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Il “derby” europeo del 25 Aprile

by Flavio Cioffi

Quando la ricorrenza del 25 Aprile cade in periodo non elettorale, i politici la celebrano un po’ per dovere d’ufficio e un po’ per marcare le diverse sensibilità e lanciare segnali. Con fierezza d’antan, se si rifanno in qualche modo al vecchio PCI. Con decisione moderata, sempre più moderata man mano che si va verso destra, quando sono di ispirazione socialdemocratica o liberale. Tacendo, o magari ricordando i massacri delle foibe, quando pescano consensi tra chi ritiene prioritario che i treni arrivino in orario.

Se invece si è sotto elezioni, come oggi, viene esaltata di fatto la valenza divisiva della Resistenza con l’obiettivo di distogliere l’attenzione dalle proprie inadeguatezze, di governo o di opposizione che siano, riposizionando la scelta elettorale su un terreno più ideologico, che prescinda dalla valutazione dell’azione politica concreta. Una sorta di chiamata generale alla difesa di principi e valori fondamentali. Tanto più di questi tempi che vedono, al Governo, due forze, una dichiaratamente populista e l’altra dichiaratamente sovranista, che faticano a mantenere promesse elettorali meramente reddituali, e, all’opposizione, due partiti che proprio a causa del disagio economico del Paese hanno perso le ultime politiche.

Shirer, nella sua celeberrima “Storia del Terzo Reich”, scrisse riferendosi a Mussolini: Ma, come dittatore, egli cadde nel fatale errore di voler trasformare in una grande potenza guerriera e imperiale un paese che mancava delle risorse industriali necessarie per questo scopo e il cui popolo, a differenza dei tedeschi, era troppo civilizzato, troppo smaliziato, troppo realista per lasciarsi sedurre da tali vuote ambizioni. In fondo, il popolo italiano, sempre a differenza dei tedeschi, non aveva mai accettato il fascismo. Lo aveva semplicemente sopportato, sapendo che esso rappresentava una fase transitoria.

L’analisi forse non è automaticamente condivisibile né esente da qualche luogo comune, però che gli italiani fossero andati alla guerra con gli M91, che sta per moschetto modello 1891, e le fasce ai piedi invece che con armi automatiche e anfibi, è un dato. D’altronde, una delle mission del fascismo era proprio il completamento della rivoluzione industriale in Italia. Anche il rapporto con il regime fu effettivamente diverso tra Italiani e Tedeschi. Troppo civilizzati, smaliziati e realisti i primi? Non so. In ogni caso, non uniformemente, né sotto il profilo geografico che sociale, e il Paese non ha ancora fatto del tutto i conti con il fascismo. Un po’ come la Spagna col franchismo.

Il 25 Aprile non è ancora Storia e può tornare assai utile per attrarre gli elettori, pragmatici quanto si vuole, ma bisognosi di un’idea di Paese nella quale intravedere un futuro migliore. Emblematica da questo punto di vista la lettera al Corriere della Sera di ieri di Berlusconi, che ha definito il 25 Aprile una festa della nostra libertà e della nostra democrazia minacciate dal preoccupante disegno egemonico della Cina così come dalle divisioni e dai nazionalismi che gravano sull’Europa. In un passaggio ha parlato di sovranismo illuminato, un ossimoro creativo.

Mentre per Di Maio qualcuno oggi arriva persino a negare il 25 aprile, il giorno della Liberazione. Lo trovo grave … non è questione di destra o di sinistra, come sento dire, ma di credere in questo Paese … E chi come me ci crede, il 25 aprile lo ricorda!

Chi non lo ricorderebbe è Salvini, che non parteciperà ad alcuna commemorazione, così avanzando un vero e proprio manifesto elettorale. Non è un derby tra fascisti e comunisti.

Chi usa la nostra Liberazione per cercare qualche voto in più da ambienti nostalgici o da nuovi militanti di destre in costruzione – osserva Zingaretti – ha la memoria corta, la vista offuscata da strategie di corto respiro e poco futuro.

Sembra di poter dire che Forza Italia si pone come forza liberale di garanzia europeista e democratica, pronta a collaborare con la destra sovranista ma aperta a qualunque soluzione. I 5Stelle cercano di differenziarsi dai colleghi di Governo per recuperare voti a sinistra restando però nell’ambito populista. Il PD rivendica in qualche modo il brevetto pur cercando di evitare eccessivi cedimenti a sinistra. Lo fa quasi stancamente, senza chiarezza prospettica.

E’ il messaggio della Lega quello che appare più diretto e, forse, più efficace. Il richiamo al derby tra fascisti e comunisti, fortemente criticato in prospettiva storica con riferimento al 1945, appare meno peregrino se messo in relazione al confronto politico degli anni dal ’68 alla caduta del muro di Berlino. Sono ormai pochi quelli che hanno un ricordo diretto della Resistenza. Tantissimi quelli che hanno vissuto le forti contrapposizioni della contestazione studentesca, degli anni di piombo e via dicendo.

Distrazione di massa. Sono ormai dieci anni che siamo sostanzialmente in recessione e che la qualità della vita, direttamente proporzionale al nostro potere di acquisto, al livello dei servizi sociali, allo stato di salute del territorio, alla legalità del sistema, peggiora. Si tratta di mantenersi civilizzati, smaliziati e realisti, come dice Shirer. Di guardare, cioè, al nostro interesse con la consapevolezza che può essere soddisfatto solo all’interno di un concreto programma valoriale di ampio respiro.

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