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Roma REgeneration, la scomparsa dell’urbanistica

a che titolo si occupano del futuro di Roma?

by Alessandro Bianchi
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Ho avuto occasione di leggere un interessante articolo dal titolo Roma Regeneration: l’insostenibile leggerezza dell’estrattivismo urbano, dal quale ho tratto l’ennesima conferma di un fatto del quale sono da tempo convinto: nel nostro Paese l’urbanistica è scomparsa.

Parlo di quella disciplina nata nella seconda metà dell’800 con l’obiettivo di contrastare le più deleterie conseguenze della Rivoluzione Industriale, basata su un solido e inequivoco fondamento: “pensare-pianificare-progettare-costruire-gestire le città nell’interesse dei cittadini”. Questo era e resta in linea di principio il diritto-dovere di chi pratica l’urbanistica e ogni posizione diversa è un travisamento di quel principio, il che è quanto sta avvenendo ormai da molto tempo nel nostro Paese e le tracce sono evidenti nella perdita di qualità delle città.

Non mi sfugge che il discorso è ampio e complesso e non sono consentite facili generalizzazioni dato che è indubbio che vi siano esempi del contrario, vale a dire di pratiche urbanistiche che possiamo considerare “virtuose, ma è altrettanto indubbio che si tratta di singolarità perchè nella stragrande maggioranza dei casi le scelte urbanistiche sono determinate dalla poderosa spinta da parte del connubio tra rendita fondiaria, speculazione edilizia e capitale finanziario.

Già sessanta anni fa Campos Venuti lo aveva definito un “oligopolio collusivo (Amministrare l’urbanistica, 1967) ma oggi quella collusione non è più necessaria perché le tre componenti sono presenti all’interno di un unico soggetto – il promotore immobiliare – che fa pesare sulla città tutto il potenziale del suo plurimiliardario capitale finanziario, certamente non in direzione degli interessi dei cittadini.

Vi è, poi, un secondo aspetto da considerare ed è che la scomparsa di cui stiamo parlando ha la sua evidenza più eclatante nelle grandi città.

Potremmo parlare di Milano, ma è meglio evitare per non rimanere impelagati nelle vicende giudiziarie in corso, anche se il senso di quanto accaduto è molto facile da capire. E potremmo parlare anche di Napoli, ma è meglio soprassedere fino a che non si sarà dissolta la cortina fumogena che protegge le barche da corsa dai problemi della fabbrica Italsider di Bagnoli dismessa e abbandonata da oltre trent’anni, del bradisismo dei Campi Flegrei che coinvolge 500.000 persone e dello sconcertante progetto vincitore del concorso bandito da Invitalia “Balneolis e la nuova stagione felice”.

Mi limito allora a parlare di Roma, che è l’oggetto dell’articolo da cui ho preso le mosse, che presenta e documenta una serie di circostanze che fanno capire chiaramente quello che sta avvenendo: sta avvenendo che la politica urbanistica non la fanno più le amministrazioni pubbliche – i Comuni in primo luogo – ma per l’appunto i promotori immobiliari.

Il caso di specie è il concorso di idee “Roma REgeneration: una visione per Roma” ed è certamente il più appropriato a sostegno della tesi della scomparsa dell’urbanistica. Intendo dire che a Roma ci sono da tempo numerosi casi eclatanti di cui parlare – la Fiera di Roma, i Mercati Generali, le Caserme Guido Reni – ma si tratta di interventi puntuali, sulla cui correttezza si può discutere perché sono pieni di errori, ma pur sempre interventi puntuali.

Nel caso della “Vision of Rome” parliamo di altro, parliamo della riflessione sulla città di Roma e della proposta di come debba essere la sua struttura e la sua forma in una prospettiva futura di lungo periodo, da qui a venticinque anni. 

Si tratta con ogni evidenza di scelte di politica urbanistica e, più in generale, di governo del territorio, ragione per cui dobbiamo chiederci: a chi competono queste scelte? chi ha il diritto-dovere di assumerle in nome e per conto dei cittadini?

La risposta è ovvia, compete all’amministrazione comunale ed ai suoi organi: il Sindaco, la Giunta, il Consiglio. Ma a Roma non è così, a Roma le scelte urbanistiche le fa la “Fondazione Roma REgeneration” costituita nel 2023 da tre gruppi di immobiliaristi: DeA Capital Real Estate SGR, Investire SGR e Fabrica Immobiliare SGR.

Gli Autori dell’articolo presentano una puntuale disamina di questi tre gruppi che, naturalmente, hanno alle spalle storie controverse anche nei rapporti con il Comune. In particolare “Fabrica Immobiliare SGR” fa capo all’onnipresente protagonista delle vicende urbanistiche ed edilizie di Roma, il ben noto Gruppo Caltagirone.

Ma attenzione, il nodo della questione non è se questi sono gruppi di speculatori o di benefattori; il nodo è a che titolo si occupano del futuro di Roma e degli interventi da attuare per costruire quel futuro.

Qualche Istituzione pubblica o qualche grande associazione rappresentativa dei cittadini romani ha chiesto loro di farlo? Se così fosse si potrebbe trattare di una libera proposta di cui valutare il livello di consenso. Ma se nessuna di queste circostanze si è verificata – e così è – si tratta di una indebita ingerenza in atti che appartengono esclusivamente al Comune di Roma che, per parte sua, non può sottrarsi dal fare chiarezza sulle posizioni finora tenute e sulle intenzioni future.

E allora:

  • spieghi per quale motivo ha concesso il patrocinio all’iniziativa del concorso. Se – come deve essere per un patrocinio – l’ha considerata di interesse per la comunità cittadina, faccia sapere in base a quali valutazioni;
  • esamini, poi, attentamente i contenuti emersi dalla conclusione della prima fase del concorso e dica se condivide quanto viene ipotizzato per il futuro di Roma, perché se non c’è condivisione il concorso va confinato nella libera iniziativa di un soggetto privato, senza alcun coinvolgimento del Comune.
  • infine, se dovesse condividere in tutto o in parte i contenuti del concorso e intendesse farli propri, allora attivi le procedure previste dalla normativa vigente, perché non c’è dubbio che sarebbe necessario deliberare una variante urbanistica di portata generale.

Se questa fosse la scelta del Comune di Roma sarebbe un fatto di straordinaria importanza, perché vorrebbe dire mettere in campo “un’idea di Roma”, come diceva quasi cinquanta anni fa il Sindaco Argan (Argan, 1979).

Un’idea che deve scaturire in esito ad un percorso di ripensamento della città – che oggi è molto diversa da quella fissata nel PRG del 2008 – avviato dal Comune e discusso strada facendo con i suoi diretti interlocutori: gli studiosi, i tecnici, gli imprenditori, i cittadini. Questo è il percorso virtuoso da avviare se si vuole contribuire a far “ri-comparire” l’urbanistica nei processi di governo della città.

Quanto agli investitori immobiliari, se lo vorranno, potranno prendere parte a questo processo, certamente non esserne alla guida che non è compito loro.

 

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