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Trasporti. EAV e ANM a confronto

by Redazione

Sabato scorso, al PAN, si è tenuta l’assemblea pubblica sul trasporto organizzata da Vivoanapoli. Un’occasione per approfondire lo stato del trasporto e i piani di sviluppo che le società ANM e EAV prevedono per migliorare il servizio da cui dipende la qualità della vita e la mobilità dei cittadini.

Relatori annunciati, moderati da Emilia Leonetti, gli amministratori di ANM, Nicola Pascale, di EAV, Umberto De Gregorio, nonché l’assessore comunale ai trasporti Mario Calabrese.

Il quale però, indisposto, ha dato forfait facendo venir meno l’interlocuzione politica necessaria per poter offrire una prospettiva programmatica.

Infatti, nei loro interventi introduttivi, sia Pascale che De Gregorio si sono concentrati sulla grave situazione finanziaria che hanno dovuto affrontare nelle loro aziende e sugli incoraggianti risultati raggiunti. Il primo grazie all’ammissione dell’ANM al concordato preventivo da parte del Tribunale, il secondo in virtù dei cospicui finanziamenti regionali derivanti dai fondi strutturali. Entrambi, con toni diversi, sottolineando il proprio ruolo di amministratori di società e non di titolari di funzioni politiche e di pianificazione.

La platea, agguerrita e composta non solo da semplici utenti ma anche da addetti ai lavori, ex amministratori del trasporto pubblico e rappresentanti del M5S, ha posto una serie di domande stringenti e concrete.

La prima (poteva mai essere altrimenti?) ha riguardato i lavori di via Marina. A seguire si è andati dal costo dei biglietti alla navetta per Bagnoli, dai ritardi dei lavori della linea 7 al raddoppio della Circumflegrea e così via.

Le risposte sono state un pò vaghe, piene di verbi declinati al futuro. Aziende che vivono di finanziamenti pubblici sempre variabili hanno poco spazio per dettare l’agenda.

Per esempio, sarebbe stato interessante sapere perché la Regione ha ridotto i contributi al Comune dai 73 milioni del 2009 ai 58 dal 2012 ad oggi, percentualmente la metà di quello che ricevono Roma e Milano, nonostante che a Napoli si verifichi il 60% degli spostamenti collettivi dell’intera regione.

Ma a chi chiederlo? La Regione non c’era.

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