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La crisi pandemica – economica e la “rivoluzione” costituzionale

by avv. Pasquale Riccio
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La drammatica pandemia e la crisi economica che la stessa comporta ha messo a nudo tutte le contraddizioni del sistema neoliberista applicato nel mondo in questi ultimi 30 anni, colpendo la fragilità degli Stati e dei cittadini, in particolare italiani, già stremati da lunghi anni di austerità e di tagli che hanno distrutto il sociale e la sanità pubblica. La reazione ha dato vita ad uno scenario caotico in cui, singolarmente e talvolta in maniera del tutto contrastante, gli Stati hanno cercato di trovare soluzioni diverse al contenimento del virus.

Nel nostro Paese le strade individuate nella speranza di salvare vite umane e l’economia sono state continuamente modificate alternando periodi di chiusura a periodi di apertura delle attività, creando una serie di disagi non sempre accettati pacificamente.

Alla fine dello scorso anno l’omologazione di alcuni vaccini ha fatto ben sperare nella soluzione del problema pandemico ma, ancora una volta e drammaticamente. ha posto in evidenza la inadeguatezza dei modelli su cui è stata costruita l’economia mondiale e della Comunità Europea che, dopo aver avocato a se l’acquisto dei vaccini per tutti gli Stati membri e aver sostenuto con fondi pubblici la ricerca, nell’ottica economica della politica di questi ultimi anni, ha scommesso sul mercato come unico regolatore della vita collettiva e ne stiamo vivendo le conseguenze: vaccini promessi che non arrivano, preferenze a chi ha acquistato per prima o ha pagato di più, campagna vaccinale che si sposta sempre più avanti nel tempo e, purtroppo, molte altre persone, nel frattempo, perdono e perderanno la vita.

Di fronte al fallimento di questo sistema basato su globalizzazione e privatizzazione di beni e servizi pubblici, occorre avere il coraggio di tornare all’integrale attuazione della Costituzione Repubblicana applicando i principi in essa contenuti: la sovranità del popolo (art.1), i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo che come collettività (art. 2), la partecipazione di tutti all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese (art.3), la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività (art. 32), l’ iniziativa economica privata è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà ed alla dignità umana (art.41), la proprietà privata può essere … espropriata per motivi di interesse generale (art.42). Questa ultima norma, ripresa dagli articoli del codice civile n. 834 (espropriazione per pubblico interesse) e n. 835 (requisizioni) ci da la soluzione del problema pandemico: imporre la liberalizzazione dei brevetti dei vaccini e della produzione in tutti gli Stati anche in previsione delle future esigenze, ponendo un limite allo smodato arricchimento delle multinazionali del farmaco, senza scrupoli, che non rispettano gli impegni di consegne con una lotta tra loro senza esclusione di colpi (es. vicenda AstraZeneca e Johnson&Johnson) per distruggere la concorrenza ed accaparrarsi altre quote di mercato.

L’economia paga quarant’anni di austerità con la distruzione del tessuto sociale e la crescita esponenziale e responsabile di diseguaglianze grazie ad un sistema predatorio in cui vince sempre il più forte, e di errori come la globalizzazione, l’idolatria del denaro e della finanza senza scrupoli, le privatizzazioni delle attività pubbliche, la gestione privata di queste ultime, la disattivazione dei processi produttivi e lo sfruttamento senza limiti dei beni comuni del creato.

La complessità della crisi riguarda, sia pure con aspetti diversi, tutti: imprese, commercianti, artigiani, lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi, famiglie, persone ed in particolare la massa degli invisibili ovvero di coloro  che vivono di attività sommerse o di lavoro nero, con un aspetto in comune: la necessità di finanza per sostituire le entrate dalle attività ferme.

Lo Stato ha affrontato la crisi con interventi di cassa integrazione ordinaria e straordinaria per tutti i lavoratori, garantendo finanziamenti bancari per le attività industriali, commerciali ed artigianali, con ristori, a fondo perduto per partite iva, persone e famiglie; tutti abbondantemente insufficienti ed in netto ritardo nonostante gli aiuti Europei e l’autorizzazione, unanime del Parlamento, per una serie di spostamenti di Bilancio.

Ma per uscirne definitivamente dalla crisi e bene, occorre ritornare alle previsioni Costituzionali, effettuando un rinnovato bilanciamento tra pubblico e privato che non potrà prescindere da un massiccio ritorno alle nazionalizzazioni (in particolare di banche ed aziende di interesse pubblico) per recuperare il senso della solidarietà tra le persone, affidarne la gestione al pubblico in maniera da rispettare l’ambiente e contribuire agli investimenti per il bene comune realizzando la crescita dei cittadini in un paese più equo, più giusto, riducendo le diseguaglianze sociali e riconoscendo a tutti maggiore dignità e libertà.

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