fbpx
Home In Italia e nel mondo Il referendum in Irlanda

Il referendum in Irlanda

by Piera De Prosperis

Il Venerdì Santo della Pasqua 2014 ero in un pub di Dublino. Avevamo ordinato fish and chips e birra Guiness. Il cameriere si stupì della richiesta e poi gentilmente ci informò che quel giorno non si servivano alcolici e che anzi se fosse arrivata la polizia avrebbe potuto multare gestore ed avventori. Noi, malcapitati turisti, pur di radici cristiane, non potemmo che sorprenderci; la scelta cadde su una birra analcolica (!) che fu effettivamente oggetto di verifica da parte di una coppia di gendarmi che di lì a poco entrò nel pub per un controllo.

Un episodio simile mi era capitato ad Istanbul, dove la proibizione di alcolici è nota e fa parte dei precetti islamici rigidamente e violentemente resi obbligatori dalla teocrazia di Erdogan.

Possibile che nella laica Europa esistano sacche di conservatorismo religioso che rasentano l’integralismo?

Possibile che una religione, partendo dal presupposto dell’assoluta validità dei propri principi, riesca a stabilire la propria egemonia in campo religioso, politico e culturale, rifiutando qualsiasi libertà a movimenti d’ispirazione ideologica diversa o semplicemente laici?

In Turchia te lo aspetti, in Irlanda no, perché la civile Europa è passata attraverso lotte culturali e sociali, anche nel più recente passato, che hanno fatto epoca. Basti pensare alle conquiste civili del divorzio o dell’aborto, nella cattolicissima Italia.

Ma se ancora in Irlanda l’aborto era considerato, fino all’altro ieri, un reato, forse là dove la religione (cattolica o islamica che sia) ritiene di essere l’unica depositaria della verità, non rispettando l’altro da sé, il sonno della ragione genera mostri.

In Irlanda il divieto di abortire era scritto nella Costituzione – l’interruzione di gravidanza risultava di fatto illegale in quasi tutte le circostanze, tranne nel caso in cui fosse a rischio la vita della donna. Non era consentita neanche in caso di stupro o incesto né tanto meno in caso di grave anomalia fetale. Ai cittadini e alle cittadine è stato chiesto se volessero abrogare o meno l’articolo 40.3.3 della Costituzione, cioè la legge che vietava di fatto l’aborto, e se sostituirlo con un nuovo articolo per permettere al parlamento irlandese di legiferare sulla questione. Lo spoglio si è concluso con la vittoria del Sì, che ha ottenuto circa il 66,4 per cento dei voti.

In Europa ancora a Malta, un paese molto cattolico, è completamente proibito. È l’unico stato dell’Unione Europea in cui c’è un pieno divieto.

Il cattolicesimo in Irlanda ha rappresentato storicamente l’elemento identitario nella sua secolare lotta contro l’Inghilterra: difendere i valori cattolici significava difendere la propria terra dal rischio cancellazione. La memoria storica dell’isola è piena di terribili testimonianze di eccidi e violenze compiute dall’invasore inglese. Azzarderei un confronto con l’Islam. Anche nei paesi musulmani l’identità religiosa, testimonia la volontà di resistere alla globalizzazione occidentale, certo strumentalizzata dalla politica, ma che ha, comunque, una sua intrinseca motivazione.

Come in Irlanda i tempi sono stati, solo oggi, maturi per un profondo cambiamento, anche nel mondo arabo dovremo attendere che le donne e i giovani, logorino lentamente ma inesorabilmente quelle strutture obsolete, non per distruggere la religione, ma perché essa torni ad essere un fatto privato autonomamente scelto. Solo così la fede non potrà essere presa a pretesto di conflitti.

L’Irlanda è stata un ottimo esempio per tutto il mondo, cattolico e non.

Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinché tu possa dirlo. (Voltaire sec. XVIII).

di Piera De Prosperis

0 comment