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I cellulari nelle classi di Valditara

by Piera De Prosperis
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La VII commissione del Senato, nel giugno del 2021, aveva divulgato i risultati di una indagine conoscitiva circa i danni provocati dall’uso del cellulare in classe. A questi dati si richiama la recente circolare del ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara quando sintetizza in una serie di punti gli effetti dannosi dell’uso spropositato dello smartphone. Problema ormai annoso su cui si sono esercitati pedagoghi, tecnici della didattica, psicologi. Lo sappiamo tutti quanto sia difficile in classe gestire ragazzi che improvvisamente vedi con la testa china perché sotto banco stanno chattando, mentre il docente è nel pieno di una spiegazione. Quando ci si fa consegnare il cellulare ad inizio compito in classe, siamo certi che ne hanno un altro paio nello zainetto perché un appoggio esterno può risultare utile. Però sappiamo anche come durante la pandemia il contatto, anche solo a distanza, che il supporto informatico ha consentito di mantenere tra la scuola e gli alunni ha salvato, seppure in piccola parte, il senso di quelle giornate vuote, trascorse tappati in casa. E ciò nonostante la rete scolastica sia il più delle volte debole e incapace di reggere il lavoro in classe. Insomma vantaggi e svantaggi dall’uso della tecnologia. Ci saremmo aspettati da questa circolare un intervento chiarificatore su di una problematica che è oggettivamente complessa e si correla al senso stesso della didattica nel nostro complesso presente. Invece, entrando nel dettaglio del testo del Ministro, troviamo affermazioni trite che nulla aggiungono a quanto già detto in passato.

Infatti ecco le conclusioni del testo del 2021, accolte dall’attuale circolare, con relativi suggerimenti:

  • Scoraggiare l’uso di smartphone e videogiochi per minori di quattordici anni;
  • Rendere cogente il divieto di iscrizione ai social per i minori di tredici anni;
  • Prevedere l’obbligo dell’installazione di applicazioni per il controllo parentale e l’inibizione all’accesso a siti per adulti sui cellulari dei minori;
  • Favorire la riconoscibilità di chi frequenta il web;
  • Vietare l’accesso degli smartphone nelle classi;
  • Educare gli studenti ai rischi connessi all’abuso di dispositivi digitali e alla navigazione sul web;
  • Interpretare con equilibrio e spirito critico la tendenza epocale a sopravvalutare i benefici del digitale applicato all’insegnamento;
  • Incoraggiare, nelle scuole, la lettura su carta, la scrittura a mano e l’esercizio della memoria.

Con la circolare, non introduciamo sanzioni disciplinari, ci richiamiamo al senso di responsabilità. Invitiamo peraltro le scuole a garantire il rispetto delle norme in vigore e a promuovere, se necessario, più stringenti integrazioni dei regolamenti e dei Patti di corresponsabilità educativa, per impedire nei fatti l’utilizzo improprio di questi dispositivi. L’utilizzo dei cellulari e di altri dispositivi elettronici può essere ovviamente consentito, su autorizzazione del docente, e in conformità con i regolamenti di istituto, per finalità didattiche, inclusive e formative, anche nell’ambito degli obiettivi del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) e della “cittadinanza digitale”.

Insomma niente di che se non misure di buon senso, come già suggeriva la circolare del 15 marzo 2007, n. 30, del ministro Fioroni. In sostanza vigono le stesse regole previste finora e alla fine si concede pure di utilizzare i dispositivi se autorizzati dai docenti.

Alcuni punti della circolare sono senz’altro condivisibili e danno voce a quanto noi adulti notiamo sempre più spesso nel comportamento dei giovani. Ma, detto questo, la scuola di Valditara non fa che riferirsi ad un modello tradizionale di scuola, alla lezione frontale così tanto faticosa da seguire, ai saperi divisi per disciplina, a programmi oramai superati dalla enorme crescita del sapere. Quello che manca a questa circolare è una visione d’insieme del problema della conoscenza e delle competenze che devono essere trasmesse ai giovani. La complessità del nostro mondo non può più servirsi di schemi di apprendimento superati, invece di demonizzare il cellulare esso dovrebbe essere considerato parte integrante di un sistema di insegnamento/apprendimento per imparare ad imparare. Il che non significa ovviamente eliminare libri e professori ma inserire il passato nel presente, in un approccio nuovo in cui una restaurazione del passato modello di apprendimento è praticamente impossibile. Proclami, messe al bando, tutto inutile! Ma chi dovrebbe se non il Ministero farsi carico di una discussione epistemologica, aperta e comprensiva della realtà. Non è proibendo e basta che si può risolvere un problema. I giovani non studiano, perché? Usano il cellulare, perché? Trovare le risposte dovrebbe essere compito di chi vi è preposto.

In che modo bisogna ridisegnare gli strumenti didattici e quelli organizzativi della scuola per una conoscenza non “complicata”, ma “complessa” e fruibile da tutti i discenti?

A Valditara l’ardua sentenza.