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by Lucia Severino

Il confronto sul futuro del Comune di Napoli è in pieno svolgimento. Inteso, però, come dibattito sulla scelta dei prossimi candidati sindaco e non sull’idea di città da proporre agli elettori. In un contesto politico dilaniato, a destra come a sinistra, si sta giocando una partita di potere interna agli schieramenti ed ai partiti, ma nessuno avanza un’analisi concreta della situazione attuale. Che la si giudichi bella o brutta, non si dice ai napoletani come ci si è arrivati e perché né quali obiettivi si vogliono raggiungere e in che modo. Aldilà dei proclami, sempre gli stessi da decenni, sembra mancare una vera prospettiva politica.

Non è colpa di nessuno, attenzione. Sono le situazioni a fare gli uomini e non viceversa. E di questi tempi, con i partiti incapaci di fare sintesi e dettare la strategia sia a livello nazionale che locale e la cosiddetta società civile che insegue come sempre gli interessi di categoria, prevalgono le singole personalità più o meno capaci di aggregazione.

Fico. Lo si accredita come probabile candidato di uno schieramento di centrosinistra che coinvolgerebbe anche De Magistris. Una candidatura con notevoli possibilità di successo, forse persino al primo turno. Ma non si sa se l’attuale Presidente della Camera sarebbe disponibile a dimettersi dal suo prestigioso incarico per eventualmente assumere un ruolo così difficile sul territorio. Chi gli è vicino ci dice che neanche lui avrebbe le idee chiare. Per tacere di come reagirebbero il PD napoletano e soprattutto De Luca.

De Luca infatti ha la chiara ambizione di essere lui a distribuire le carte. “Senza la Regione, Napoli andrà a picco”, sono state le sue parole dell’altro giorno in Consiglio regionale in occasione della presentazione del programma di governo. Suona tanto come una minaccia. Ma aldilà del tono usato, non è campata per aria l’idea di una sinergia in qualche modo strutturata tra Regione e Comune.

Bassolino dal canto suo tesse la tela. Resta da vedere se abbia davvero l’obiettivo di candidarsi o solo quello di giocare un qualche ruolo, seppure importante. Probabilmente valuterà strada facendo e nel frattempo ha già ottenuto il risultato di posizionarsi. Con lui bisognerà fare i conti.

Maresca, già paventato candidato di centrodestra alle scorse regionali, sembra in linea di principio disponibile ad accettare la candidatura a sindaco da parte di un’ampia area moderata. Non quindi di centrodestra in senso stretto, ma di uno schieramento aperto all’impegno civile che raccolga anche istanze differenti che condividano un’impostazione non deluchiana (DeMa?). Gli ultimi sondaggi pubblicati gli attribuiscono ottime chances, le migliori nell’ambito dei moderati. Ma il presupposto, esplicito, è che i partiti che lo sosterranno si rinnovino. Il che sembra riferito essenzialmente a Forza Italia, nel quale la contrapposizione per i futuri equilibri interni è aspra: Martusciello e Caldoro da un lato, Cesaro e De Siano dall’altra.

Rastrelli, figlio dell’ex Governatore, rappresenterebbe un’opzione alternativa messa sul tavolo dalla Meloni. Forse nell’ottica di una trattativa più ampia.

Non bisogna dimenticare, infatti, che si vota anche a Milano, Roma e Torino. La candidatura partenopea dovrà inevitabilmente tener conto degli equilibri nazionali. Speriamo che tenga anche conto dei problemi e delle aspettative dei Napoletani.

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