L’Autore è Direttore Generale di Arpa Campania.
È stata presentata qualche giorno fa, in un luogo-simbolo della provincia di Caserta, la “Casa don Giuseppe Diana” a Casal di Principe, la corposa relazione (oltre 400 pagine) sulla Terra dei Fuochi, frutto di un lavoro pluriennale della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti (Presidente Morrone, relatori Cangiano ed Auriemma), approvata all’unanimità, che è significativamente titolata “evoluzione delle rotte criminali dei rifiuti e criticità emergenti della matrice acqua”.
Il titolo dell’inchiesta su Terra dei Fuochi evidenzia il taglio parzialmente innovativo della relazione finale, rispetto ai precedenti documenti parlamentari, incentrata non solo sulla tradizionale ma aggiornata analisi del ciclo dei rifiuti e sulle connesse attività illecite ma anche volta a focalizzare le nuove rotte illecite di rifiuti – in particolare verso la Puglia e la provincia di Foggia – con la seconda parte dedicata al delicato tema dell’inquinamento della matrice acqua, noto da tempo agli organismi tecnici e recentemente emerso all’attenzione mediatica.
La relazione bicamerale fonda su una ponderosa attività istruttoria, in larga parte riferita ai dati ed alla reportistica di Arpa Campania, citata nei punti salienti, relativa alle matrici ambientali ed ai vari aspetti di interesse specifico, in particolare per i settori dei rifiuti e delle acque, oltre alle stesse audizioni dei vari soggetti competenti, tra cui i direttori e dirigenti di Arpa Campania.
Lo scenario è quello dell’area vasta di “Terra dei Fuochi”, sotto i riflettori da alcuni lustri, caratterizzato fondamentalmente dallo smaltimento illegale dei rifiuti in cave e discariche, con conseguente inquinamento e rinnovate criticità collegate tra l’altro ai frequenti incendi negli impianti di trattamento, ai campi rom, ai roghi diffusi determinati anche dalla produzione irregolare dell’imprenditoria “in nero”, nonostante l’attenta ed intensificata azione di contrasto sul territorio da parte delle istituzioni statali (enforcement).
Rispetto ai fenomeni storici ed attuali di inquinamento delle matrici ambientali di questa area è intervenuta, nel gennaio 2025, la importante sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo “Cannavacciuolo c/Italia”, che prendendo in esame un periodo assai risalente, ha focalizzato una serie di violazioni e condannato l’Italia ad adottare e realizzare interventi e misure adeguate volte alla soluzione della complessa problematica entro un biennio.
Alla pronuncia giudiziaria internazionale, di carattere propulsivo più che sanzionatorio, ha fatto seguito pochi mesi dopo, da parte del Governo, sia la nomina di un Commissario unico per le bonifiche – nella persona del Generale Vadalà – sia un corposo intervento legislativo, di cui al decreto-legge “Terra dei fuochi” n. 116 dell’agosto 2025 poi convertito dalla legge n. 147 del 30 ottobre 2025, contenente un pacchetto di disposizioni urgenti e strutturali, anche di carattere penale, per il contrasto alle attività illecite in materia di rifiuti e per gli interventi di bonifica, che traggono spunto dall’esperienza maturata in questo territorio ma rivestono valenza nazionale.
La Commissione, alla luce degli attuali principi normativi unionali e delle acquisizioni documentali di fonte Arpac, analizza dettagliatamente la gestione del ciclo dei rifiuti in Campania nei suoi vari aspetti: il delicato tema della insufficiente raccolta differenziata e, soprattutto, delle relative infrastrutture impiantistiche; lo stato di avanzamento della rimozione dei rifiuti solidi (le c.d. “ecoballe”) accumulati nella fase dell’emergenza; i flussi in entrata e in uscita di rifiuti urbani e speciali distinti per tipologie, evidenziando l’articolato quadro delle criticità del territorio ma anche l’insieme delle cospicue attività preventive e repressive svolte in questi anni da autorità giudiziarie, forze di polizia ed organi tecnici.
Il rapporto parlamentare evidenzia la correlazione tra le insufficienze impiantistiche del ciclo, i conseguenti costi elevati a carico delle imprese in regola per le operazioni lecite di recupero e smaltimento dei rifiuti, il regime “a nero” in cui operano molte imprese non a norma – con attività che non possono essere regolarmente dichiarate – e quindi il “sommerso” della produzione che contribuisce all’alimentazione dell’illegalità nella gestione.
Nel contesto delle risposte istituzionali, accanto alle attività di prevenzione e controllo del territorio – laddove tra l’altro opera in Campania, da molti anni, la figura speciale del Viceprefetto dott. Ciro Silvestro, incaricato del contrasto al fenomeno degli incendi dolosi di rifiuti – risulta un’ampia sezione dedicata alle indagini tecnico-scientifiche di mappatura ambientale dei suoli ormai in fase avanzata. Esse sono condotte dal “Gruppo di lavoro della Terra dei fuochi” (Gdl), istituito dal decreto-legge n. 136/2013, composto da un insieme di enti – coordinati dai Carabinieri Forestali e con il preminente ruolo tecnico-operativo di Arpac – al fine di censire, mappare e classificare per particelle i terreni agricoli accertando i livelli di eventuale contaminazione delle matrici, con l’obiettivo di tutelare la catena alimentare e la salute collettiva, fino alle operazioni propedeutiche alle bonifiche agricole.
I risultati delle accurate indagini relative ai suoli e alle acque ad uso agricolo, sui territori dei comuni sottoscrittori del citato per la Terra dei fuochi, svolte secondo un modello tecnico-scientifico appositamente elaborato – con campionamenti e analisi, indagini geomagnetometriche e radiomentriche – evidenziano allo stato criticità piuttosto limitate rispetto alla superficie agricola utilizzata nel complesso dei 90 comuni (0,6%) ma comunque significative in termini d’impatto locale.
Oltre al Piano straordinario di controlli – promosso e coordinato dal Funzionario delegato del Ministero dell’Interno – risultano cospicue le attività investigative svolte in ambito regionale dai vari reparti dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Polizia di Stato e dalla polizia metropolitana, che tra l’altro hanno consentito di individuare nuove rotte illecite dei rifiuti prodotti in Campania, tra cui in particolare la preoccupante direttrice pugliese – soprattutto verso la vastissima provincia di Foggia- ed altre destinazioni nazionali e transnazionali.
Il rapporto si sofferma sinteticamente sulle questioni affrontate dalla lunga sentenza della Corte EDU del 30. 1. 2025, rispetto ai principali motivi di ricorso, che individuano una serie di precise negligenze imputabili allo Stato nel corso del tempo sotto diversi profili, circa il diritto alla salute, imponendo prescrizioni correttive contrassegnate da una puntuale tempistica di esecuzione, a cui ha corrisposto – tra le prime risposte del Governo – la efficiente e coordinata operatività del Commissario unico Vadalà per la bonifica e rimozione dei rifiuti nelle aree contaminate delle province di Napoli e Caserta, con poteri speciali ed apposite dotazioni finanziarie.
Il decreto-legge “Terra dei fuochi”, convertito dalla legge 147/2025, apportando incisive modifiche al Codice penale e a quello dell’ambiente, ha inasprito il sistema sanzionatorio per le condotte illecite tipicamente riferite ai fenomeni criminali di quell’area, di contrasto ai roghi ed agli abbandoni, trasformando fattispecie contravvenzionali in delitti, anche con l’introduzione di nuovi strumenti investigativi – come la possibilità di arresto in flagranza differita tramite videoriprese per i reati ambientali più gravi- ha stanziato fondi per la bonifica (per il momento 15 milioni di euro) e previsto maggiori responsabilità per le violazioni anche a carico delle imprese.
In definitiva la relazione 2026 della Commissione, alla luce delle evidenze investigative raccolte, individua alla base del traffico illecito di rifiuti e, più in generale, della malavita ambientale, una combinazione di diversi fattori criminogeni ed indica in linea di massima una serie di ipotesi di lavoro, su cui indirizzare ed ottimizzare gli sforzi e gli interventi delle politiche pubbliche già in atto.
Tra le principali cause di criticità la Commissione sottolinea le carenze di infrastrutture , con una conseguente fragilità impiantistica che impone l’esportazione dei rifiuti, determinando l’innalzamento dei costi delle operazioni legali di smaltimento che ne risultano scoraggiate; la consistenza della produzione derivante dall’economia sommersa, che concorre alla causazione dei roghi; la trasformazione della criminalità ambientale in articolate lobby imprenditoriali e professionali; lo sviluppo di nuove rotte illecite nazionali ed internazionali nel traffico dei rifiuti, delineando così un quadro di preoccupante insidiosità ed in continua evoluzione.
Tra le direttrici di intervento la relazione indica il decisivo miglioramento della raccolta differenziata verso necessari obiettivi di autosufficienza regionale; l’adeguamento del sistema infrastrutturale alle reali esigenze territoriali, attuando il principio di prossimità, per incentivare ed abbattere gli oneri delle forme lecite di gestione; l’incremento ed efficientamento dei controlli ispettivi di filiera ed intercettazione dei flussi; la sorveglianza avanzata con tecnologie di ultima generazione, satellitari e sistemi di intelligenza artificiale (“control room”) con utilizzo di droni, radar, videocamere ecc.; l’applicazione costante e sistematica delle nuove e più rigorose sanzioni penali, che richiede soprattutto il potenziamento del supporto tecnico-specialistico alle attività di indagine (tra cui, aggiungiamo, le strutture delle Agenzie ambientali); lo sviluppo della cooperazione internazionale e sovranazionale, anche con maggiori scambi informativi, nel controllo e contrasto del sempre insidioso traffico transfrontaliero, anche negli ambiti portuali.
Ma, soprattutto, urgono la sensibilizzazione e corresponsabilizzazione civica della comunità e le azioni strutturali di bonifica, manutenzione, pulizia straordinaria e risanamento del territorio, snellendo le complesse e farraginose procedure, anche attraverso la notevole azione di spinta impressa dal Commissario unico in necessaria sinergia con le istituzioni e gli enti del territorio.
Si tratta di obiettivi evidenti e ben focalizzati, anche nelle modalità di attuazione, corrispondenti ad esigenze di intervento ormai chiare ed improcrastinabili, che richiedono collaborazioni tra tutte le istituzioni responsabili ed i soggetti interessati, nell’ambito di una strategia di breve e medio periodo, ormai già concretamente attivata ma da intensificare e sviluppare con continuità e senza indugio, per offrire un futuro di sicurezza ambientale al territorio.
