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Macché ritorno al passato

by Luigi Gravagnuolo

Neanche è finito lo spoglio delle regionali in Sardegna che già si elevano peana alla fine dell’anomalia ideologica. L’Italia sta tornando negli schemi destra-sinistra che ci hanno orientati negli ultimi trent’anni. Evviva evviva!

Prima facie le cose stanno proprio così. Il Movimento 5 Stelle nell’isola dei nuraghi si è dileguato, scendendo come lista sotto il 10%, e la Lega di superman Salvini ha ottenuto uno stratosferico 11,5%. Il governo gialloverde quindi, nella declinazione sarda, non è andato oltre il 22% dei voti! Né è andata meglio al P.D. (13,4%), o a Forza Italia (7,7%), o a Fratelli d’Italia, che non si schioda dal suo 4-5% dei voti.

Il sistema elettorale sardo però premiava le coalizioni e su questo terreno è eclatante il successo del Centrodestra, vicino al 50%, così come è ragguardevole la tenuta del Centrosinistra, al 33%.  In verità il risultato è stato determinato dal Partito sardo d’Azione, tradizionalmente alleato del centrosinistra ed in questa tornata alleato del centrodestra, che ha candidato il suo leader Christian Solinas a governatore. Togli il 10% circa del PSd’A al centrodestra e mettilo al centrosinistra ed hai il centrodestra al 38% ed il centrosinistra al 43%. Cionondimeno i leader dei due schieramenti all’unisono hanno inneggiato al ritorno al bipolarismo. E i fiumi di inchiostro versati da un quinquennio a questa parte per spiegarci le ragioni della fine del bipolarismo destra-sinistra? E le analisi sociologiche sulla perfida globalizzazione che tutto omologa e sui sovranismi quali virtuosa risposta difensiva rispetto al moloch mondialista? Avevamo scherzato?

Si ha l’impressione che i commentatori politici italiani stiano prendendo esempio da quelli sportivi. La squadra vince tre partire di seguito ed è invincibile, il suo allenatore un maestro, la società un modello di gestione. Ne perde una e la rosa ha limiti evidenti, l’allenatore può andare a zappare, la società è priva di strategia. Ma un po’ di equilibrio no?

La verità è che le analisi sulla fine del bipolarismo tardo novecentesco erano e sono corrette e che la risposta alle problematiche dei nostri tempi non ce l’hanno né la destra liberista, né la sinistra solidarista. E non l’ha trovata neanche l’eclettismo pentastellato. La crisi è maledettamente seria, la ricetta buona non ce l’ha nessuno.

Andiamo oltre la Sardegna e prendiamo i temi nodali sul tappeto. L’Europa, trovate sintonia tra le posizioni nazional-protezioniste di Salvini e di Meloni e l’europeismo spinto di Berlusconi e Tajani? E tra la critica socialista all’Europa delle banche e delle burocrazie e l’europeismo di Della Vedova, della Bonino, di Calenda e di buona parte del PD? Sugli immigrati una maggiore sintonia interna ai due schieramenti c’è, pur con qualche distinguo, ma sulla sicurezza casca di nuovo l’asino. Che credibilità può avere un Ministro dell’Interno che si vanta del suo Decreto Sicurezza, che reintroduce nel nostro ordinamento la pena a dodici anni di carcere per chi fa dei blocchi stradali, e che poi va a chiedere i voti ai pastori sardi che li praticano tutti i giorni, non senza frequenti episodi di violenza? O del Vicecapo del Governo che in Italia introduce queste norme e che corre in Francia a perorare un’alleanza con i gilet gialli, autori finora di sei omicidi durante i blocchi stradali? Ed a sinistra lo scontro tra chi fa propri i temi della sicurezza e chi la butta, come da vecchia tradizione, in sociologia non è da meno. Ed ancora, sulla progressiva disgregazione del nostro stato unitario postrisorgimentale trovate condivisioni interne ai due schieramenti?

Insomma, si acquietino pure gli angosciati dalla fine del Novecento e sognino che il peggio è passato. Tra non molto – due mesi, un anno, due… – sbatteranno di nuovo contro la realtà e dovranno tornare a strizzare i propri cervelli per trovare il bandolo della matassa.

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