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Il buio dell’anoressia

by Sabrina Armentano

Ancora una volta parliamo di disturbi del comportamento alimentare, in particolare di patologie legate all’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo, per offrire il nostro contributo di informazione e di riferimenti concreti. Lo facciamo con Stefano Iovino e Giuseppina Barra psicoterapeuti e fondatori di Dica-Napoli.

Cos’è l’anoressia?

Il termine “anoressia” deriva dal greco e significa letteralmente “mancanza di desiderio”. Si può associare a diverse condizioni patologiche, ma di solito, quando si parla semplicemente di anoressia, ci si riferisce all’anoressia nervosa, un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dal rifiuto del cibo, che in genere porta a un progressivo dimagrimento e deperimento fisico.

Quali caratteristiche presenta?

Ci sono diversi fattori che indicano la presenza di anoressia nervosa, tra cui: restrizione delle calorie ingerite, che si associa in genere a progressivo dimagrimento e riduzione del BMI (indice di massa corporea); ossessione verso il peso corporeo, con quest’ultimo che condiziona ogni aspetto della vita; dismorfofobia, ovvero alterata percezione del proprio corpo, con chi ne soffre che spesso si vede grasso anche se è oggettivamente sottopeso.

Quali sono le cause?

L’anoressia nervosa è una malattia multifattoriale, ovvero possono essere varie le cause che portano al suo sviluppo: predisposizione genetica, vissuto personale (storia di diete passate, bassa autostima, traumi precedenti, rapporto problematico con i familiari), modello di estrema magrezza imposto dalla società soprattutto alle donne. È importante ricercare l’eziologia della malattia con ogni singolo paziente, perché solo risalendo alle cause più profonde del disturbo si può guarire.

Chi è maggiormente a rischio di sviluppare l’anoressia?

L’incidenza è maggiore nel sesso femminile durante la prima fase adolescenziale. Spesso queste ragazze tendono a essere perfezioniste in ogni aspetto della propria vita, hanno un rendimento scolastico superiore alla media e puntano a ottenere il massimo in ogni prestazione. Tuttavia, l’anoressia nervosa può insorgere anche in soggetti senza apparenti fattori di rischio: Non a caso, negli ultimi anni, sono aumentati le diagnosi di queste malattie in pazienti adulti e nel sesso maschile.

Come si guarisce?

Per prima cosa, bisogna essere consapevoli di avere un problema. Sembra scontato, ma molte persone anoressiche convivono bene con i loro sintomi finché non si manifestano complicanze fisiche e non percepiscono di essere malati. È una fase ben precisa della patologia, descritta in letteratura come “luna di miele”. Spesso, è solo quando cominciano a comparire le conseguenze della malattia (amenorrea nelle donne, cali di pressione e debolezza, danni cardiovascolari, ecc.) che i soggetti ne prendono coscienza. A quel punto, è opportuno cercare aiuto presso centri specializzati in disturbi del comportamento alimentare, che sapranno offrire il tipo di supporto necessario a ogni paziente.

Quale può essere il ruolo della scuola?

La scuola può avere un ruolo soprattutto nella prevenzione dei disturbi alimentari. Parlare di questi argomenti in classe, sensibilizzando gli alunni e invitandoli a condividere i loro pensieri, serve a diffondere consapevolezza e a insegnare ai ragazzi che non bisogna né avere paura né vergognarsi di esprimere le proprie emozioni. Se un insegnante, poi, si accorge che un suo alunno sta affrontando un periodo difficile, non deve avere timore ad affrontare il problema con lui e invitarlo, se necessario, a chiedere aiuto a professionisti.

A chi rivolgersi, magari in forma anonima?

Oggi è facile documentarsi su qualsiasi argomento, sia online che offline, compresi i disturbi alimentari. Anche noi di DiCA, attraverso il nostro sito, www.dicanapoli.it e i nostri account sui social network, ci serviamo di internet per diffondere consapevolezza e trasmettere informazioni corrette. Tuttavia, se si soffre di un disturbo del comportamento alimentare, restare nell’anonimato non è utile, anzi: bisogna al più presto affrontare il problema e il modo migliore è rivolgersi a strutture e professionisti specializzati.

di Sabrina Armentano

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