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Il porto nuovo di Napoli. Incontro con il capitano Legora de Feo

by Flavio Cioffi

Proseguendo il nostro viaggio nel sistema portuale campano, siamo passati per i Granili di Porto, a Napoli, e ci siamo seduti davanti al dottor Pasquale Legora de Feo, capitano di lungo corso, amministratore delegato della CONATECO, per rivolgergli qualche domanda.

La Conateco è il più grande terminal container della Campania e il quarto d’Italia. Quanto ha inciso la presenza di MSC quale socio di riferimento?

Certamente avere la MSC che continua a investire e credere nel porto di Napoli è un elemento di estrema forza. Oggi i traffici mondiali si sono razionalizzati e modificati. Essere legati a un grande player come MSC, quindi a vettori marittimi multinazionali, è estremamente importante ed offre garanzie anche per gli investimenti pubblici. Voglio dire che se domani si riuscisse a costruire, come tutti auspicano, il famoso terminal di levante, essere legati a MSC rappresenterebbe un importante valore aggiunto.

 

Parliamo allora della darsena di levante.

Le vasche sono state collaudate. Quella grande è risultata tanto impermeabile da poter accogliere fanghi di qualsiasi natura, anche contaminati. La piccola ha un coefficiente minore ma è comunque idonea allo scopo. Queste due vasche rappresenteranno la yard capacity per lo stoccaggio dei contenitori e stiamo già iniziando a programmare gli investimenti per l’attrezzaggio.

Rimane da riempire la darsena e, grazie all’intervento del presidente Spirito, si è dato il via alla fase nuova del porto di Napoli, cioè ai dragaggi, che dovrebbero essere ultimati a febbraio dell’anno prossimo. Poi ci sarà la fase di consolidamento e credo che a quel punto si possa iniziare a costruire le grandi gru che daranno nuovo slancio al porto.

 

Quali sono gli scenari post dragaggio?

La darsena avrà dei pescaggi molto alti e sarà in grado di gestire navi di ultima generazione, anche di 19/20.000 TEU. Quindi, da un lato, il carico generato e consegnato nell’hinterland napoletano, ma non solo, con il definitivo collegamento ai due interporti di Marcianise e Nola, dall’altro, una parte dei trasbordi all’interno del porto. I transhipment sono infatti abbastanza volatili, è possibile farli a Gioia Tauro, a Porto Said, al Pireo e via dicendo, e si potrà portarli a Napoli.

Le potenzialità della darsena di levante sono enormi. I numeri che svilupperà saranno molto rilevanti, di conseguenza il gettito fiscale importante e l’investimento pubblico infrastrutturale, a carico dell’Autorità di sistema, potrà essere recuperato in un numero di anni abbastanza contenuto. Consideri che oggi facciamo 450.000 TEU e quest’anno dovremmo farne ancora di più perché, con enormi sacrifici, abbiamo recuperato del lavoro che avevamo perso per limitazioni infrastrutturali, ma a regime questa darsena potrà sviluppare un milione e mezzo di contenitori.

 

Eppure, si è parlato di una campagna di licenziamenti in Conateco.

Non è così. Abbiamo alzato il livello di guardia e, purtroppo, abbiamo dovuto licenziare persone che avevano a che fare con traffici poco chiari e che avevano illegalmente abusato di alcuni strumenti giuridici come la legge 104 ed altre. Tutte cose che sono state discusse e confermate in tribunale. Non abbiamo operato alcun licenziamento di massa. Anzi, siamo stati accompagnati dalla Regione Campania e voglio qui ringraziare pubblicamente l’assessore Sonia Palmeri per la puntualità e la professionalità dimostrate. Oggi siamo usciti dalla fase dei licenziamenti, però abbiamo lavorato molto sulla produttività.

 

Veniamo al sistema portuale regionale, la cui nascita ha dovuto superare molte riserve.

Esatto. Il porto di Napoli era visto come l’anima nera, senza legalità, senza operatività. Invece, pur in mancanza, allora, di una governance, il porto ha reagito bene, gli operatori sono riusciti a tenere i traffici e a recuperare quello che si era perso nel 2011/2012. Noi abbiamo sempre creduto nella riforma. Gli scenari sono cambiati, sono i grandi armatori a portare il lavoro e a noi spetta il compito di offrire ottimi servizi, imbarcare e sbarcare le navi velocemente, liberare la merce altrettanto velocemente ed è importante il ruolo che svolgono le Dogane, la Guardia di Finanza e tutte le Autorità con le quali noi abbiamo il dovere di collaborare. Dare e ricevere il massimo supporto per evitare colli di bottiglia.

 

Il porto di Napoli è turismo, petroli, cantieristica e la parte commerciale, che però sembra quasi non rientrare nel core business.

E’ vero. Infatti, quello che sta cercando di fare il presidente Spirito, e di cui tutti noi dobbiamo dargli atto, è lanciare l’intermodale, quindi il ferro, e collegare gli interporti e l’aeroporto. Insomma, le famose porte d’ingresso alla città.

Immagini collegamenti continui con Nola e Marcianise, sbarcare e decentrare tutto questo traffico di camion dalla città agli interporti, collegati ad un grande terminal con una capacità di stoccaggio molto superiore a quella attuale; avere degli armatori importanti che credono in questo sistema, penso a Maersk, MSC, Cosco, che continua ad utilizzare il porto di Napoli movimentando 45.000 contenitori. Sono tutte cose che domani rappresenteranno un momento di enorme rilancio per l’intero Mezzogiorno.

 

L’infrastruttura però accompagna, non determina la crescita.

Abbiamo un altro strumento importante, l’istituzione delle Zone Economiche Speciali, che rappresenterebbero un grande attrattore. Con una potenza infrastrutturale come quella del porto di Napoli, con i due interporti alle spalle e un grande aeroporto che sta facendo registrare numeri importanti, si possono veramente intercettare grosse correnti di traffico. Altri porti annunciano di aver gestito una nave da 6/7.000 contenitori, ma noi facciamo navi da 10.000 contenitori, quelle della MSC, e nessuno lo dice. Solo che l’armatore deve andare prima a Gioia Tauro ad alleggerire la nave, perché non abbiamo i fondali. Pensi se riuscissimo a recuperare un metro sotto le attuali banchine, da qui a sei mesi, quanti contenitori si riverserebbero a Napoli. Nonostante il costo delle concessioni.

 

A cosa si riferisce?

Salerno continua a pagare 3,30 euro le concessioni ed io 9,70 e non c’entra che il ciglio banchina a Salerno è pubblico e a Napoli è privato. Il Segretario generale Messineo, che viene da Salerno, ha detto che se gli dessi il ciglio di banchina mi abbasserebbe il costo della concessione. Io lo faccio pure, ma lui poi mi riduce sul serio i canoni? La verità è che oggi il porto di Napoli ha le concessioni più care di tutta l’Italia.

 

Quindi non dà un giudizio positivo dell’attuale Autorità di sistema?

Al contrario. Assolutamente positivo. Il presidente Spirito ha il compito gravoso di offrire agli operatori dei tre porti sotto la sua giurisdizione le stesse possibilità di competere. Conateco paga qualcosa come due milioni di euro di concessioni all’anno. Il problema di mettere i porti sullo stesso piano va affrontato subito. Bisogna ottenere un tavolo di concertazione a Roma per risolvere la questione.

di Flavio Cioffi

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