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Cittadini ‘non bancabili’

by Luigi Gravagnuolo
bancabili

“Credo che se si riuscirà a sanarla dalla mentalità speculativa dominante e ristabilirla con ‘un’anima’, secondo criteri di equità, si potrà intanto puntare all’obiettivo di ridurre il divario tra chi ha accesso al credito e chi no”.

Così Papa Bergoglio al vaticanista de La Stampa Domenico Agasso, che gli chiedeva che cosa Lui pensasse della finanza e del rapporto con le amministrazioni pubbliche (La Stampa del 15.03.21).

Il Santo Padre ha messo il dito sulla piaga. Il numero dei cittadini italiani ‘non bancabili’ – magari perché non dispongono di proprietà immobiliari, o di buste paga adeguate, o perché sono stati iscritti nei registri della Centrale Rischi dopo una sola rata di un prestito non versata alla scadenza – è altissimo. Già prima della pandemia erano stimati in circa dieci milioni, figuriamoci ora che è vertiginosamente aumentato il numero dei bisognevoli di credito.

I ripetuti lockdown – per carità, doverosi a tutela della salute – hanno privato il commercio, l’artigianato, le piccole imprese, le aziende del turismo e quelle della cultura, degli incassi grazie ai quali milioni di famiglie mettevano il piatto a tavola. Contestualmente – e molto giustamente – i governi nazionali e regionali assicurano che le persone e le imprese danneggiate dalle chiusure saranno ristorate adeguatamente a compensazione dei mancati incassi. Sembrerebbe che tutto fili liscio. E invece no. I negozi, gli alberghi, i musei, i cinema, i teatri etc. intanto chiudono subito, ma i ristori promessi, ammesso pure che siano adeguati, cosa tutta da vedere, arrivano con ritardi mostruosi.

Mettiamoci ora nei panni di un garzone di un bar, o magari di un dipendente di un ristorante, o anche del loro proprietario. Non lavora più e non prende un euro per uno, due, tre, sei mesi; però è certo che prima o poi sarà ristorato. Deve garantire a se stesso ed alla sua famiglia per lo meno il fitto di casa, la spesa quotidiana, le spese indispensabili, insomma la sussistenza. Convinto che riceverà il ristoro, garantito dagli ormai celeberrimi DPCM, prova ad andare in banca a chiedere un piccolo prestito, magari come anticipazione del ristoro a venire. La banca non si fida né di lui né dei DPCM e, valutati i rischi, glielo nega. A lui non resta che andare da uno strozzino o vendere una sua proprietà, se ce l’ha.

Nell’uno e nell’altro caso trova pronta e disponibile la finanza illegale. La criminalità organizzata dispone di liquidità immense e nella pandemia le sta mettendo sul mercato in misura massiccia. Acquista beni immobiliari e concede prestiti ad usura a go-go.

Quando i ristori arriveranno, non basteranno neanche a tamponare due-tre mesi di restituzioni allo strozzino. In poche parole, al termine di questo giro camorra, ndrangheta, sacra corona, mafia si saranno arricchite in maniera incalcolabile, avranno ripulito i loro capitali sporchi acquisendo beni patrimoniali e imprese commerciali o produttive, avranno soggiogato e stretto una corda al collo di un numero impressionante di persone e di famiglie e disporranno di una base elettorale ancora più rilevante di quanto già non sia oggi. Saranno integrate nel contesto sociale come nuova classe dirigente. Un disastro.

Eppure basterebbe, in attesa dell’erogazione materiale dei ristori, che lo Stato o le Regioni si costituissero come fidejussori presso le banche onde indurle ad accordare piccoli prestiti ad interessi modesti, garantiti da una qualche attestazione ufficiale del suo diritto al ristoro rilasciata al richiedente.

In breve, basterebbe seguire quanto saggiamente indicato dal Pontefice, sanare la finanza dalla mentalità speculativa dominante e puntare all’obiettivo di ridurre il divario tra chi ha accesso al credito e chi no.

Non è un obiettivo velleitario, si può fare, non comporta costi insostenibili per le casse pubbliche. Ma non lo si sta facendo e la criminalità mette radici sempre più profonde. Quando sarà il tempo, da quelle radici nasceranno alberi dai frutti avvelenati.

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