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Un nuovo soggetto politico: Unione Popolare

by Salvatore Pace

L’Autore, Salvatore Pace, è stato consigliere comunale di Napoli nelle due consiliature di de Magistris e vicesindaco della Città Metropolitana. Resta uno dei più stretti collaboratori dell’ex Sindaco anche in questa nuova stagione di costruzione di “Unione Popolare”.

 

Guerra e Pace

A causa della guerra sono venuti precipitosamente al pettine i nodi irrisolti del nostro Paese e la sua grande fragilità strutturale. L’inadeguatezza dell’attuale quadro di governo espone l’Italia a pagare un prezzo altissimo in termini di impoverimento, di sofferenze popolari e di tensioni sociali in un più complessivo mutamento di fase storica, che si preannuncia di lunghissimo periodo, ed in cui l’Ambiente, il modo di produrre ricchezza e la sua ridistribuzione sono i due grandi temi.

L’Italia ha fatto ciò che era giusto, cioè condannare l’attacco criminale di Putin e schierarsi contro di esso. Ma se si vuole la pace, questo non basta: occorre adoperarsi affinché la guerra finisca al più presto o che, almeno, si giunga ad un cessate il fuoco che permetta il concretizzarsi di una seria ed efficace mediazione diplomatica. C’è bisogno di una vera e propria Conferenza di Pace in cui, al di là della propaganda e degli interessi di parte, si ricostruiscano le condizioni per un equilibrio internazionale che regga nel tempo, cosa impossibile se si continua a parlare solo il linguaggio delle armi.

Insostenibilità del modello e “nuovo ordine”

Questa guerra ha cambiato il mondo, ha spaccato la globalizzazione e chiarito che l’Occidente (un miliardo e mezzo di persone) e la NATO sono isolati rispetto al resto del Pianeta (cinque miliardi e mezzo) nel voler imporre il proprio stile di vita e i propri interessi finanziari come regola unica. Da questa guerra dovrà uscire un “nuovo ordine” che metta realmente al centro due cose: l’Ambiente come vera emergenza epocale da affrontare e le Persone, la gente, i poveri e gli esclusi in primis. Un nuovo assetto che non si fondi sulle logiche dell’asservimento degli Stati e dei Popoli alla finanza, alle banche di investimento ed agli organismi sovranazionali che li rappresentano come l’FMI o il WTO, un ordine in cui l’Essere Umano viene prima del profitto.

L’inadeguatezza della politica e la fragilità del sistema-Italia

Il “draghismo” sta coprendo i problemi reali dell’Italia imponendo sopra ogni cosa un’economia di guerra illogica e controproducente. L’unanimismo, benché apparentemente litigioso, sta in realtà accelerando i processi di impoverimento del Paese e di ulteriore concentrazione del potere nelle mani di pochi soggetti.

Questa crisi, invece, ci dà l’occasione di mettere in discussione lo strapotere del privato sul pubblico, liberandoci dal fine del lucro nei servizi come sanità, scuola, trasporti, acqua, welfare, trasporti, telecomunicazioni… e restituendoli allo Stato, così come prescritto dalla nostra Costituzione. Perché sui bisogni della gente non è lecito speculare. Ci sono inefficienza, corruzione e mafia nel pubblico? Sì, ma allora si colpiscano loro, si eliminino loro, non il pubblico.

Fallimento del neoliberismo e del regionalismo

In Italia, dopo due anni di Covid, la favola neoliberista del privato efficiente e virtuoso non esiste più: esistono le macerie di uno Stato frammentato e impotente ad assicurare eguaglianza e giustizia nei servizi resi ai cittadini; uno Stato in cui si ottengono le risorse per il Sud dall’Europa ma le si dirottano – come sempre – al Nord; uno Stato che non si libera della regola dei costi storici dei servizi per cui chi ha avuto di meno nel passato avrà sempre di meno e per cui a un cittadino del Sud viene riconosciuto un quarto di quanto è dato a un cittadino del Nord in quanto a servizi e infrastrutture.

Il nostro è un Paese in cui Il 20% più agiato degli italiani possiede il 70% della ricchezza e vi sono 5,6 milioni (cioè il 10%) di poveri assoluti e in cui c’è uno squilibrio spaventoso di utilizzo delle risorse nazionali tra Nord e Sud. C’è un problema immenso di distribuzione della ricchezza e di riconoscimento del valore del lavoro e dell’equità sociale e geografica. Non è un caso che in questa estate, nel silenzio più totale, si stia procedendo alla definitiva frammentazione dell’Italia in 20 stati indipendenti e non soggetti a vincoli di solidarietà reciproca: è la terribile truffa della “autonomia differenziata” che – come era a scuola nelle “classi differenziali per i subnormali” – disegna i recinti dei ghetti e delle povertà.

La solitudine dei numeri primi

Una classe politica che risponde solo alle fondazioni che finanziano i vari leader senza più alcun legame con una qualsiasi base popolare disegna un’oligarchia degenerata per cui mafie, corruzione, evasione fiscale, subordinazione ai grandi assetti finanziari, sono funzionali, sono diventati requisiti essenziali. Tutto questo va sovvertito.

 

 

Un nuovo soggetto politico: “Unione Popolare”, dalla Sinistra al Paese

Da mesi stiamo lavorando per restituire al Paese una rappresentanza politica credibile, autentica e democratica che occupi il campo abbandonato dei valori e degli obiettivi della Sinistra. Intanto, però, sgombriamo il campo da un equivoco che potrebbe ingenerarsi: Unione Popolare non è una semplice proposta di sinistra radicale che tenta di riunire ciò che resta della sinistra estrema. Non ha nulla a che vedere con tutto questo. Certo, c’è anche questo obiettivo ma non è né l’unico né il più importante.

Un “campo aperto”

Noi crediamo che in Italia esista tutto un mondo di varia ispirazione e collocazione, fatto di movimenti civici, associazioni di solidarietà, pezzi di sindacato, persone deluse dal centrosinistra e dal PD, dai 5S e dal compromesso politico: un mondo che condivide valori profondi come la pace, la solidarietà, l’antiliberismo, la giustizia reale e l’equità sociale e che non si sente rappresentato dagli attuali soggetti politici tanto da gonfiare in modo critico e consapevole le fila dell’astensionismo.

La stessa testimonianza esplosiva del Papa su tutti questi temi è segno di convergenza di sentimenti e di bisogni largamente e storicamente radicati e diffusi anche nel mondo cattolico; così anche l’attiva resistenza sociale delle residue vertenze operaie, delle donne e della comunità LGBTQ ci parlano di diritti ben lontani dall’essere realmente acquisiti: diritto al lavoro, alla dignità, alla casa, al riconoscimento e all’espressione delle identità personali. Non è un caso che, pur tra mille difficoltà e nel silenzio più totale della stampa, in Italia gli studenti abbiano ripreso in mano l’iniziativa e sia tornato il fermento e la protesta propositiva nelle scuole.

Noi abbiamo da anni una forte interlocuzione con movimenti e partiti non allineati in tutta Europa e – ereditata da una stretta e profonda collaborazione avviata nella Napoli di de Magistris – con l’esperienza di Podemos in Spagna e di Melenchon in Francia, i quali hanno dimostrato come anche in Occidente sia possibile rompere il muro del pensiero unico e del populismo ed unificare i “pensieri non allineati” in un’azione politica di governo e di alternativa. Gli stessi dieci anni di de Magistris a Napoli e il 17% colto da lui in Calabria, sono il frutto della rottura delle barriere ideologiche e di affermarsi delle idealità attorno a parole d’ordine chiare ed azioni trasparenti e conseguenti.

Per saperne di più su Unione Popolare

Partiamo da un appello, già firmato da donne e uomini, lavoratori e disoccupati, associazioni, pezzi di sindacato e personalità non allineate come Raniero La Valle, Moni Ovadia, Piero Bevilacqua (e mi scuso con i tanti che non posso citare per brevità) oltre che da personalità politiche che è pubblicato al link https://www.facebook.com/109368025169800/posts/pfbid02iqd8mHNC3tsdMy5bKNtWr7iDWZt4LgDFZ4USepQuZm74b4Yy1hw1XScLPj8ppJVXl/ sul quale si può anche inviare la propria adesione.

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