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Dalla chiesa dei Morticelli la “nuova vita” di Salerno

by Federica Inverso
Morticelli

Da luogo di culto a quartier generale di un collettivo di giovani architetti in prima linea per il riuso e la valorizzazione del patrimonio culturale della città. La “nuova vita” di Salerno, strano a dirsi, parte proprio dai Morticelli: un’antica chiesa sconsacrata che dopo più di 30 anni ha riaperto le sue porte.

Tutto questo è stato possibile grazie all’associazione Blam, una giovane realtà composta da architetti under 35 che hanno deciso di costruire comunità ancor prima che edifici. Un gruppo che nasce nel 2018 per raccogliere “un nuovo modo di progettare gli spazi, dedicato soprattutto alla rigenerazione urbana, alla nascita di strategie collaborative che formino sinergie tra istituzioni, territorio e cittadini che possono, così, diventare i protagonisti delle trasformazioni”, racconta Ludovica La Rocca, co-founder del gruppo. Alla base del loro progetto c’è la voglia di portare, quasi per mano, le persone a riscoprire le bellezze del territorio.

Ed il desiderio di attivarsi è nato proprio da un luogo “dimenticato”. La chiesa di San Sebastiano del Monte dei Morti in Largo Plebiscito, o dei “Morticelli”, com’è conosciuta dai salernitani, per un’antica leggenda secondo cui, nel Seicento, sotto la chiesa, furono seppelliti i cadaveri delle persone vittime dalla peste.

“Ci siamo più volte trovati a passare davanti quello spazio senza mai capire bene cosa fosse – aggiunge Ludovica – e ci siamo sempre chiesti il perché di quelle impalcature attorno. La chiesa era chiusa dal terremoto degli anni ‘80. Internamente, però, era stata restaurata nel 2010, quindi tutto sommato lo spazio era agibile. Solo che all’epoca nessuno sapeva cosa farne di quell’edificio e, allora, a tre giorni dalla fine dei lavori era stato richiuso. Abbiamo così attivato un confronto con l’Amministrazione e dopo 9 mesi, e tanta burocrazia, siamo riusciti ad aprire la chiesa a seguito di un accordo di ricerca stipulato con il Comune di Salerno e con il Dipartimento di architettura dell’università di Napoli”.

Alla base delle loro iniziative, infatti, c’è un continuo e stretto dialogo con le istituzioni: “Le strategie che vogliamo mettere in atto devono creare un contatto tra le varie parti della comunità. Noi cerchiamo di ridare ad uno spazio pubblico un uso collettivo, è quindi necessario che si attivi un confronto tra cittadini e amministrazione. Noi facilitiamo proprio la costruzione di questo dialogo. Da dicembre 2018, quando per la prima volta abbiamo riaperto la porta dell’ex chiesa dei Morticelli, non abbiamo mai smesso di guardare avanti, di pensare a questo spazio come un bene comune”.

E tale è diventato. Il luogo, oggi, è la sede di SSMOLL: un laboratorio urbano per la città. Un creative living lab per l’esattezza, ossia un calderone di nuove proposte e progetti, il cervello e la sede fisica dove pensare e mettere a punto nuove operazioni in altri luoghi. Uno spazio culturale da consegnare ad artisti e associazioni per dar voce alle diverse realtà culturali del territorio. Uno spazio dove pianificare e creare. E, se possibile, anche molto di più. Una chiesa spogliata di sacralità ma che mantiene ben salda la sua natura di luogo di aggregazione. Uno spazio, dal forte valore simbolico, che per secoli ha accolto persone e che torna, così, ad essere un luogo di incontro.

E proprio dai Morticelli prendono vita nuovi progetti, come quello del Montevergine Park: un’area di biodiversità nel cuore del centro storico di Salerno. Un’idea che nasce dalla volontà di riappropriarsi di una piccola area verde incolta, abbandonata da anni, adiacente l’antico complesso monasteriale di Montevergine.

Un progetto presentato dal Comitato Centro Storico e vincitore del concorso “Hack the city – Trasforma il centro storico di Salerno” indetto da Play Rech e il collettivo Blam, con la collaborazione del collettivo di Architetti Zapoi, OFL Architecture e con il supporto di Fondazione Banco di Napoli per l’assistenza all’infanzia e del Comune di Salerno.

“Avevamo chiesto ai cittadini, ai comitati e alle associazioni di individuare un’area ‘fragile’ del centro storico di Salerno da rivalutare, valorizzare e trasformare attraverso una loro idea. – spiega Ludovica – Abbiamo ricevuto tantissime proposte e, con una giuria popolare, durante un evento pubblico che ha preso vita proprio nella chiesa dei Morticelli, è stata selezionata come idea vincitrice quella del Comitato del Centro Storico che prevedeva, appunto, la realizzazione di un piccolo orto giardino lungo la salita Montevergine”

Una via trasversale che conduce dal cuore della città vecchia fino alle porte della chiesa di San Filippo Neri che diventerà un luogo corridoio verde. Un nuovo polmone per la città, uno spazio comune in cui accogliere dal piccolo al grande, un’aula a cielo aperto dove insegnare la cura dell’ambiente e delle piante ai bambini, un laboratorio dove attivare corsi di formazione per i grandi, un luogo di svago per tutti. E mentre quella salita si anima di persone, la comunità dei “Chiapparielli”, in onore dei piccoli capperi che crescono in quella zona, si allarga. Lì, a settembre 2020, è nata la prima struttura in legno grazie ai ragazzi che hanno partecipato alla Summer School organizzata nell’arco del “We Make City Festival”, una manifestazione dedicata a laboratori di esplorazione, progettazione e autocostruzione. Il 30 gennaio 2021 il luogo ha cominciato, finalmente, a “respirare” con la prima piantumazione. Adulti e bambini si sono “sporcati” le mani piantando anche il seme della rinascita: quella di una città diversa, trasformata, cambiata da chi agisce insieme per il bene collettivo.

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