fbpx
Home Scuola Nuovo anno scolastico

Nuovo anno scolastico

by Piera De Prosperis

Sono alcuni anni, ormai, che il mese di settembre non significa più, per me, levatacce mattutine, organizzazione di incontri di dipartimento, discussioni infinite su programmazione e test di ingresso. Tuttavia, il mese di settembre continua ad essere, per me, l’inizio di un nuovo anno, seppure non scolastico. Sono forse rimasta all’epoca della Rivoluzione francese quando l’anno terminava a cavallo del mese di settembre, fino al 16 o 17 di settembre si era nel mese di Fruttidoro, vi erano poi cinque giorni detti “Sanculottidi” (sei negli anni bisestili), infine, dal 22 settembre alla fine del mese si cadeva nel primo mese del calendario rivoluzionario, Vendemmiaio? Non penso di essere così antiquata, tuttavia il ritorno dall’estate segna, comunque, un inizio. Non da insegnante, anche se con il pensiero rivolto a coloro che svolgono, adesso, questa attività.

Riflettendo a freddo sul mestiere di pedagogo, mi rendo conto che esso è il più difficile e il più impegnativo, se si vogliono traghettare adolescenti in fieri verso la consapevolezza di sé e dei propri interessi. Docenti capaci non tanto di riempire la testa di nozioni, quanto di appassionare i ragazzi esistono, ma ne esistono anche tanti ben contenti di avere una classe tranquilla e silenziosa, magari distratta da cellulari utilizzati sotto banco ma che consenta di portare a termine la lezione o di interrogare senza fastidi. Meglio anzi se qualcuno esce dalla classe, meglio se si fa venire a prendere in anticipo o non viene proprio, tanto lo stipendio è assicurato.

Quella dell’insegnante è, invece, una missione spesso mal retribuita e scarsamente considerata tra i lavori appetibili. La scuola per essere buona deve essere il luogo dell’incontro/scontro tra generazioni, la palestra in cui i conflitti insegnano a vivere. Il sapere che diventa scolastico è un sapere morto, privo di desiderio, chiuso all’incontro. …La scuola dovrebbe essere un antidoto laico nei confronti di ogni scolastica, il che significa non fare mai del libro la foglia morta di un erbario impolverato, ma insistere sulla somiglianza profonda che lega il libro al mondo. (M. Recalcati, la scuola insegni che la vita è nei libri, La Repubblica 10 settembre 2018). I docenti non devono temere ma cercare lo scontro, se questo significa confronto e sana discussione. Provocare i ragazzi sui temi caldi dell’attualità è un dovere, perché su questi bisognerà porre domande e far nascere maieuticamente delle risposte.

Cosa augurare ai miei ex colleghi per un nuovo inizio. Che ci sia per tutti un Vendemmiaio, ricco di frutti da cogliere una volta maturi, in cui non aver paura di cadere dalla scala della raccolta dell’uva perché il rischio vale la candela. Sarà un anno difficile, nuvoloni si addensano sulla società italiana, ma la buona Scuola, quando è tale, mostra l’altra faccia del mondo, lo interpreta e dà gli strumenti contro qualunque demagogia.

di Piera De Prosperis

0 comment