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Referendum. Parlamento a cottimo

by Gianluca Volpe

A poco più di 20 giorni dall’Election Day del 20 e 21 Settembre prossimi, oltre al normale dibattito politico tra i contendenti le cariche elettive (lì dove saranno rinnovati gli organi amministrativi) “di tanto in tanto” si leggono o si ascoltano in radio e in Tv differenti considerazioni riguardo il voto che “tutti” gli elettori dovranno esprimere per il Referendum Costituzionale. Sarà la maggioranza dei votanti a decidere di confermare (votando “SI”) o no (votando appunto “NO”) il taglio dei parlamentari; riducendo da 630 a 400 il numero dei deputati e da 315 a 200 il numero dei senatori.

Tralasciando il fatto che si è arrivati ad un referendum confermativo in quanto è mancata la maggioranza qualificata dei due terzi alla seconda approvazione in Senato e, pertanto, dopo l’approvazione con maggioranza qualificata alla Camera non si è potuto procedere direttamente alla promulgazione, adesso tocca al popolo esprimersi e recarsi alle urne per dare un taglio al nostro Parlamento.

Per fare qualche banale considerazione in termini economici, occorre sapere che ogni deputato costa circa 230.000 euro l’anno, mentre ogni senatore circa 250.000 euro. Il taglio che si andrebbe a fare, farebbe risparmiare ai cittadini, più di 80 milioni di euro l’anno, che per un’intera legislatura varrebbero più di 400 milioni di euro. Qualcuno direbbe che sono cifre irrisorie che non valgono neanche il cinque per mille della spesa pubblica del nostro Paese ma, francamente, a nostro modesto parere, sono comunque “un sacco di soldi”. Se poi vogliamo considerare che la ricostruzione del ponte di Genova, giusto per fare un esempio, “vicino” anche in termini temporali, è costato poco più di 200 milioni di euro, e che con poche decine di milioni di euro la stragrande maggioranza dei Comuni italiani potrebbero essere messi a nuovo; oppure che con qualche milione di euro si potrebbero costruire nuove scuole e nuovi ospedali; questo cinque per mille appare una cifra sempre più grande.

Sicuramente, però, occorre anche considerare che, nel caso vincessi il “SI”, gli italiani si dovranno accontentare di soli 600 parlamentari tra deputati e senatori che lavorano ogni giorno in Parlamento per fare le loro proposte; elaborare nuove leggi; discutere ed approvare in tempi brevi normative che migliorano sempre più la vita di noi tutti cittadini. Non sarebbe il caso, a questo punto, di fare in modo che siano sempre tutti, e ogni giorno al lavoro?

Magari fra un’altra settantina d’anni voteremo ad un referendum confermativo che prevede lavoro a cottimo per i Parlamentari; chi sa!

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