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A proposito dell’ultima mareggiata sul litorale napoletano

Abbiamo ricevuto dall’ingegnere Procida quello che ci è parso un utile approfondimento analitico della questione della difesa del nostro litorale. Ve lo proponiamo integralmente.

Ho seguito con grande interesse il dibattito che si è sviluppato nei giorni scorsi sulle pagine dei quotidiani napoletani in merito alla mareggiata che ha danneggiato il lungomare di Via Partenope e che per la verità ha fatto ingenti danni un po’ dappertutto.

In merito, in qualità di ingegnere esperto in idraulica marittima con oltre 35 anni di attività nel settore, sento l’esigenza di segnalare alcuni aspetti.

In primis lo strumento urbanistico vigente, le “Norme di attuazione della Variante al PRG” approvate nel lontano giugno 2004 dal Presidente della Giunta Regionale on. Bassolino, all’art. 44, comma 6, vieta per le scogliere esistenti “ogni ripascimento”, cioè anche la manutenzione, cosa questa assolutamente incredibile. La stessa norma permetteva altresì per non oltre tre anni – quindi fino al 2007 – la realizzazione di scogliere esclusivamente sommerse, nelle more dell’approvazione di un non meglio specificato “strumento urbanistico esecutivo” relativo alla linea di costa. Inutile dire che nei tre anni fino al 2007 alcuna scogliera di protezione del lungomare è stata realizzata, né ha preso forma fino ad oggi, dopo oltre sedici anni, lo “strumento urbanistico esecutivo” sopra richiamato, nella totale assenza del Comune di Napoli.

Devo pertanto segnalare che gli intereventi per rinforzare le scogliere esistenti, raccomandati correttamente dall’Autorità di Bacino ben undici anni fa, di cui si è parlato a lungo, ammesso che qualcuno se ne fosse occupato, non avrebbero probabilmente avuto le necessarie autorizzazioni per la realizzazione dei lavori!

Inoltre, il motivo per cui si sono registrati i maggiori danni nella curva di Via Partenope è che, in quel tratto, il fondale antistante la scogliera aderente è più profondo, tra i 4 e i 5 metri, di tutto il resto del litorale Via Caracciolo – Via Partenope, dove varia tra i 2 e i 3 metri. Per questo motivo, in quel tratto, le onde di 4 o 5 metri non frangono più al largo, distanti dalla scogliera, sul fondale di 4 o 5 metri, ma solo al contatto con la scogliera, liberando in quel punto la massima energia e causando così maggiori danni. Del resto, la circostanza è ben evidente nei filmati della mareggiata. In quel tratto in curva, se si vuole difendere adeguatamente la strada e i locali commerciali lì presenti, la scogliera va assolutamente allargata e ampliata, riducendo il fondale al piede della scogliera. Analoga considerazione vale per la difesa di Castel dell’Ovo, dell’ormai ex Arco Borbonico, (che poi borbonico non è) e di tutto il costone tufaceo di Posillipo, fino al Borgo di Marechiaro (dove pure sono stati registrati ingenti danni), anche per la protezione delle costruzioni ubicate sullo stesso costone, in prossimità del mare; per la verità una buona parte risultano ben protette da scogliere emerse in massi naturali.

Tra le tantissime cose che ci sarebbero ancora da sottolineare, vorrei ricordare all’Autorità Portuale del Tirreno Centrale, e più in generale alla Regione Campania che, oltre i porti del Cilento – che tutti noi diportisti amiamo e che ci ospitano nei mesi estivi – esistono anche i porti nel golfo di Napoli, in particolare quello di Mergellina, cosi ricco di storia e di tradizioni. Tutta la mantellata del molo sopraflutto, compresa la testata, ha assoluto bisogno di un intervento di rifiorimento (ovvero, in termini più comprensibili: di manutenzione) per ripristinare la sezione originaria, aumentare la capacità di difesa e diminuire l’agitazione interna in fase di mareggiata, soprattutto di libeccio e di scirocco, checché ne dica lo strumento urbanistico che anzi – anche secondo recenti sentenze del TAR – andrebbe riformato.

Infine, vorrei ricordare con una punta di orgoglio la mia tesi di laurea, discussa nel lontano luglio 1985 – che trattava proprio questi argomenti, ancora oggi attualissimi – dal titolo: “Ristrutturazione delle opere di difesa dal mare e dell’assetto viario del lungomare di Via Caracciolo”, con relatori i compianti professori, miei Maestri, Edoardo Benassai (Costruzioni Marittime), Renato Di Martino (Costruzione di strade) e Arturo Ragone (Regime e protezione dei litorali). Una significativa sintesi di tale tesi fu pubblicata sulla rivista “Ingegneri”, periodico dell’Ordine degli Ingegneri nell’ottobre 1987, e successivamente anche sul Mattino di Napoli, in una rubrica allora curata da Pietro Gargano, grande giornalista e conoscitore di Napoli.

Poi, per oltre trent’anni più nulla, tranne le ridicole polemiche sui “baffi” della rotonda Diaz, che sono ancora lì a “ridere sotto i baffi”.

Buon anno, gentile direttore

Napoli, 7 gennaio 2021.

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