fbpx
Home Ambiente L’acqua in Campania: due domande a Fulvio Bonavitacola

L’acqua in Campania: due domande a Fulvio Bonavitacola

by Flavio Cioffi
0 comment

Si è tenuto ieri, all’Hotel Excelsior di Napoli, l’incontro organizzato dalla francese Suez dal titolo “La Campania al passo con l’Europa: Modernizzazione & Depurazione delle acque. Il modello di Cuma e Napoli Nord”. Ci si riferisce ai due impianti di depurazione comprensoriale il cui adeguamento e gestione provvisoria sono stati affidati in appalto dalla Regione Campania alla Suez, impresa del settore tra le più importanti a livello internazionale. I lavori sono praticamente finiti, gli impianti sono performanti e si registrano già i primi risultati positivi sull’ambiente.

Presenti, oltre ai dirigenti di Suez padroni di casa: il vicepresidente e assessore regionale all’ambiente, Fulvio Bonavitacola; il DG dell’Ente Idrico Campano, Vincenzo Belgiorno; Paolo Massarotti, custode giudiziario, e Stefano Sorvino, DG dell’Arpac.

Ebbene, in un clima generale di deciso autocompiacimento (della serie: come siamo bravi), è emerso che non è cambiato niente. Ma proprio niente. A cominciare dal ricco parterre di addetti ai lavori, sempre gli stessi da oltre trent’anni (compreso chi scrive), a dimostrazione di quanto siano consolidati gli specifici interessi. Per proseguire con la Suez che, come tutte le imprese che l’hanno preceduta nei continui interventi di adeguamento degli impianti di depurazione, cerca di accreditarsi come gestore di lungo periodo degli stessi. Per finire con i vari relatori, sulla scena da svariati lustri, tutti impegnati a sottolineare l’importanza del ruolo dell’Ente che rappresentano.

Per Belgiorno, oggi ci sono gli elementi conoscitivi per procedere all’applicazione del Piano d’ambito. Massarotti esalta il ruolo della magistratura, senza la quale nulla si sarebbe fatto. Sorvino ha descritto come vengono eseguiti i controlli. Si è parlato di Cassa per il Mezzogiorno, di Hydrogest, di Grande Progetto Sarno. Sono stati persino tirati in ballo i Borbone. Come dicevo, non è cambiato niente.

Bonavitacola, come di consueto, è stato molto diretto nella sua interessante analisi che proviamo a sintetizzare. La Regione si è ispirata al lavoro della Cassa per il Mezzogiorno, che va completato. Il Grande Progetto Sarno non conteneva nulla che riguardasse la depurazione, ma si occupava solo della difesa idraulica. L’impianto di depurazione di Foce Sarno, a Castellammare, è sottodimensionato perché non è ancora completo il sistema di collettamento. Ma noi sappiamo quello che dobbiamo fare. Lancio lo slogan del federalismo ambientale, il nostro scopo è quello di essere autonomi nell’approvvigionamento idrico e nell’intero ciclo dell’acqua. La vicenda Hydrogest è finita male perché non poteva finire diversamente: un progetto di finanza basato su servizi remunerati da tariffe regolate a monte dalle autorità amministrative non funziona. Do un giudizio fortemente negativo sulla gestione del Pnrr. Anche questa elemosina del 40% è un falso, finché non ci saranno i soggetti attuatori e non si avrà l’elenco degli interventi. Ma la UE ha attribuito le risorse in base a tre criteri: popolazione, tasso di disoccupazione e reddito pro capite. Quanto più stai male tanto più hai i soldi. Poi quando i soldi arrivano a Roma di questi 3 criteri non si ha più traccia. Se li applicassimo, il Mezzogiorno avrebbe il 65/70%. Dicono che non siamo in grado di spendere i soldi, però abbiamo realizzato l’impianto di trattamento dei rifiuti a Caivano in tre anni e mezzo e le universiadi in pochi mesi. E potrei andare avanti. Un altro Sud non solo è possibile, ma c’è già ed è la Campania. Ma non viene raccontato. Ricordate la vicenda della manutenzione dell’inceneritore di Acerra? Sarà una tragedia, fu detto. Dopodiché, nessuno si è accorto che lo abbiamo tenuto chiuso 45 giorni e nessuno ne ha parlato più.

Chiedendo anticipatamente venia a Bonavitacola se, nell’eccesso di sintesi, abbiamo omesso qualcosa, gli proponiamo qualche domanda.

  1. Il fatto che tutte le amministrazioni regionali dalla fine degli anni ’70 si propongano di completare la programmazione della Cassa per il Mezzogiorno, non denota una carenza di capacità pianificatoria?
  2. Il Grande Progetto Sarno, cancellato, non è stato sostanzialmente riproposto semplicemente con alcune integrazioni?
  3. Il mancato completamento della rete di collettamento al depuratore di Foce Sarno, a chi va ascritto?
  4. Sarebbe davvero utile il federalismo ambientale?
  5. Bastano gli esempi di Caivano e delle Universiadi per dire che la Campania rappresenta un altro Sud?

P.S. Sulla Hydrogest ha perfettamente ragione. Sull’inceneritore di Acerra spero ricorderà che questo giornale gli presentò pubbliche scuse in un apposito articolo.