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L’Arpac al Green Symposium Napoli 2021

by Redazione

Nella meravigliosa cornice del Museo Ferroviario di Pietrarsa, a Portici, si svolge il Green Symposium Napoli 2021 – Insieme per una Sud Economy circolare. Nella giornata di ieri, 16 settembre, si è discusso della “Transizione ecologica. Il cambiamento che (OC)corre”, anche con una sessione dedicata a “I controlli ambientali: un’opportunità per il nostro Paese”. Ad aprire i lavori l’intervento del Direttore Generale dell’Arpa Campania, Stefano Sorvino.

L’evento è integralmente coperto da altri organi d’informazione, tra cui quelli diretti dell’Arpac, ai quali vi rimandiamo per ascoltare tutti i vari interventi. Noi, però, abbiamo voluto porre qualche domanda al DG Sorvino.

Come valuta questo convegno?

Un’occasione importante per fare il punto su varie tematiche di interesse ambientale nella stagione della transizione ecologica. In particolare, mi trovo ad intervenire in una sessione dedicata al tema dei sistemi dei controlli ambientali che rappresenta l’attività più impegnativa e delicata dell’Arpac. I controlli su tutte le attività che hanno un potenziale effetto inquinante è una funzione essenziale, da svolgersi anche perseguendo l’obiettivo della massima collaborazione con gli attori coinvolti, che non sono necessariamente controparti.

Ma l’Arpac non esegue solo controlli.

No. I controlli rappresentano il nocciolo duro delle nostre attività, ma accanto ai controlli ci sono i monitoraggi, le attività per i pareri ambientali e i procedimenti autorizzatori, il supporto tecnico consultivo, le politiche di educazione e di sensibilizzazione ambientale e, naturalmente, c’è la ricerca di un clima collaborativo che è sempre propedeutico alla realizzazione e al conseguimento di migliori risultati.

Clima collaborativo che esiste già con il SNPA.

Certo, perché le Agenzie ambientali non sono delle monadi isolate in ambito regionale, ma fanno parte di un sistema nazionale che ha obiettivi comuni, linee guida di riferimento e che deve perseguire l’attuazione dei Lepta, che sono i livelli essenziali delle prestazioni di tutela ambientale.

Di cosa avrebbe bisogno L’Arpac per operare al meglio?

Fermo restando il nostro massimo impegno all’attualità nelle attività di istituto, nella loro più vasta accezione, c’è la esigenza, da rivolgere in primis all’Ente sovraordinato che è la Regione ma a tutte le altre componenti istituzionali del sistema, di contribuire al rafforzamento anche strutturale dell’Agenzia. Della sua organizzazione tecnica, dei suoi strumenti e delle sue risorse per svolgere compiti di sempre crescente impegno, che andranno anche a moltiplicarsi nella prospettiva ormai prossima della transizione ecologica di cui al Pnrr.

Ma comunque il personale dell’Arpac si fa in quattro.

Il personale si fa in quattro e gli va data una menzione di merito. In particolare al personale tecnico dell’Agenzia che, nella stragrande maggioranza dei casi, opera con impegno, con passione, talvolta con abnegazione, in situazioni anche impegnative e spesso di stress da sovraccarico lavorativo, tuttavia riuscendo quasi sempre a dare le risposte utili e necessarie.  Ovviamente, come detto, occorre adeguare le strutture. Troppo spesso si finanziano meritoriamente attività, opere, progetti e interventi ma bisogna badare al rafforzamento degli strumenti dei soggetti attuatori.

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