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La guerra per la legalità di Napoli Nord

by Flavio Cioffi

Il tribunale di Napoli nord, costituito nel 2012, ha competenza su un territorio molto vasto, 19 comuni del napoletano – da Marano a Giugliano, da Casoria ad Afragola – e 19 comuni del casertano – da Aversa a Casal di principe, da San Cipriano a Casapesenna, per un totale di un milione di abitanti. Comuni ad alta densità abitativa e soprattutto ad alta densità criminale, passati alla filmografia e alla vulgata giornalistica come le zone di Gomorra, della terra dei fuochi, dei casalesi, ecc. Ma l’illegalità diffusa non è solo l’unico problema di questa vasta area, per quanto riguarda l’amministrazione giudiziaria. Infatti anche il settore della volontaria giurisdizione è particolarmente cresciuto via via con un carico di cause sempre in aumento, e questo per vari motivi come quello delle mancanze dal punto di vista economico e delle problematiche familiari e sociali nei contesti più disagiati. Stessa cosa per le cause di lavoro, in gran numero, perché tra i territori di competenza del tribunale c’è anche un’ampia area industriale. Inoltre, giusto per citare ancora un altro ambito, all’inizio questo tribunale non prevedeva neanche una sezione lavoro, ma semplicemente il distacco di alcuni giudici destinati a trattare procedure di lavoro. Ma poi ci si è resi conto che anche per questo settore era necessaria una organizzazione ad hoc. A esaminare la questione in generale, entrando anche nei particolari per alcuni aspetti, il presidente del Tribunale Elisabetta Garzo, il procuratore capo Francesco Greco, e due giovani dirigenti, Fabio Iappelli e Francesca Lo Jodice. Questi hanno accettato di partecipare a una tavola rotonda richiesta appositamente da “Gente e territorio”, che seguirà spesso il tema della giustizia. E la prima considerazione esternata da Garzo fa già riflettere: «Siamo nati come un piccolo ufficio giudiziario, a carico zero, a differenza per esempio di Nola o Torre Annunziata, ma poi i numeri ci hanno imposto un approccio molto differente. Le previsioni non erano corrette. Questo ufficio giudiziario in prospettiva è destinato a diventare il terzo d’Italia per i numeri e per la mole di lavoro». E aggiunge Greco: «L’errore di prospettiva è stato quello di destinare qui un numero di magistrati, ma non solo, anche di personale amministrativo, assolutamente incongruo». «Il Ministero non ha piena consapevolezza di quello che sono i numeri, che il nostro Tribunale oggi tratta e che in futuro tratterà ancora più aumentati. Discorso diverso per il Csm, molto più conscio della situazione», dice Garzo, suggerendo quanto appunto sia stato importante il ruolo del Consiglio superiore della magistratura, senza il contributo del quale molti passi in avanti non si sarebbero potuti fare. Tanto per fare un esempio: l’ufficio che gestisce le cause di lavoro ha in forza dieci giudici per una sopravvenienza di circa ventimila procedimenti nuovi all’anno. Per la definizione delle procedure siamo intorno alle diciannovemila cause. «I giudici lavorano molto, ma le iscrizioni a ruolo sono sempre notevolissime. Smaltiamo il pregresso ma poi c’è un aumento di sopravvenienza». Questo se guardiamo al particolare, ma se guardiamo al dato generale, i numeri sono ancora più impietosi. L’utenza per esempio del tribunale di Napoli è di 1milione e 300 mila persone, ma a fronte di un numero di giudici più che quadruplo rispetto a quello di Napoli nord, in cui lavorano 30 giudici in Procura e 80 più 1, il Presidente, nel Tribunale – stessi numeri del Tribunale di Firenze, che copre una utenza di molto inferiore. Stesso discorso per il personale amministrativo, che sulla carta arriva a meno di 180 unità in totale per Napoli Nord. Ed entrambi, sia Garzo che Greco, hanno detto di aver chiesto un aumento di unità già da tempo, richiesta ancora non accolta. «Questa pianta organica così bassa rappresenta per noi un problema, ovviamente, assai significativo» dice Garzo, che poi sottolinea: «abbiamo chiesto al Ministero una ispezione, cosa che non fa nessun tribunale, e stiamo ancora aspettando». Una carenza di personale che incide ovviamente sul normale svolgimento delle azioni. Interviene Iappelli: «Non possiamo dare concreta attuazione all’impianto organizzativo del tribunale. Ad esempio è previsto che il giudice penale debba celebrare due udienze monocratiche settimanali, e non è mai stato possibile dare attuazione alla seconda udienza per mancanza oggettiva di personale, e questo è solo un aspetto. Se il cancelliere non c’è, non si può procedere, pena la nullità del processo. Non abbiamo chi materialmente possa sedersi vicino al giudice, e quindi il giudice non può fare udienza, e così da due a settimana ne celebra una».

Un momento dell’intervista

«Stesse difficoltà anche per la Procura», aggiunge Lo Jodice, «noi non siamo in grado di assicurare ad ogni pubblico ministero un assistente o un cancelliere, insomma la necessaria assistenza di personale amministrativo. Tanto che abbiamo dovuto creare delle segreterie centralizzate. Ognuna di queste si deve occupare in media di cinque o sei sostituti con un cancelliere, un assistente, un ausiliario». I problemi sono anche di natura più ordinaria, dall’identificazione al servizio di front office, che possono avere ricadute enormi sull’utenza ma anche appunto su chi deve gestire. Insomma, «una situazione incongrua e senza uguali» sintetizza Greco. «Basterebbe una ventina di unità in più per procedere più spediti e con minori difficoltà» dice Garzo. Eppure, benché la mole enorme di lavoro ci sia, nessuno in nessun ruolo ne è spaventato a Napoli nord, però non si può negare la preoccupazione di Garzo e Greco che poi alla fine i numeri possano prendere il sopravvento se il Ministero non si dà da fare. «Noi» dicono entrambi, con l’assenso dei giovani dirigenti, «non ci lasciamo intimorire e lavoriamo senza risparmio». È anche così che si dà una lezione di legalità, democrazia, dignità. Tra le vittorie più importanti del Tribunale, una di quelle che ha fatto più scalpore è stata la vicenda di Tiziana Cantone, che ha avuto anche particolare rilevanza mediatica, sia per l’aspetto penale che per quello civile, per le richieste di interdizione della pubblicazione delle immagini, affrontato per primo dai giudici di Napoli nord, che per le richieste di risarcimento danni avanzate dalla madre. «Infatti ormai veniamo richiamati un po’ dappertutto come giurisprudenza in merito» dice Garzo. Ma vicenda ancora più drammatica è stata quella dell’omicidio della piccola Fortuna Loffredo. E la sala protetta degli incidenti probatori utilizzata per la prima volta per le piccole amichette di Fortuna, tra cui una di tre anni, è quella fotografata in questa pagina.

Una stanza con un presidio tecnico davvero all’avanguardia, ottenuta e messa su poi in poco tempo («nel giro di qualche mese» ricorda Iappelli) anche per la forte attenzione mediatica – sala in cui gli stessi giocattoli e i pupazzi sono stati portati dal personale del tribunale. È un luogo voluto per mettere a proprio agio le bambine ascoltate, per una esigenza di giustizia, e che è un vanto per la Procura, visto che ha esaltato da una parte il rispetto massimo per l’integrità psichica dei giovanissimi bimbi seguiti grazie anche all’aiuto di un team di psicologi, e dall’altra ha dimostrato quanto si possa e si debba essere delicati in certe situazioni. «Il riscontro è stato una condanna all’ergastolo in tempi brevi» dice Greco.

 

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