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I Contadini Volanti 1

by Annamaria Barbato Ricci

 

C’è un angolo del mondo che sembra benedetto da Dio: la Costiera Amalfitana, fra Vietri sul Mare e Punta Campanella, sito UNESCO.

Nel tempo, a partire dagli anni ’60, sul territorio scosceso che gli fa da cornice si sono perpetrati molti reati, con abusi edilizi che sono diventati anche casi nazionali. L’ecomostro di Fuenti, ad esempio, riguardo al quale gli ambientalisti ingaggiarono – e vinsero, nel tempo – una vera battaglia.

Lungo i crinali della costa, le montagne sono, creando i cosiddetti “giardini”, terrazzate abilmente, coi muretti a secco, anch’essi patrimonio immateriale dell’UNESCO. Ciò per favorire un’agricoltura antica, ma di nicchia, quella della coltivazione “acrobatica” dei limoni “Sfusato di Amalfi”, lavorato in loco sin dal 1200. Tale produzione ebbe un periodo d’oro per oltre un secolo, fra il XIX secolo e gli anni ’60, quando si scoprì dell’efficacia dei limoni nella lotta allo scorbuto, fino ad allora flagello dei marinai.

Vi si dedicano dei coltivatori e delle coltivatrici speciali, moltissimi ormai anziani e senza eredi nei sacrifici, che la giornalista e scrittrice Flavia Amabile, firma de “La Stampa” e originaria di Cava dei Tirreni, ha ribattezzato “I Contadini Volanti”, dedicando loro mostre, podcast e libri fotografici.

Anche questi coltivatori, come i preziosi frutti con cui colorano di giallo, fra maggio e novembre, i pendii scoscesi della Divina Costiera, avrebbero bisogno di tutela specifica per l’importante ruolo che rivestono nella tutela del territorio. Sono coloro che, col proprio lavoro incessante di un anno intero, sono guardiani di un’area a rischio frane, incendi – combattuti grazie all’acqua delle peschiere usate per innaffiare le piante – dilavamento e che è parte integrante dell’appeal che la Costiera perpetua verso il turismo nazionale e internazionale. Si è avanzata l’idea di un ‘reddito di custodia’ (o di contadinanza), ma la politica è sorda, non riuscendo a cogliere la specificità di questi contadini.

Eppure, ormai, i contadini non traggono grandi guadagni dal loro prodotto; la grande distribuzione ha indirizzato i consumi verso frutti “perfetti”, omologati, provenienti da chissà dove e coltivati chissà come.

Per gli “Sfusati di Amalfi”, invece, per lo più si utilizzano metodi antichi, come l’apporto del verderame e in molti casi si evita la chimica.

In questi giorni vengono venduti a 80 centesimi al chilo (meglio dell’anno scorso, che venivano quotati 50 cent al chilo): un vero schiaffo se si pensa ai sacrifici necessari per farli arrivare a maturazione, coglierli, portarli giù dai terrazzamenti.

Sono giardini in verticale, quasi zen: ogni fondo può distendersi anche per 2/300 metri, 20, 30 terrazze.

Non ci sono discriminazioni: uomini e donne lavorano fianco a fianco mentre si rarefà il numero dei giovani disposti a questa vita sacrificata. E lì, proprio il proposto ‘reddito di custodia’ potrebbe funzionare come incentivo.

Flavia ha raccolto le storie di anziani dell’epoca eroica, anche se, in realtà, i protocolli di coltivazione non sono granché cambiati. Nel suo canale YouTube dedicato ai “Contadini volanti”, con semplicità e schiettezza ognuno di loro offre il suo tassello ad un mosaico che restituisce una esistenza di sacrifici.

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