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Inquinamento a Napoli. Porto, aeroporto e Aci

by Ugo Cundari

Abbiamo chiesto al Presidente dell’ACI Napoli, Antonio Coppola, di intervenire sulla polemica da lui innescata a proposito di chi inquina di più a Napoli, se il traffico veicolare o piuttosto il porto e l’aeroporto, ma non ha ritenuto di rilasciare dichiarazioni in attesa di un prossimo confronto con gli altri soggetti coinvolti. Ci è sembrato comunque convinto che l’inquinamento automobilistico rappresenti solo una parte e non la più rilevante del problema. Tant’è che in occasione delle limitazioni al traffico il tasso d’inquinamento non scenderebbe significativamente. È un’impostazione suggestiva che andrebbe supportata e siamo sicuri che Coppola lo farà nelle sedi che preferisce.

Di contro, supportate dai dati, ci sono le posizioni di Armando Brunini, AD di Gesac che gestisce l’aeroporto di Napoli, e di Pietro Spirito, presidente di Autorità portuale di sistema del mar Tirreno centrale. Il punto di partenza comune a entrambi è una serie di dati rilasciati dall’Agenzia Europea dell’Ambiente nel suo “Rapporto Internazionale 2016 da cui si evince che il contributo del trasporto aereo alle emissioni di gas serra (CO2) è pari a circa il 13% contro circa il 73% da attribuirsi al trasporto su strada di cui le sole autovetture coprono ben il 44%. Per quanto concerne i PM10 il dato che emerge sempre dallo Studio dell’AEA del 2014, è che le emissioni da trasporto non stradale pesano sul totale (comprensivo delle emissioni da attività produttive, riscaldamento, produzione e consumo di energia elettrica etc.) solo per l’1,7%, contro il 10,8% relativo al trasporto su strada.

Per Brunini, “i confortanti dati sulla qualità dell’aria pubblicati nel nostro bilancio di sostenibilità, sono stati monitorati da ARPAC e da diversi anni la nostra attività è sottoposta a certificazione ambientale ISO 14001. D’altra parte Gesac ha condotto negli anni, campagne anche volontarie di monitoraggio sugli effetti delle attività aeroportuali sulla qualità dell’aria condivise con Regione e ARPAC, i cui risultati, in linea con i valori registrati da altre centraline ARPAC presenti in città, hanno evidenziato un andamento medio giornaliero tipico delle aree trafficate e dunque concentrazioni di inquinanti riconducibili al traffico stradale”.

Per quanto riguarda Spirito, “l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale, che abbraccia i porti di Napoli, Salerno e Castellammare di Stabia, ha avviato un programma di azioni sulle tematiche ambientali, legato alla efficienza nella operatività e alla costruzione della competitività delle strutture portuali, finalizzato a stimolare lo sviluppo ambientale sostenibile del Porto nel suo insieme”. L’obiettivo di Spirito è quello di creare uno sviluppo sostenibile del sistema portuale nel rispetto delle politiche e delle normative di natura ambientale, sia nazionali che comunitarie. L’AdSP ha, di recente, stipulato una Convenzione Universitaria per Servizi di Ricerca e Sviluppo con il Dipartimento di Ingegneria Industriale e dell’Informazione dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Tale Convenzione prevede l’esecuzione di una attività di coordinamento sui progetti, le ricerche e le attività in corso di realizzazione nel porto di Napoli e/o già concluse relative al settore energetico e ambientale.

“È in corso di svolgimento, attraverso indagini di tipo documentale, la stima dei consumi energetici e delle emissioni di inquinanti atmosferici relativi al porto di Napoli. Allargheremo questa indagine,  successivamente, ai porti di Salerno e di Castellammare di Stabia”. In sintesi, conclude Spirito, “l’Adsp del Tirreno Centrale è impegnata a valutare ad ampio spettro tutte le condizioni che possono determinare il miglioramento della qualità ambientale e della efficienza energetica, nella convinzione che tali elementi siano fattori strategici per rafforzare la competitività e l’efficienza del sistema portuale”.

 

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