Home In evidenza Dolosi gli incendi di Lòngola, ma i soldi stanziati restano lì

Dolosi gli incendi di Lòngola, ma i soldi stanziati restano lì

L'Archeofestival 2026

by Federico L.I. FEDERICO
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Domenica scorsa presso il Parco Archeologico Fluviale Preistorico di Lòngola, anzi, presso i suoi resti carbonizzati, si sono ritrovati alcuni dei massimi rappresentanti delle istituzioni regionali e statali operanti nella nostra regione Campania. L’occasione era data dall’Archeofestival promosso da alcune decine di Associazioni, guidate dalla locale Terramare Tremila. Fin dai primi interventi è stato precisato che le due consecutive azioni incendiarie e distruttive sono senza alcun dubbio dolose. Inoltre, Gabriel Zuchtriegel rivolgendosi ai circa duecento presenti, ha assicurato che i tre milioni di euro stanziati per Lòngola saranno interamente spesi per Lòngola, che avrà davanti un gran futuro per il proprio passato di rara testimonianza protostorica.

 

 

 

Lòngola fu forse un villaggio Sarrastro. Ma oggi noi non abbiamo altre notizie sui Sarrastri, se non quelle, poetiche, del Libro V dell’Eneide di Virgilio, il grande Poeta latino. Virgilio però fu particolarmente amato e venerato a Neapolis, la città che lo ritenne un Mago e ne accolse i resti umani, conservati ancora oggi nella Tomba di Virgilio, appunto. Un luogo affascinante che potrebbe essere tappa turistica per coloro che invadono Napoli, ormai quotidianamente.

Nella Valle del Sarno, dunque, vissero i Sarrasti, antica popolazione campana o, forse, oscosannitica. Essa era proveniente dalla lenta e lunga migrazione oscoumbra che – partita dal vicino Medio Oriente e approdata sulle aree orientali della penisola italica – preferì scavalcare gli Appennini e dirigersi verso il più temperato e ferace meridione. Da ciò nacquero poi gli insediamenti nella pianura campana, bagnata dalle acque del fiume Sarno, che Virgilio, secoli dopo, già descrive come plurime, definendole “Aequora Sarnus quae rigat Sarrastos” nella propria Eneide.

E questa è la probabile chiave interpretativa del sistema abitativo protourbano longoliano. Esso testimonia un ancestrale, intimo, rapporto tra uomo, acqua e territorio già nel secondo millennio a.C. nella Valle del Sarno.

Rimane a noi ancora però oscuro quale potesse essere la forma “politica” del potere costituito, capace di organizzare, dirigere e attuare interventi simili, a così grande scala territoriale. Occorreva un potere centrale e forte del tipo di quelli aristocratici mediorientali. Il dato, qualora confermato, cambierebbe la Storia della Campania per come la abbiamo finora conosciuta.

 

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