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E quatt palazz

by Piera De Prosperis

L’odonomastica (dal greco hodos, via, strada e onomastikos, atto a denominare) è l’insieme dei nomi delle strade e delle piazze. Più in generale, di tutte le aree di circolazione di un centro abitato il cui studio si connette alla conoscenza storico-linguistica del territorio in questione.

Perché questa premessa dotta? Avrete sentito che, dopo 19 anni, il cantiere della metro (stazione Duomo, linea 1) all’aperto chiude e, a Natale, riaprirà alla normale circolazione veicolare piazza Nicola Amore. Anche detta “e quatt palazz”.

Gli odonimi sono strumenti che ci consentono di comprendere e interpretare la società che li ha prodotti. In questo senso piazza Nicola Amore, dal nome del sindaco che governò durante il famoso e famigerato Risanamento di Napoli, ben si inserisce nell’asse viario di Corso Umberto I. Dal nome del re che volle lo sventramento per risanare quella parte di città malsana (colera) e malfamata (era il quartiere sui cui ruotava il porto con i suoi traffici mercantili). Ma il popolo di Napoli non dava particolare considerazione a nessuno di questi personaggi, che pure tanto peso ebbero nel cambiare l’immagine urbanistica e sociale della città. Lo sventramento creò, ad esempio, il quartiere Vasto, ai margini del centro storico.

Per i napoletani la piazza erano: e quatt palazz.  Corso Umberto: il Rettifilo. I quattro edifici in stile neorinascimentale, con i possenti telamoni, colpivano l’immaginario. Quando mai si era vista in città tale omogeneità di struttura? E quando mai si era avuta una via così larga e diritta, il Rettifilo, quando fino a quel momento le vie della zona erano state tortuose e strette, malfamate e pericolose? Tuttavia la stazione della metro si chiamerà Duomo, in onore del nostro Santo la cui domus sorge a poca distanza. Del resto, Nicola Amore aveva già subito un clamoroso affronto. Quando la sua statua venne rimossa dal centro della piazza nel 1938, in occasione della visita di Hitler a Napoli, per far sì che non ci fossero intralci al percorso del fuhrer verso il mare. Spostata in piazza Vittoria e mai ricollocata nella sede originaria.

L’area del quartiere Pendino dal 1885 al 1894 fu completamente rifatta (la nostra stazione metro ha impiegato assai più tempo a vedere la luce). Ma mentre all’epoca non esistevano sensibilità e attenzione al patrimonio storico- archeologico, per cui quanto veniva trovato era nuovamente ricoperto, oggi si è dovuto giustamente tenere in conto la presenza di reperti eccezionali. Posta subito fuori le mura dell’antica Neapolis, la piazza è stata già in epoca greco-romana un punto attivo della quotidianità della città. Vi arrivava il mare. Qui attraccavano le navi mercantili e si svolgevano momenti importanti di vita pubblica. Oltre a suppellettili di vario genere, sono state ritrovate testimonianze di quella che era la vita della polis greca. Da un complesso termale a statue e busti, raffiguranti divinità elleniche o condottieri di epoca romana, a edifici di età imperiale. In particolare, un complesso monumentale che comprendeva un tempio su di un podio dedicato al culto imperiale, e delimitato da un portico (il gymnasium). Attraverso il quale si assisteva alle gare di atletica dei giochi isolimpici indetti da Ottaviano Augusto nel I secolo d.C. Gli scavi hanno portato alla luce uno spaccato della storia di Napoli, forse la cittadella olimpica della graeca urbs.

Sarà dunque una stazione d’arte. Potremo addirittura vedere gli scavi grazie alla bolla geodetica con struttura in acciaio e vetro, progettata da Fuksas per proteggere il tempio e consentire alla luce naturale di illuminarlo direttamente. Così da creare una continuità visiva tra interno ed esterno.

Il punto di forza del nuovo spazio non saranno più i quattro palazzi o il sindaco del Risanamento, ma la bolla. E allora come la chiameranno i napoletani del XXI secolo? Bisognerà prima realizzarla e, se i tempi sono quelli impiegati per chiudere il cantiere, non so quanti di noi potranno ridere degli appellativi che l’ironia partenopea saprà trovare. Comunque entrerà a buon diritto nella storia dei luoghi.

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