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Lo sciopero della Scuola

by Piera De Prosperis

 

Due campane dissonanti che rintoccano in maniera discorde: il ministro Bianchi e i sindacati della scuola.

Bianchi dice che non sono stati tagliati 130 mila docenti, che i precari sono stati agevolati, che mai come in questo contratto sono previsti tanti soldi. Pur essendo ipotizzati un milione e 400mila bambini in meno fino al 2032, ancora al 2026 le risorse e il numero dei docenti rimarranno uguali. Salvo poi iniziare il taglio di 2000 insegnanti l’anno per i successivi cinque anni. Secondo Bianchi “forse il decreto legge 36 va letto meglio, la sua lettura credo sia stata affrettata. Col Pnrr arriveranno 17,5 miliardi nelle scuole: 10 miliardi in infrastrutture, 2 nel digitale e 5 per la qualità della didattica, 1,5 per intervenire sulle differenze territoriali. Una tale cifra per la scuola non si è mai vista”. Sulle lamentele per la mancata stabilizzazione dei supplenti di vecchia data, con oltre tre anni di servizio svolto, il ministro ha detto che con il DL 36 è stato programmato “un intervento importante per i precari: per la formazione di tutti sono necessari 60 crediti, per i precari ne sono previsti la metà, e a loro si permette di andare direttamente al concorso, che è previsto dalla Costituzione: possiamo migliorarne la formulazione, lo faremo, ma a loro è dato comunque un vantaggio straordinario”. Sugli stipendi non adeguatamente incrementati, nemmeno con la bozza del nuovo contratto, Bianchi ha ricordato che “la contrattazione” per il rinnovo dei contratti dei docenti “è partita: è previsto un intervento significativo per il comparto, sono stati aggiunti 300 milioni, magari non sufficienti per i sindacati”. In sostanza si prevede un aumento attorno ai 100 euro lordi medi.

I sindacati rispondono che il governo ha scelto di costruire una formazione per pochi, finanziata con la riduzione del personale. Il previsto calo demografico diventa un alibi per tagliare gli organici mentre potrebbe tornare utile per sfoltire le cosiddette classi pollaio. L’organico aggiuntivo per la sorveglianza, il supporto agli alunni e l’igienizzazione non sarà più rifinanziato, creando notevoli difficoltà nella gestione del ritorno a scuola a settembre. I sindacati della scuola chiedono, tra l’altro, lo stralcio dal decreto di tutte le materie di natura contrattuale; l’avvio immediato della trattativa per il rinnovo del contratto, scaduto da tre anni; l’implementazione delle risorse per la revisione e l’adeguamento dei profili Ata e per l’equiparazione retributiva del personale della scuola agli altri dipendenti statali di pari qualifica e titolo di studio e il progressivo avvicinamento alla retribuzione dei colleghi europei. E poi, l’eliminazione degli eccessi di burocrazia nel lavoro dei docenti; la restituzione della formazione di tutto il personale della scuola alla sfera di competenza dell’autonomia scolastica e del collegio docenti; la revisione degli attuali parametri di attribuzione degli organici alle scuole per il personale docente, educativo e Ata.

Siamo su due rive opposte. E la parte in causa, i docenti, come si sono schierati?

Secondo i primi dati che arrivano dal Dipartimento della Funzione Pubblica (ore 14,15 del 30 maggio), lo sciopero si sarebbe attestato intorno al 14%. Percentuale bassa che già di per sé è un dato significativo.

Ed è questo il suono flebile ma ben percettibile della terza campana, campanella direi, pur essendo coloro sulla cui pelle si gioca una partita politica di tagli e mancato riconoscimento. La progressiva disaffezione verso i sindacati ed in genere verso tutto ciò che riguarda il parlare di scuola in politichese ha sempre più allontanato il personale della scuola dalla partecipazione a queste manifestazioni che, in effetti, poco incidono sull’opinione pubblica. Forse l’unico strumento che ancora potrebbe avere forza contrattuale è il blocco degli scrutini che metterebbe in difficoltà l’estate di molte famiglie e forse anche quella degli stessi docenti, disillusi, pronti a fuggire loro stessi il prima possibile dalle aule alla fine di un anno scolastico ancora una volta estremamente difficile. Allora perché perdere una giornata di lavoro quando comunque le decisioni passano sulla testa? Del resto di proclami di salvezza della scuola ne abbiamo sentiti troppi. Ed ecco che anche quel 14% è tanto. Alle ore 17 di ieri 30 maggio i dati dicono che l’adesione allo sciopero è salita al 15,59%. Siamo lontani da una partecipazione davvero massiva e consapevole, nonostante le dichiarazioni che parlano di un’altissima adesione. Come nelle elezioni politiche il dato astensionismo è quello che fa più discutere, date le questioni in gioco anche il dato della scarsa partecipazione allo sciopero della scuola dovrebbe far riflettere.

Scarsa considerazione sociale, demotivazione professionale, stipendi insufficienti vi bastano queste motivazioni per non aderire ad uno sciopero?

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