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LE CITAZIONI: Labatut, la singolarità di Schwarzschild

by Ernesto Scelza
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Benjamín Labatut, scrittore cileno nato a Rotterdam, in un singolare e appassionante libro, attraverso una fitta serie di racconti, ricostruisce alcune scene che hanno deciso la nascita della scienza moderna. Quello da cui è tratto il brano citato ha per titolo “La singolarità di Schwarzschild”.

«Il 24 dicembre del 1915, mentre prendeva il tè nel suo appartamento di Berlino, Albert Einstein ricevette una busta inviata dalle trincee della prima guerra mondiale. La busta aveva attraversato un continente in fiamme; era sporca, stropicciata e coperta di fango. Un angolo era stato strappato via, e il nome del mittente era nascosto da una macchia di sangue. Einstein la prese con i guanti e l’aprì con un coltello. La lettera conteneva l’ultima scintilla di un genio: Karl Schwarzschild, astronomo, fisico, matematico e tenente dell’esercito tedesco.

“Come può vedere, nonostante gli intensi combattimenti, la guerra è stata sufficientemente buona con me da permettermi di fuggire da tutto e fare questa breve incursione nel paese delle sue idee”. Così si chiudeva la lettera che Einstein lesse stupefatto, non perché uno degli scienziati più rispettati della Germania fosse al comando di un’unità di artiglieria sul fronte russo, e nemmeno per le raccomandazioni criptiche dell’amico su una prossima catastrofe, ma per quello che era scritto sul retro: in una grafia talmente minuscola che Einstein dovette usare una lente d’ingrandimento per decifrarla, Schwarzschild gli aveva inviato la prima soluzione esatta alle equazioni della teoria della relatività generale. La lesse più volte. Quanto tempo era passato dalla pubblicazione della sua teoria? Un mese? Meno di un mese? Era impossibile che Schwarzschild avesse risolto equazioni tanto complesse in così poco tempo, quando persino lui, che le aveva inventate, non era riuscito a trovare che soluzioni approssimative. Quella di Schwarzschild era esatta: descriveva perfettamente il modo in cui la massa di una stella deforma lo spazio e il tempo circostanti. Einstein non riusciva a credere di avere fra le mani la soluzione. Sapeva che quei risultati sarebbero stati determinanti per risvegliare l’interesse della comunità scientifica verso la sua teoria, che fino a quel momento aveva suscitato ben poco entusiasmo, in gran parte per via della sua complessità. Ormai si era rassegnato all’idea che nessuno sarebbe stato in grado di risolvere le sue equazioni in modo soddisfacente, almeno finché lui fosse stato in vita. Che Schwarzschild ci fosse riuscito tra colpi di mortaio e nubi di gas tossico era un vero miracolo: “Non avrei mai immaginato che qualcuno potesse formulare la soluzione al problema tanto facilmente!” rispose a Schwarzschild non appena tornò in sé, promettendogli che avrebbe presentato il suo lavoro all’Accademia il prima possibile. Non sapeva che stava scrivendo a un uomo morto.»

Benjamín Labatut, Quando abbiamo smesso di capire il mondo.