa molto da vicino, come abitanti del Bel Paese, è questo: “Gli Italiani perdono le partite di calcio come fossero guerre e perdono le guerre come fossero partite di calcio”.

Detto tra di noi, forse il fatto ha un fondo di verità, ma stavolta Churchill si è impiccato alla forca delle sue parole, insieme agli Inglesi con la puzza sotto il naso in materia calcistica. Sì, proprio quelli che ci davano sicuri perdenti nella finale del Campionato Europeo. A noi Italiani è bastato mandare in guerra a Wembley poco più di una ventina di baldi giovanotti che danno il tu al pallone. E’ stato sufficiente questo per dare una gran lezione di guerra calcistica guerreggiata e vinta con intelligenza tattica e strategica, senza morti e feriti, agli Inglesi asserragliati a difendersi nel loro autoproclamato Tempio del calcio mondiale. Ma de che?

D’altra parte, non si poteva consentire che diventassero Campioni Europei i calciatori che rappresentavano una nazione che ha negato l’Europa. E gli Inglesi – già subito dopo la Guerra vittoriosa – avevano abbandonato anche Churchill proprio appena lui aveva parlato di Europa unita. Churchill infatti, nel 1946, operando un deciso cambiamento del proprio pensiero, a guerra finita, aveva speso parole nuove per il futuro dell’Europa, uscita devastata e in macerie dalla guerra.

Churchill aveva detto in un famoso discorso, parlando per la prima volta da Europeista convinto: “…Questo nobile continente (…) è la fonte della fede e dell’etica cristiana. È l’origine di gran parte della cultura, delle arti, della filosofia e della scienza dei tempi antichi come di quelli moderni. Se un giorno l’Europa fosse unita nel condividere il proprio comune retaggio, non vi sarebbero limiti alla sua prosperità”.

Noi sappiamo bene come è andata a finire con la BREXIT, che ha infranto la Unità Europea dolorosamente e – lasciatemelo dire – forse dolosamente. Ma stavolta la guerra, quella calcistica, l’ha vinta l’Italia che gli Inglesi – sotto sotto, ma nemmeno troppo velatamente – considerano essenzialmente un prodotto artificiale della politica mondialista dell’Inghilterra ottocentesca. E noi meridionali sappiamo bene che anche questo ha un fondo di verità.

Successivamente però il Regno unito, disunendosi, ha imboccato il viale del tramonto, sulla strada dello splendido isolamento a cui si è poi ispirata la BREXIT voluta dall’attuale Primo Ministro Boris Johnson. Uno scalmanato nano lillipuziano quest’ultimo se messo a confronto con il gigantesco Churchill e anche con il mite e riservato nostro Mattarella.

E così l’Inghilterra ha subito la BREXIT dalla vetta del Calcio Europeo.

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