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La donna degli alberi, di Lorenzo Marone

by Piera De Prosperis

Dare di Napoli un’immagine diversa dagli stereotipi? Si può fare. E’ quanto afferma Lorenzo Marone in un incontro letterario, organizzato a Villa Fernandez a Portici, nell’ambito della rassegna Lib(e)ri al parco, per la presentazione del suo ultimo libro La donna degli alberi (Feltrinelli 2020). A guidare l’incontro, ponendo domande, sollecitando riflessioni, è stata Ileana Bonadies dell’associazione culturale BLab che ha presentato l’ultimo lavoro dello scrittore come un manuale di filosofia per conoscersi e conoscere il mondo.

Nel romanzo, concepito nel 2019 dopo una pausa di riflessione dovuta a motivi personali, l’autore fa di una donna, la protagonista, il suo alter ego in questa esigenza di scendere momentaneamente dalla giostra e guardare dall’esterno, da fermi, le cose che ci girano intorno. La scelta di un personaggio femminile cui dare voce risponde forse alla consapevolezza di una maggiore sensibilità e attenzione della donna all’ascolto? Una donna che per migliorarsi e poi tornare al mondo, guarita, e dare il suo contributo ha bisogno di isolarsi. Come già Boccaccio teorizzò nel Decameron. I dieci giovani per salvarsi dalla peste fisica e morale devono rifugiarsi nel contado. Il ritorno a Firenze sarebbe stato da cittadini dotati di forze guarite e rinnovate, ormai rinvigoriti nel fisico e nell’anima. Anche la protagonista di La donna degli alberi si rifugia nella natura, violata e calpestata dall’uomo ma che offre un insegnamento importante: gli animali avvertono il cambiamento, lo annusano, l’uomo ha perso questa qualità e travolto dalla giostra del divenire ha perso il contatto con il suo habitat che non riesce più a sentire. La protagonista fa proprio questo percorso, a ritroso, di ritorno alle origini, rifugiandosi nel bosco, sulla montagna in una casetta di legno ad alta quota. Cerca di sentire innanzitutto se stessa per poi sentire gli altri e, una volta trovato l’equilibrio, percorrere insieme con gli altri compagni di viaggio, la via della speranza e della salvezza. Nessun personaggio ha un nome: la Guaritrice, la Benefattrice, il Cane, lo Straniero, perché in questo romanzo la vera identità consiste nell’appartenere ad un contesto naturale in cui il nome proprio non ha alcun senso e non identifica. Il soggetto è percepito nella sua essenza, nello spirito che lo anima e basta.

Siamo quindi lontani dalla prosa cui Marone ci ha abituato nei suoi romanzi. Molto lirismo, molta ricerca, niente Napoli. Eppure l’autore ha scritto Cara Napoli che nasce da i Granelli, la sua rubrica settimanale su Repubblica Napoli, che fotografano situazioni, vicende, accidenti della città. Quasi tutti i suoi romanzi a partire da La tentazione di essere felici, che gli ha dato la notorietà, hanno la nostra città come sfondo.

Ad una domanda della Bonadies sul perché non ci sia Napoli, Marone ci tiene a sottolineare che, in questo testo ha provato a rischiare, nuova ambientazione, nuova tematica nel bisogno di essere autentici. Da qui una riflessione molto interessante: Napoli è un prodotto, una merce che si vende bene, uno stereotipo che ne riduce la complessità. Eppure nel suo vissuto vi è l’irrisione della morte, l’intreccio di spazi e tempi in cui nulla scompare, lo spavento del caos, il rumore che non smette mai (Sara Bilotti). Quanto di tutto questo vi è nella oleografia della città? Niente.

Come tutta l’Italia, Napoli in particolare avrebbe bisogno di cultura. L’impegno in tal senso di Marone si realizza nell’essere il direttore artistico della fiera Ricomincio dai libri, un’iniziativa che, nata a San Giorgio a Cremano, si svolgerà il 25 e il 26 settembre nella Galleria Principe di Napoli ad ingresso gratuito.  Vi saranno ospiti (De Luca, De Giovanni…), laboratori di scrittura. Credere nella cultura e nella sua potenza è l’unica possibilità che abbiamo per uscire dal sole, dal mare e dalle sfogliatelle e cercare di orientarci nella struttura labirintica della città in cui ci si può perdere ma in cui è anche indispensabile ritrovarsi. I libri servono per unirsi intorno alle storie (Marone) e trovare insieme il filo di Arianna.

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