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Sblocca Cantieri

by Giulio Espero

Dopo mesi di annunci, finalmente il famoso decreto Sblocca Cantieri (D.L. 32/2019 recante “Disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l’accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici”) è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 18 aprile scorso ed è in vigore. Dovrà essere convertito in legge dalle Camere entro il 17 giugno 2019.

Vediamo, senza pretese di esaustività, alcune delle modifiche più significative introdotte al Codice degli Appalti.

Innanzitutto, è prevista l’adozione di un Regolamento attuativo, entro il 15 ottobre 2019, sostitutivo delle attuali disposizioni provenienti da decreti o linee guida, su svariate materie. Quindi il quadro normativo non è ancora completo, ma sembra comunque che il ruolo dell’ANAC di Cantone sia stato fortemente ridimensionato.

I lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria (a meno di quelli che prevedono interventi strutturali) potranno essere affidati sulla base del solo progetto definitivo. Un tentativo di semplificazione di non scontata efficacia.

L’anticipazione del 20% del prezzo dell’affidamento non riguarda più solo i lavori ma anche le forniture e i servizi, compresi quelli di progettazione.

Affidamento di lavori sotto soglia. Sotto i 200.000 euro, potranno essere affidati con semplice procedura negoziata (consultazione di almeno 3 operatori). Oltre i 200.000 euro e fino alle soglie comunitarie, mediante procedura aperta con il criterio del minor prezzo (salvo i casi di obbligatorietà del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa). In pratica, un po’ più di mano libera per le stazioni appaltanti.

Vengono introdotte alcune modifiche al sistema di qualificazione dei concorrenti, pur con continui rimandi al Regolamento. Niente di rivoluzionario. Tra le altre, il periodo di riferimento per il possesso dei requisiti non è più di 10 anni ma di 15, evidentemente a causa della perdurante crisi del settore che da tempo ha impoverito il curriculum delle imprese.

Benvenuta la nuova disciplina relativa ai consorzi stabili, aggregazioni di piccole e medie imprese al fine di ottenere vantaggi competitivi sommando i requisiti. Ebbene, è stato finalmente chiarito che il rapporto tra consorzio e consorziato non costituisce subappalto.

Rimanendo in tema, il subappalto può arrivare fino al 50% (non poco) dell’importo complessivo dei lavori. Non è chiaro quale sia il vantaggio, mentre i rischi sono evidenti.

E’ stato poi ripristinato l’incentivo del 2% alla progettazione interna alle Pubbliche Amministrazioni.

Quanto alla finanza di progetto, gli investitori potranno presentare le loro proposte anche associati con i progettisti. Un discreto risultato per la categoria.

Nelle gare ad offerta economicamente più vantaggiosa, è stato soppresso il limite del 30% posto come tetto massimo assegnabile per il punteggio economico. Non premia la qualità delle offerte e, quindi, dei lavori che si andranno a realizzare, perché una percentuale troppo alta per il punteggio economico trasforma di fatto la gara in un massimo ribasso.

Ma sono state introdotte molte altre modifiche, dai requisiti per la progettazione alla possibilità di nominare commissari di gara esterni all’albo dell’ANAC, per esempio. Quelli bravi le hanno contate, pare siano 81.

I commenti degli addetti ai lavori vanno dal non particolarmente soddisfatto dei costruttori, alla bocciatura vera e propria degli ordini professionali (ingegneri e architetti uniti), per non parlare dell’elegante disappunto istituzionale espresso pubblicamente da Raffaele Cantone.

Non siamo tra quelli che gridano allo scandalo, anche se si nota la mano di svariate lobby. Nessuna delle modifiche introdotte può dirsi decisiva. Ed è proprio questo il limite: la mancanza di coraggio, di una visione di futuro. Una mano ai progettisti, un aiutino alle piccole imprese, una cortina di fumo alle zone terremotate e un contentino ai dipendenti pubblici.  Senza una visione precisa e organica. Senza alcuna riforma sostanziale e duratura, davvero capace di innovare un sistema di realizzazione delle opere pubbliche e di gestione dell’edilizia pubblico/privata che fa acqua da tutte le parti.

Una riforma forse inutile, dove la parola “sblocca” rimarrà confinata nelle intenzioni del titolo. Vedremo cosa succederà quando il decreto verrà converto in legge (c’è da scommettere con modifiche) e quando, forse, verrà emanato il relativo regolamento.

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