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Per una DAD che non dimentichi gli studenti

by Maria Mastrullo

Salerno, come tutta la Campania, oltre al Covid-19 è colpita da tante altre malattie: culturali, sociali, psicologiche, economiche, politiche e divisa sulla chiusura delle scuole. L’ordinanza del Ministro della salute ha inserito la Campania in zona rossa a partire da domenica 15 e fino al 29 novembre. Ma mentre nelle altre zone rosse d’Italia la didattica in presenza è possibile per le scuole dell’infanzia, le elementari e la prima media, in Campania invece la Regione ha stabilito che non riprenderanno prima dal 24 novembre. Previo screening volontario del personale docente e non docente e degli alunni.

A nulla sono valse mozioni e interrogazioni di amministratori locali di ogni ordine, grado e colore per tenere eventualmente conto delle diverse realtà vissute all’interno della regione stessa. Nonostante la duplice vittoria di De Luca nelle aule della giustizia amministrativa, i ricorrenti, un gruppo di cittadini “nell’interesse dei figli minori”, continuava la protesta contro la didattica a distanza che, a loro dire, svantaggerebbe lo sviluppo educativo, sociale e psichico dei bambini e violerebbe il diritto costituzionale all’istruzione. Non solo, ma impedirebbe anche ai genitori di lavorare, dovendo assistere i figli a casa.

Nei giorni scorsi il Coordinamento Scuole Aperte Salerno ha organizzato un flash mob di genitori e alunni che hanno appeso grembiuli e zainetti ai cancelli delle scuole sbarrate chiedendo di tornare alle lezioni in aula. “No alla DAD”, “Basta con questa STORIA ridateci la SCUOLA”, “Se ci togliete la scuola, ci togliete il futuro”, “Tornare in classe è un nostro diritto”, sono stati alcuni dei cartelli esposti. Malgrado l’aggravarsi dell’epidemia le mamme non ci stanno. Per loro la scuola non è il luogo del contagio, perché le regole esistono e vengono rispettate, ma il vero problema è fuori dalla scuola. Sarebbe l’assembramento incontrollato dei ragazzi per strada a favorire la diffusione del contagio. Altri genitori, invece, non se la sentono di correre rischi e ritengono che nell’attuale emergenza sia necessario ricorrere alla didattica a distanza.

E gli alunni? Molti ritengono che la DAD non sia “didattica perché dimentica troppe cose: dimentica gli studenti, che da persone diventano nomi su uno schermo, dimentica che non tutti hanno le stesse possibilità, che non tutti hanno un computer personale e che possono usufruire di una connessione ultraveloce, di pc tecnologicamente avanzati per poter seguire le lezioni in maniera omogenea”. Sono stanchi. Cade la connessione e devono ripetere l’ingresso in piattaforma. Si spegne la telecamera. Qualcun non riesce proprio a collegarsi oppure si interferisce con i microfoni di altri in vivavoce. Problemi che mettono a dura prova anche la voglia di seguire la lezione.

Sembra la scena del film di Alberto Sordi del 1971, “Bello, onesto, emigrato…” diretto da Luigi Zampa, in cui il protagonista era un emigrato in Australia. Si vede una classe a distanza, per via della carenza di insegnanti, con i bambini che seguono le lezioni alla radio interagendo con un grosso microfono. Al posto della radio oggi c’è il computer, ma la sostanza non cambia.

Magari però, per esempio, l’insegnante parla di Decadentismo, di speranze deluse, di poeti maledetti, di ipocrisia sociale, del male di vivere che poi Montale renderà esplicito. Il discorso si allarga e il docente chiede: perché sentiamo dentro questo disagio perenne? Come affrontarlo? Come utilizzarlo a nostro favore? Vale la pena lottare per un mondo diverso oppure è solo utopia? Possiamo cambiare le cose da soli o serve unirsi? E allora non c’è più bisogno di spegnere i microfoni dei ragazzi per evitare la confusione, perché nonostante la distanza regna il silenzio dell’ascolto interessato.

Oltre al Tar e al Consiglio di Stato, anche i Dirigenti scolastici sono favorevoli al provvedimento del governatore della Campania. Claudio Naddeo, Presidente dell’Associazione Nazionale Presidi – Sezione di Salerno, sostiene che “Continuare con le restrizioni è una necessità non certo un bene, se si considera il diritto allo studio. Tenere chiuse le scuole arrecherà sicuramente danni a queste generazioni ma aldilà delle polemiche sul conflitto di competenze, la didattica a distanza serve a dare una stretta adesso e significa poter sperare di riprendere quanto prima con numeri e rischi di contagi decisamente abbattuti. Sulla bontà dei risultati della DAD stiamo operando con riunioni, controlli e monitoraggi continui, ascoltando dirigenti, docenti, genitori e alunni. Dopo la fase di improvvisazione dello scorso anno scolastico siamo stati meno colti in maniera impreparata ma resta il problema della differenziazione per cicli e per gradi (infanzia, primaria e secondaria). Occorre che con l’autonomia scolastica e i regolamenti di istituto si proceda per tipologia di studi auspicando almeno un’organizzazione didattica integrata e pianificando in presenza le attività di laboratorio per le materie specifiche di indirizzo. Per le autonomie scolastiche ci vuole la massima libertà perché o l’autonomia la rendiamo effettivamente funzionale, e la nota del Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del MIUR, Marco Bruschi, va in questa direzione, oppure rimane il problema di trovarsi davanti a un bivio tra norme contrattuali e la possibilità di pianificare un’organizzazione didattica lasciata alle responsabilità professionali e alle capacità organizzative dei Dirigenti scolastici”.

Nell’attesa rimane la pressante necessità che in questa emergenza l’azione didattica e tutti i servizi connessi siano sempre più rispondenti alle finalità formative.

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