fbpx
Home Cultura I progetti di residenza euro-mediterranea di Matera 2019

I progetti di residenza euro-mediterranea di Matera 2019

by Redazione

 

Scelti i quattro giovani creativi selezionati per il bando “Comunità Creative. Programma di residenza di co-creazione euromediterranea – In memoria di David Sassoli”. Il bando è stato promosso dalla Fondazione Matera Basilicata 2019 e Open Design School in partnership con GO!2025 (Nova Gorica-Gorizia), la Capitale Europea dei Giovani Tirana EYC 2022 e con il patrocinio delle Capitali Europee della cultura 2022 Esch (Lussemburgo), Kaunas (Lituania) e Novi Sad (Serbia). Però!

I progetti sono stati presentati ieri mattina al Museo Ridola di Matera in un incontro dal titolo “Creative communities. Pratiche di co-creazione tra Europa e Mediterraneo”, cui ha preso parte la Commissione di valutazione, tutta al femminile, che ha selezionato le oltre 70 candidature giunte da 20 Paesi dell’area euro-mediterranea.

Tra gli altri sono intervenuti, collegati da remoto, i quattro selezionati: Anna Serlenga e Marco Piscopo dall’Italia, il duo Anne Fehres & Luke Conroy dall’Olanda ed il collettivo italo-tedesco Happy Place. Dal 7 al 27 novembre, ciascuno di loro lavorerà in una comunità della Basilicata.

 

Anna Serlenga, Italia. “The Last Things è un progetto di ricerca sulla memoria storica della città. Si tratta di un’indagine che parte dalla raccolta delle memorie di alcuni cittadini, protagonisti delle micro storie che hanno segnato l’evoluzione e i radicali cambiamenti che ha attraversato la città. The Last Things, però, non vuole essere solo una celebrazione della memoria storica quanto la possibilità di tramandarla. Un passaggio di testimone necessario, quando la generazione che ha attraversato le grandi guerre, il fascismo e il nazismo stanno venendo a mancare, soprattutto durante e dopo la pandemia globale che colpisce proprio la generazione degli anziani, ultimi testimoni dei passaggi della grande storia del 20° secolo. Il progetto ha come centro la trasmissione della testimonianza e la sua rielaborazione: per questo si propone di attivare uno scambio relazionale che coinvolga due generazioni molto lontane proponendo alcune coppie di persone con cui entrare in relazione. Attraverso la creazione di una rete, il progetto metterà in connessione un anziano over 70 insieme a un giovane di 12-14 anni, che si scambieranno storie, disegni, fotografie, lettere, mappe, creando un primo archivio collettivo che collega la Storia con le storie e spazi urbani della città, una cartografia di ricordi che si collega allo storytelling e al lavoro visivo. Ci interessa, infatti, non solo la raccolta della memoria, ma anche le sue possibili rivisitazioni, che ne consentono l’attualizzazione e ne trasmettono l’azione nel presente e nel futuro. Le interviste audio accompagneranno scritti, disegni, ricami per costruire diversi dispositivi di trasmissione. Libri per bambini, percorsi performativi, piattaforme visive sono alcune delle possibili forme di questa ricerca intorno alla Storia e alle trasformazioni della città”.

 

Marco Piscopo, Italia. “[r]existenzminimum resistere allo spopolamento, decolonizzare gli immaginari e rivendicare una narrazione. È un progetto di auto-narrativa comunitaria, attraverso il tema dell’esistenza di alcune città e della resistenza di chi le abita. La possibilità di parlare di sé è vista come una reale opportunità di emancipazione da narrazioni stereotipate, insieme alla co-progettazione attraverso l’inclusione attiva di soggetti emarginati e il coinvolgimento della comunità per la creazione di un lavoro corale e relazionale. Partendo dall’idea che una comunità voglia conoscere se stessa – e per farlo deve potersi raccontare liberamente, limitando gli interventi esterni che ne alterano la visione o ne mostrano solo alcuni aspetti, spesso i più noti – lavoreremo attraverso laboratori e attività di gruppo (esplorazioni territoriali, reportage fotografico, raccolta di storie, creazione di un atlante comunitario) per creare un archivio fotografico, testuale e sonoro online in modo collaborativo che restituisca una prima storia della comunità e possa essere facilmente condiviso e sviluppato nel futuro. Promuoveremo un racconto corale, sovvertendo i classici topos di una campagna di sponsorizzazione turistica (sia on-line che off-line) e social network: come? Raccogliere materiale, collegare persone, luoghi e storie e progettare insieme un evento finale, in cui condividere e mostrare i risultati. Lavoreremo sul concetto di cartoline e cartelloni pubblicitari, spesso strumenti di una storia stereotipata (per il punto di vista che esprimono – solitamente quello dei non abitanti; per i luoghi occupati – idealizzati, nella loro perfezione e bellezza; per i termini utilizzati – parole d’ordine generiche e accattivanti). Lavoreremo quindi da un lato su pratiche attive di co-design (assemblee, workshop e passeggiate) e dall’altro su output materiali (archivio, atlante, racconto, cartoline e cartelloni) che diventano dispositivi abilitanti: strumenti in grado di sviluppare caratteristiche come lo sguardo critico e la capacità narrativa, qualcosa che non si esaurirà con la fine del processo progettuale, ma che sono quei mille piccoli miglioramenti attraverso i quali può avvenire un vero cambiamento.

 

Happy Place, Germania (Alexander Bock, Emanuele Benincasa, Lucia Balestri, Umberto Pinoni). “Basilicata Calling – Un legame personale con l’Italia rurale. Il nome Basilicata Calling ha due significati: letteralmente, vedere una chiamata in arrivo, che ricorda come le generazioni più anziane stessero aspettando che rimanessimo in contatto dopo che ci siamo trasferiti; e in senso figurato, sperimentare un forte impulso a un particolare stile di vita – come una vocazione – che riflette il desiderio di connettersi con il valore del nostro patrimonio culturale materiale e immateriale. A novembre vogliamo portare il patrimonio culturale della Basilicata all’estero con una serie di videochiamate. Il nostro progetto apre un percorso digitale per i telelavoratori europei e gli expat italiani per confrontarsi con il patrimonio culturale dell’Italia rurale incontrando e interagendo direttamente con i suoi cittadini. All’interno della comunità locale, innesca un processo creativo e partecipativo di narrazione e condivisione della conoscenza, in cui i giovani presentatori o abilitatori utilizzano la tecnologia per interagire con esperti e aiutare a trasmettere le loro conoscenze a un pubblico internazionale”.

 

Anne Fehres & Luke Conroy, Paesi Bassi. “Durante la residenza inviteremo la comunità lucana a celebrare il proprio patrimonio culturale attraverso il cibo, la condivisione e l’arte. Il risultato finale di questa celebrazione sarà la presentazione di varie opere d’arte di fotomontaggio su larga scala installate nello spazio pubblico della comunità. Ciascuno di questi lavori di fotomontaggio conterrà le immagini di un particolare individuo/famiglia della comunità e una ricetta che hanno creato. Attraverso la presentazione nello spazio pubblico, la comunità e il pubblico più ampio saranno incoraggiati a riflettere sulle ricette che hanno un significativo valore culturale individuale/locale, portandole fuori casa e nello spazio pubblico per essere onorate. Il risultato visivo specifico consisterà in una serie di 5 opere d’arte di grandi dimensioni (circa 3×3 metri). Queste opere d’arte saranno temporaneamente installate nello spazio pubblico della specifica comunità lucana, su uno o più muri precedentemente vuoti. Ogni opera d’arte sarà un fotomontaggio surreale che combina le immagini della comunità locale e le loro ricette. Tutte le immagini che entrano nell’opera d’arte finale verranno catturate dagli artisti durante il periodo di residenza. La composizione finale di questi vari livelli fotografici sarà completata digitalmente su Photoshop. Le composizioni del fotomontaggio saranno una serie di opere celebrative, che giocano con la scala e la forma per presentare la ricetta e il creatore della ricetta uno accanto all’altro in modo surreale e giocoso. Le composizioni finali saranno stampate su carta e incollate a una parete nello spazio pubblico, con l’aiuto della comunità locale. Accanto a ciascuna di queste opere ci sarà un piccolo testo che dettaglia la ricetta e le persone raffigurate nell’opera. Attraverso questo lavoro, la comunità locale sarà invitata a riflettere su se stessa e sul patrimonio culturale contenuto nel cibo. Si incoraggerà anche la condivisione di storie ed esperienze multisensoriali, tra gli artisti e la comunità. Attraverso la presentazione pubblica di questo lavoro, la comunità locale sarà incoraggiata a trovare orgoglio nel proprio patrimonio e a connettersi in modi nuovi. Attraverso la presentazione del progetto nel manuale/dossier e la presenza online dell’artista, questa celebrazione del patrimonio culturale nelle comunità rurali sarà portata a un vasto pubblico esterno internazionale”.

0 comment

Cosa ne pensi