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Bicentenario de “L’Infinito” di Leopardi. A Napoli il testo originale

by Piera De Prosperis

In questo nostro fragoroso presente, in cui stentano a smorzarsi gli echi di una campagna elettorale violenta e aggressiva, abbiamo bisogno di silenzio: acustico, visivo, mentale per depurarci, rigenerarci senza tuttavia fingere di credere che il mondo che ci circonda non esista più, anzi, partendo da esso per sublimarlo in una visione infinita.

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,/e questa siepe, che da tanta parte/dell’ultimo orizzonte il guardo esclude./Ma sedendo e mirando, interminati/spazi di là da quella, e sovrumani/silenzi, e profondissima quiete/io nel pensier mi fingo; ove per poco/il cor non si spaura.

L’amore per la collina solitaria di Recanati e per la consuetudine alla visione della siepe del giardino di casa, cioè per il suo presente fisico, induce Leopardi ad immaginare, in meditazione, oltre la siepe, la quiete assoluta che non è percepibile se non trascendendo l’esperienza umana.

E come il vento/odo stormir tra queste piante, io quello/infinito silenzio a questa voce/vo comparando: e mi sovvien l’eterno,/e le morte stagioni, e la presente/e viva, e il suon di lei. Così tra questa/immensità s’annega il pensier mio:/e il naufragar m’è dolce in questo mare.                                       15

Lo stormire delle foglie, quindi il rumore del tempo presente richiama per contrapposizione l’infinità del tempo: anche la nostra età con il suo mito del progresso tecnologico e con tutte le sue promesse diventerà una morta stagione. Le età innumerevoli del passato si configurano, infatti, come stagioni, cioè labili e destinate a sparire nel tempo. Il pensiero si smarrisce in questa meditazione sull’infinito divenuto presente ed il piacere intellettuale seppure di breve durata, perché il rumore ritornerà, crea una condizione di dolcezza ineffabile.

Sarà questa capacità di parlare ancora oggi a tutti noi, a qualsiasi età, il vero motivo della celebrazione della composizione dell’Infinito?

Il Comitato Nazionale per il Bicentenario de “L’Infinito” nasce qualche anno fa da un’idea dalla contessa Olimpia Leopardi con il parere favorevole delle Commissioni Cultura di Camera e Senato, ufficializzato con decreto parlamentare dal Ministro Bonisoli, quale primo Comitato nato in Italia per la divulgazione di un’opera poetica. Per la seconda volta, nella storia dell’Italia Repubblicana, compare la celebrazione di Giacomo Leopardi negli atti parlamentari, la prima fu per il Bicentenario della nascita del Poeta.

A partire da quest’anno, con i grandi eventi e le esposizioni già in atto a Recanati e a Napoli con la mostra , “Il corpo dell’idea – Immaginazione e linguaggio in Vico e Leopardi” a cura di Fabiana Cacciapuoti, dove è esposto l’autografo de “L’Infinito” del 1819, per i prossimi tre anni il Comitato programmerà una serie di iniziative nazionali ed internazionali per celebrare questo prestigioso anniversario e diffondere la poesia di Giacomo Leopardi come strumento etico di forza e di passione per unire popoli e nazioni. Gli eventi del Comitato coinvolgeranno, in Italia, le maggiori istituzioni culturali e le città Leopardiane: Recanati, Roma, Bologna, Milano, Pisa, Firenze e Napoli, nel mondo, le Ambasciate e gli Istituti di Cultura Italiani per favorire la comunicazione tra i popoli all’insegna del messaggio dell’importante poesia. Tra le iniziative internazionali, oltre all’ organizzazione di convegni, mostre ed eventi, anche un concorso per l’individuazione delle migliori traduzioni de “L’Infinito” nelle varie lingue del mondo che sarà oggetto di una prestigiosa pubblicazione.

Per il bicentenario dell’idillio, composto a Recanati il 28 maggio 1819, nella Biblioteca Nazionale di Napoli, che conserva il tesoro dei manoscritti leopardiani, grazie ad Antonio Ranieri, che ne fece dono, è esposto, dunque, il testo originale.

Poche correzioni, una produzione che nasce dall’io lirico senza esitazioni. Eppure il poeta aveva solo 21 anni, forse per questo è amato dai giovani, in particolare: egli, pur nella sua infelice esistenza, tormentata da malanni e indicibili sofferenze, suggerisce che il valore di una persona non è determinato da ciò che ha o che fa, ma dalla sensibilità che ognuno di noi ha dentro di sé e che può esercitare in qualunque momento, se si ferma a guardare oltre la siepe.  Questo dona al lettore un senso di leggerezza, una capacità di fuggire dall’ansia di prestazione cui sottoponiamo i nostri figli e noi stessi in una continua rincorsa al successo ed alla notorietà, seppure di breve durata perché conquistata, magari, sul web.

Giacomo amava via Toledo, i colori, i gelati, i confetti, era goloso di dolci e di vita, Pasolini parla di «disperata vitalità» del poeta.

Nel celebrarlo, perché non diventi un ammuffito reperto archeologico, o solo un caro ricordo dei nostri studi giovanili, dobbiamo fare nostra la sua lezione.

Viviamo, partecipiamo, amiamo, soffriamo e lottiamo, ma tutto con la consapevolezza che oltre la siepe vi è un infinito nel cui naufragare vi è davvero la dolcezza.

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