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L’Italia migrante sembra aver dimenticato la sua storia

Per una grande iniziativa nazionale

by Giovanni Squame
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L’Italia, paese di migranti, sembra non avere più memoria della sua storia. Migrazione interna dal Sud, contadino e pastorizio, al Nord in via di industrializzazione, e migrazione verso i paesi del centro e del nord europeo. Soprattutto paese di migranti verso le Americhe del Sud, Argentina e Brasile, gli Stati Uniti al Nord, e verso l’Australia, con il carico di problemi che questo desiderio di vita migliore si porta dietro: affetti familiari, distacco dalla terra natia e della prima infanzia. E sembra dimentichi, il popolo italiano, le sofferenze di questi distacchi, l’ulteriore colpo allo sviluppo del paese, la perdita di mano d’opera operaia per l’industria e per l’agricoltura, quella del Sud già priva di moderni macchinari e di opportune specializzazioni. Un popolo di migranti, gli italiani, che ha fondato comunità solidali nei paesi di accoglienza, mettendo lavoro, professionalità, competenze a disposizione del paese ospitante.

Questa memoria non è più parte della storia novecentesca del paese? Sull’altare discriminatorio del diverso di cui sospettare, le nostre storie di disagio, di povertà, di emigrazione sono bandite dal linguaggio tutto teso alla discriminazione verso l’immigrato africano e mediorientale in cerca, anche da noi oltre che negli altri paesi europei, di occasioni di lavoro per stabilizzare la propria vita e dare ai figli un futuro migliore.

L’Italia è il paese per eccellenza del cattolicesimo mondiale. Sul proprio suolo risiede la massima autorità religiosa del mondo cristiano, il Papa. E’ possibile che gli italiani invece di accendere il cuore all’accoglienza, alla solidarietà, invece di vestire i panni del buon samaritano, si sono lasciati irretire dal pragmatismo moderno del profitto, del denaro, della ricchezza, emarginando i valori della carità, del bene comune? E lascia spazio ai teorici del respingimento. Peggio, dell’odio verso il diverso, richiamando i tempi più bui del secolo scorso.

Tranne la Chiesa, con l’autorevole voce del Papa, in Italia non ci sono altre voci che assecondino gli appelli papali, che lavorino con spirito solidale? La sinistra italiana sembra timida e preoccupata di perdere consensi. Ed invece di rintanarsi in un silenzio imbarazzante, dovrebbe lanciare nel paese un grande dibattito su cosa dovrà e potrà essere l’Italia del prossimo futuro. Una grande iniziativa nazionale con gli intellettuali, l’Associazionismo volontario, quello organizzato, le organizzazioni sindacali, rappresentanze operaie delle grandi fabbriche, i protagonisti della trasformazione del paese con l’AI, i moderni operai del nuovo tecnologico che avanza. Cosa pensa la sinistra del proprio paese non dismettendo i suoi valori caratterizzanti e rimotivandoli con l’intreccio delle nuove tecnologie. Come pensa l’accoglienza, considerata l’immigrazione un dato ormai endemico. Uno straordinario lavoro di rigenerazione della sinistra che non può avvenire nelle chiuse stanze romane, ma in un generale confronto in tutto il paese con un appuntamento finale nella capitale per ridefinire i nuovi caratteri della sinistra le cui fondamenta restano salde nei valori che l’hanno affermata fin dal lontano Ottocento. Rigenerata dalla moderna tecnologia e sempre più aperta al mondo, alla solidarietà, al modernismo includente. Non contrastare la nuova Italia, ma accompagnarla nella crescita nel quadro dei valori che una nuova sinistra, moderna e comunque solidale, può offrire ad un paese che non vuole spegnersi solo nel lavoro tecnologico ma anche esaltare le culture solidaristiche dei secoli scorsi.

 

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