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Friburgo e i suoi novecento anni

by Francesco Paolo Bianchi
Friburgo

L’Autore, PhD in Filologia e storia del mondo antico, è ricercatore presso la Heidelberger Akademie der Wissenschaften

Friburgo in Brisgovia, situata nel sud-ovest della Germania, è definita da molti la città dove batte sempre il sole. Ai margini della Schwarzwald, la Foresta nera, circondata da verde e montagne, in posizione strategica per raggiungere anche in meno di un’ora Francia e Svizzera e con un po’ più di pazienza anche Austria e Italia.

Governata da anni dai Verdi, i Grünen, è una delle realtà più efficacemente votate all’ambientalismo e all’ecologia, come dimostra il quartiere di Vauban, sorto negli anni Novanta ai margini sud della città come progetto di rigenerazione urbana di una vasta area precedentemente occupata da un acquartieramento militare francese.

Decentrato, ma collegato da una linea di tram dedicata; dotato di una centrale termoelettrica che fornisce energia e calore dalla combustione di materie prime rinnovabili; sede della cosiddetta Sonnenschiff – la Nave solare –  il primo esempio di edificio che produce più energia di quella che consuma; di recente centro del progetto ‘vivere senza auto’, un tentativo di eliminare del tutto la necessità di ricorrere alle auto, al punto che il rapporto auto/abitanti è arrivato oggi a meno di 1 a 5.

Posizione strategica, clima e abitabilità fanno di Friburgo la meta prediletta di studenti, ricercatori e professori, che costituiscono oltre un decimo del totale della popolazione, circa 230.000 abitanti, nonostante da ormai quasi un quinquennio sia sempre più accesa la polemica sulla crescita esponenziale del costo della vita e degli alloggi, un problema affrontato in maniera non particolarmente efficace costruendo nuove unità abitative in zone liminari, ma lasciando sempre più il centro a se stesso. Friburgo soffre, per certi versi, della stessa malattia delle grandi città, dove il centro diventa appannaggio di aziende multinazionali che possono permettersi affitti fuori controllo, il tutto a discapito delle piccole realtà. Quella che ancora fino a qualche anno fa era una realtà di negozi, botteghe e prodotti locali tipici, si perde oggi nell’omologazione degli innumerevoli analoghi a livello mondiale.

Bertoldsbrunnen, letteralmente la Fontana di Bertold, dal nome di Bertold III, tradizionalmente considerato il fondatore – e dedicata ai duchi di Zähringen la principale famiglia nobile che ha governato per secoli –  è lo snodo principale della Stadtmitte, il centro città. Intorno a Berti, come la chiama praticamente ogni friburghese, si snodano le due strade principali, la Salzstraße e la Kaiser-Joseph-Straße (la KaJo), le due arterie dalle quali si possono raggiungere i quattro punti cardinali di Friburgo: due porte cittadine, lo Schwabentor e il Martinstor, ricordano ciò che rimane delle mura difensive medievali; a nord quella che dal 2018 si chiama Europaplatz, in precedenza Siegesdenkmal, dal monumento ai caduti della guerra franco-tedesca del 1871; a est la Hauptbahnof, la stazione centrale, vicina alla piazza della Sinagoga, dove sorge un monumento al luogo di culto incendiato nel 1938.  Sulla piazza si affacciano gli edifici della Albert-Ludwigs-Universität – una delle eccellenze tedesche, fondata nel 1457 e sede di studio di dieci futuri premi Nobel – la Biblioteca universitaria e lo Stadttheater, il principale teatro cittadino.

Uno dei dettagli caratteristici di Friburgo è che ai lati di tutte le strade principali scorrono delle piccole canalette, i cosiddetti Bächlein, originariamente i condotti che portavano l’acqua potabile in città; la leggenda vuole che chi vi cade casualmente sia destinato a contrarre nozze con un friburghese, tanto che una gioielleria locale ha creato una serie di monili che ne richiamano le forme.

Le distanze sono essenzialmente ridotte, praticamente tutto può essere raggiunto a piedi o in bicicletta, i due mezzi di spostamento prediletti, anche se al crocevia di Bertoldsbrunnen si incrociano quattro delle cinque linee principali di tram, che realizzano con pedoni e ciclisti una perfetta commistione uomo-tram, che solo per un vero e proprio miracolo tedesco di reciproco rispetto non si è mai tradotta in incidenti più o meno gravi.

Da Berti si può raggiungere anche quello che è il cuore della città antica, il Münsterplatz, la piazza della Cattedrale, la cui costruzione risale al 1200 circa, per opera di Bertold V, anche se già nel 1120 Konrad I ottenne il diritto di mercato e di commercio sul luogo dove si sarebbe poi sviluppata la città. Ed è per questo che gli storici in genere contestano a Bertold I il privilegio di fondatore della città.

Nella forma attuale è di impianto gotico e tardo gotico, di culto cattolico dedicato alla Vergine, con una torre alta 116 metri che il grande storico Jacob Burckhardt descrisse, in confronto a quelle di Basilea e Strasburgo, der schönste Turm auf Erden, la torre più bella sulla terra.

Intorno alla cattedrale si svolge ogni giorno la più tipica manifestazione della vita friburghese, il mercato cittadino, dove si trovano prodotti tipici di ogni tipo, dai cibi ai fiori alle spezie e dove si può ovviamente mangiare un panino con il Wurst, Worschd in dialetto locale, in uno dei tanti chioschi tipici e di antichissima tradizione. Friburgo è l’unica città tedesca che ha un mercato tutti i giorni dell’anno, tranne il 15 agosto, dal lunedì al sabato, frequentato non solo dai friburghesi, ma anche dai vicini francesi, italiani e svizzeri che vengono a farvi acquisti. Specialmente nel fine settimana è possibile sentir parlare molto più in italiano o francese che in tedesco; poco dopo l’ora di pranzo il mercato termina e la piazza diventa luogo di incontro e di passeggio, magari di sosta in uno dei molti ristoranti che vi si affacciano e offrono cucina locale, ed è incredibile pensare che fino agli anni Settanta il Münsterplatz di pomeriggio fosse un enorme parcheggio a cielo aperto.

Nel 2020 Friburgo si preparava a festeggiare i suoi primi 900 anni di storia al motto di “900 Jahre jung”, novecento anni giovane; la pandemia ha fatto saltare tutti i piani e le manifestazioni preparate con teutonica scrupolosità, e ha radicalmente trasformato le abitudini di una città piena di vita a ogni giorno e ogni ora. Ben più della rinomata Oktoberfest, ogni friburghese ha sofferto in modo particolare la cancellazione della Weinfest, la festa del vino, alla quale era riservata, ogni prima settimana di luglio, la piazza della Cattedrale dove tutti i produttori locali vendevano i loro vini, una delle tante occasioni conviviali alle quali nessuno avrebbe mai immaginato di dover rinunciare.

Un’iniziativa, però, è rimasta: davanti al Rathaus, il vecchio Comune oggi solo  simbolo e luogo di celebrazioni matrimoniali, è stata posta una cassetta dove chiunque voglia può lasciare una lettera, scritta nella sua lingua, che parli di Friburgo; le lettere verranno aperte e rese pubbliche dopo cento anni, in occasione del millenario della città.

C’è da scommettere che un anno e mezzo di pandemia avrà reso malinconici e tristi i toni di molte lettere dei solitamente gioviali friburghesi; ma c’è anche da essere certi che questa bella iniziativa, tra un secolo, renderà ancora più evidente come, nonostante tutto, Friburgo sia un crocevia e un crogiolo di persone differenti, ognuna con una sua provenienza e una sua storia, ma che ha deciso di lasciare a Friburgo un pezzo di sé, in fondo un pezzo della storia della città.

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