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Piccola rivoluzione in Arpac

by Lucia Severino

L’Arpac, l’Agenzia regionale per l’ambiente della Campania, sconta da tempo una ormai cronica carenza di personale. Gli addetti di comparto e le unità dirigenziali tecniche faticano a far fronte agli accresciuti carichi di lavoro. Accresciuti non solo per via dell’attuale normativa di settore e per la complessità ambientale del territorio campano, ma anche per il rinnovato impegno profuso da tutta la struttura. Anche oltre i confini regionali.

E’ di pochi giorni fa, per esempio, l’incontro fra i direttori generali dell’Arpa Campania e dell’Arpa Basilicata per discutere sulle prospettive di collaborazione tra le due Agenzie. Oltre al monitoraggio ambientale delle acque costiere del litorale lucano-tirrenico (precedentemente svolto dall’Arpac a supporto dell’Agenzia lucana) e la rilevazione delle diossine nei terreni (il laboratorio diossine Arpac agisce a supporto dell’Arpa Basilicata), si è discusso di monitoraggio della qualità dell’aria nei centri urbani e della possibilità di applicare il modello sviluppato in Campania per la cosiddetta “Terra dei fuochi”.

E’ quindi necessario razionalizzare l’assetto dell’Arpac per ottimizzarne le risorse e l’efficienza. Con questo obiettivo, dando attuazione al nuovo Regolamento interno del 2019, lo scorso 21 dicembre sono state azzerate le strutture preesistenti e deliberati 38 incarichi dirigenziali di strutture semplici. Una rotazione di oltre la metà dei dirigenti delle strutture centrali e periferiche. Un ricambio tra le risorse interne e tra le diverse componenti dell’Agenzia, anche accorpando alcune strutture della Direzione regionale e dei Dipartimenti provinciali.

Ciononostante, restano scoperte molte unità dirigenziali tecniche. Bisognerà ricorrere ai programmati concorsi per reclutare ben 12 dirigenti di cui 10 tecnici (ambientali, chimici, biologi, etc.). E ancora non basterà. Sia a causa dei numerosi pensionamenti, sia per le carenze strutturali di organico alle quali non si potrà fare fronte se la Regione non provvederà ai necessari stanziamenti.

Al riguardo, il direttore generale Stefano Sorvino ha dichiarato che “l’Agenzia ambientale campana sconta storiche lacune, in quanto a dotazione di personale. Al momento proseguiamo con una equilibrata gestione delle professionalità disponibili, che costituiscono un patrimonio di considerevole valore, grazie anche all’esperienza acquisita in questi anni in uno scenario, quello campano, particolarmente impegnativo sul fronte della tutela ambientale. La questione dell’iniezione di nuove risorse, tuttavia, è attuale ed è stata già affrontata negli atti di programmazione, oltre che già avviata nelle modalità al momento praticabili, ad esempio attraverso procedure di mobilità”.

E’ difficile proteggere l’ambiente limitandosi a chiedere alle persone di adottare comportamenti corretti. Necessari, per carità, ma non sufficienti se non si investe nelle strutture di tutela.

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