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All’Occidente per l’Armenia non resta che piangere/2

by Luigi Gravagnuolo
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Con la Rivoluzione Russa e la fondazione dell’URSS gli Armeni vissero un periodo di pace. L’Armenia fu riconosciuta come Repubblica Socialista Sovietica e fu sempre protetta dal Cremlino, che temeva le inquietudini delle minoranze turcofone, pur facenti parte dell’URSS, a cominciare dall’Azerbaijan. Gli Armeni furono un po’ i guardiani e i gendarmi di Mosca nel Caucaso e al territorio del Nagorno Karabakh fu riconosciuta dal Cremlino ampia autonomia, pur se all’interno dell’Azerbaijan.

Collassata l’URSS nel ‘92, secondo il diritto internazionale le Repubbliche prima sovietiche furono riconosciute come Stati indipendenti. I confini amministrativi preesistenti divennero ipso facto confini politici. Fu così, ad esempio, che la Crimea si trovò a far parte dell’Ucraina. Fu allora, anni ‘90, che gli Armeni pensarono di approfittare del caos per annettersi il territorio cuscinetto tra il loro Stato e il Nagorno Karabakh. Attaccarono l’Azerbaijan e cacciarono da quella terra trentamila Azeri. La mappa qui sotto evidenzia i confini di fatto susseguenti la guerra armeno-azera di fine secolo, pur se tali confini non vennero mai riconosciuti dalla comunità internazionale.

 

 

 

Gli Azeri sono nove milioni, gli Armeni tre, e i primi sono molto meglio armati dei secondi. La ‘conquista’ armena non poteva reggere a lungo; difatti non resse. Spalleggiati dalla Turchia, gli Azeri col tempo hanno ripreso il controllo non solo dei territori di confine con l’Armenia ma anche del Nagorno Karabakh, come si è visto. Di mezzo c’è stata la guerra del 2020, conclusa con un trattato di pace, meglio di armistizio, sottoscritto dai due Capi di Stato in conflitto e contro-garantiti dalla Turchia per gli Azeri e dalla Russia per gli Armeni. Prevedeva il riconoscimento dell’autonomia dell’Artsakh e la tutela dei diritti civili e culturali degli Armeni ivi residenti. Ma poi i Russi, che dovevano presidiare il territorio a protezione degli Armeni dell’Artsakh, si sono imbarcati nella folle impresa di conquista dell’Ucraina e vi sono restati impantanati.

Il Cremlino, impegnato sul fronte occidentale, sottoposto a dure sanzioni ed isolato diplomaticamente, ha colto la palla al balzo del protagonismo di Erdogan, che insegue il sogno panturco di ricostituzione dell’egemonia ottomana dal Turkmenistan al Marocco, per stringere rapporti con la Turchia e con l’Azerbaijan. Oggi Erdogan ed Aliyev gli stanno facendo da ponte diplomatico per tenere un filo di relazioni con l’Occidente ed anche da sponda per aggirare le sanzioni occidentali sulla vendita di petrolio e gas naturale. Ha quindi mollato il Nagorno Karabakh, concordando la fine della sua storia con Turchia ed Azerbaijan.

Inevitabile il tentativo di Pashinyan, il leader armeno, vistosi mollato da Putin, di cercare protezione ad Occidente, ma si è infilato in un vicolo cieco. L’Occidente oggi non riesce a garantire protezione a 360 gradi, mentre la Russia, per uscire dall’impasse ucraino, cerca in tutti i modi di allargare il conflitto ad altre aree geografiche.

Così Medvedev ha motivato il disimpegno russo a tutela del Nagorno Karabakh perché Pashinyan avrebbe tradito l’alleanza con Mosca, rivolgendosi all’Occidente. Nello stesso tempo i filorussi armeni hanno inscenato manifestazioni ad Erevan, capitale dell’Armenia, ed hanno tentato anche l’assalto al Parlamento, gridando anch’essi al tradimento di Pashinyan. Il passo successivo sarà il solito appello dei filorussi a Putin ad intervenire per ‘salvare’ l’Armenia dall’Occidente ed il conseguente golpe ad Erevan, con l’insediamento al potere di Erevan di un fantoccio di Mosca. Se l’Occidente non reagirà, sarà la dimostrazione che non è grado di proteggere nessuno; se reagirà, il conflitto russo-ucraino si estenderà al Caucaso. In entrambi i casi sarà un successo per Putin.

Allargando lo sguardo, nei Balcani i Serbi, da sempre filorussi, hanno cominciato a provocare il Kossovo, protetto dalla NATO, e minacciano l’apertura di un nuovo fronte. E poi, il protagonismo della Wagner in Africa a supporto di qualsiasi movimento antioccidentale; il sostegno alla Cina su Taiwan; i legami con la Corea del Nord; la minaccia dell’arma nucleare. Il Cremlino cerca in ogni modo di estendere il conflitto con l’Occidente, dall’Ucraina al resto del mondo. Il rischio di una Terza Guerra Mondiale è forte.

Così, tra i Russi che vogliono usarli per le loro strategie geopolitiche e l’Occidente titubante, per gli Armeni si è fatta molto dura. Non mancherà molto che, con l’obiettivo di creare un corridoio di collegamento con il Nachivan, territorio azero non collegato con Baku e confinante con la Turchia, gli Azeri attaccheranno l’Armenia anche al Sud. Lì però ci sono i confini con l’Iran, che teme l’espansionismo turco e sostiene l’Armenia. Ragione sufficiente perché Israele supporti con armi, scambi commerciali ed istruttori il regime azero. Quant’è complicato il mondo!

2 – fine

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gianni zago 4 Ottobre 2023 - 12:50

Complimenti, dieta una fonte d’informazione molto utile.

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