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Coronavirus a Milano. L’Apocalisse è una cosa per ricchi

by Luca Rampazzo
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Dalla privilegiata piattaforma di osservazione della Redazione di Milano, il Coronavirus è la punizione per i ricchi del centro. Perché qui, vicino a Sesto San Giovanni, il problema pesa molto meno. Ne soffriva giusto la fornaia che aveva tentato di fare il bar, ma l’ha presa con filosofia pure lei. Poi, sempre qua, i luoghi di aggregazione hanno sfoderato la difesa più invincibile di tutte: non sono mai esistiti. La non esistenza può fare miracoli, quando si tratta di chiusure imposte dall’alto. L’unico segnale dell’emergenza è stato l’assalto all’Esselunga. Anzi no, mi correggo, ve ne sono stati due. Il ristorante cinese di via Adriano ha chiuso, per rispetto dei cittadini, nel momento dell’emergenza. Il cartello, scritto in perfetto italiano, è un piccolo segno di civiltà.

Le vere tracce dell’emergenza le vedi sulle facce dei genitori. E dei loro vicini di casa. Le scuole le hanno chiuse pure qua. E se questo ha reso la circolazione meno stressante la mattina, ha anche reso lo smart working un’impresa più teorica che altro. I bambini hanno un sacco di energia e non sanno dove sfogarla. Le pareti sono quello che sono. Il resto lo lascio decidere a voi. Al momento, comunque, il livello di stress è contenuto. Nel senso che accoltellamenti e sparatorie sono nella media.

Poi ci sono anche delle persone che vedono il buono di tutto questo, come la signora Paola Canova, nel gruppo Facebook “Sei di Gorla se…”: “Post assolutamente scevro da ogni polemica ma, ritengo, oggettivo e NON SULLE MISURE.ANTI COVID-19 (non è questo il focus e per inciso le trovo sacrosante). A chi ha detto che Gorla è un quartiere fantasma, senza più attività, con i vecchi residenti fuggiti altrove, consiglio una passeggiata pomeridiana lungo la Martesana, che per correre devi fare lo slalom, ma va bene lo stesso, perché è bello vedere la gente all’aperto: gli anziani sfrattati dal bar dell’oratorio che guardano l’unico che pesca (e probabilmente diranno che se fa minga insci’; le mamme coi bimbi in carrozzina, in passeggino, in bici, in triciclo, nelle fasce, in monopattino… i bambini che giocano a palla e oggi per poco mi beccano, ma ho respinto al volo con scatto felino e agile mossa; i padroni dei cani coi cani (al guinzaglio, non allungabile, possibilmente, grazie); il padrone della gallina con la gallina sulla sedia ( si… c’è uno che gira con una gallina su una sedia [ed è anche piuttosto noto. NdR]); i ciclisti che ti fanno il pelo – je possino anche se è una ciclabile -, i runners, che quando ci si incrocia non ci si saluta più perché siamo talmente in tanti che perderemmo il fiato a furia di salutare. E i ragazzini. Sulle panchine. A molto, molto meno della distanza di sicurezza. I ragazzini che si coccolano e limonano pure. Perchè quando hai 15-16 anni sei incosciente, ti senti invincibile e, di fatto, il covid-19 è l’ultimo dei tuoi pensieri o comunque lo vuoi esorcizzare. Forza Gorla, che passa”.

Questo è lo spirito della periferia di Milano. Scarsamente raccontato, è decisamente più umano del superuomo manager di successo di Isola, della sciura che fa lo struscio in Montenapo, dei ragazzi delle Colonne di San Lorenzo. Qui c’è gente che non ha l’ansia di arrivare, che si gode il mese più irreale dell’anno, manda i bambini al parco o sulle rive del fiume. Sì, abbiamo un fiume, la Martesana, in cui qualcuno pesca. Il perché lo faccia e se mangi il pescato sono misteri della natura umana che lascerei agli esperti. Qui l’emergenza non è ancora, di fatto, arrivata.

Il massimo sono le mascherine. Con simpatici motivi per le bambine. Sono un segno distintivo soprattutto della comunità asiatica, anche se le sciarpe ben rimboccate sono un tratto comune a tutte le etnie. Qualcuno direbbe che la gente sia meno aperta. Ma sono balle. Sono scontrosi precisamente come prima. Sì, c’è meno gente in giro. Meno anziani che giocano a carte al bar. Meno clienti delle slot nella sala scommesse/tabaccaio accanto. Nulla comunque che faccia pensare all’Apocalisse. L’Apocalisse, il sospetto è piuttosto diffuso, è una cosa che solo i ricchi si possono permettere. Per la gente comune ci sarà uno spettacolo a parte. Come i buffet secondari offerti ai poveri, mentre i padroni mangiano aragosta.

Quello che si nota è il sovraccarico informativo tipico dei momenti difficili. Le idee sono abbastanza confuse. E qui prevale il sentore che sia tutta una fregatura. Non abbiamo avuto contagi in zona. E se anche vi fossero stati non avremmo conosciuti i contagiati. Milano è così, anche in periferia. Le uniche scocciature sono le file in farmacia fuori dalla porta quando piove. Per il resto è primavera, le ditte sono ancora aperte, il cibo sugli scaffali c’è e qui va tutto bene. Per ora. Domani, in ogni caso, è un altro giorno.