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Seconda prova: latin-greco e mate-fisica

by Piera De Prosperis
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La seconda prova dell’esame 2019, la temuta latin-greco e mate-fisica, per fermarci ai soli licei, dove la novità era più eclatante, pare non sia stata particolarmente gradita dai ragazzi.

Gli studenti hanno trovato le prove più difficili rispetto alle simulazioni, soprattutto hanno dichiarato di aver trovato molto ostica la presenza di più materie contemporaneamente. Il brano di Tacito al classico è risultato difficile, allo scientifico i quesiti di fisica hanno creato scompiglio.

Ma oltre le solite lamentele dei ragazzi che avrebbero da ridire anche sulla traduzione di una favoletta di Fedro o sull’applicazione del teorema di Pitagora, cosa c’è di vero in questo de profundis?

La traduzione di Tacito, proprio perché autore post-classico, con una struttura sintattica dominata dalla variatio e dalla brevitas, richiede competenze, abilità di resa e soprattutto conoscenza delle strategie che lo storico mette in atto per rendere, attraverso la lingua, il pathos degli anni turbolenti che racconta. Insomma, tradurre Tacito non è veramente una passeggiata. Tuttavia nello specifico della prova di quest’anno il confronto con un brano di Plutarco (c’era la traduzione dal greco) che raccontava esattamente la stessa cosa, cioè l’uccisione di Galba in quel terribile anno dei quattro imperatori, il 68 d.C., avrebbe potuto mettere i ragazzi sulla strada. Ovviamente Plutarco, da biografo quale è, si sofferma su altri dettagli che allo storico non interessano. Ma tant’è, ci si poteva arrivare.

Interessanti e significative le note di contestualizzazioni che servono sicuramente a non sentire la traduzione come mera opera di trasferimento da una lingua all’altra. Fin qui i ragazzi non hanno scuse, non c’è da lamentarsi. Dove invece mi sento di riconoscere la giustezza delle lamentele è sulle domande: il confronto tra le strategie dei due testi sembra un po’ troppo per lo studente liceale. Il rischio è di banalizzare la risposta perché non si è in grado di affrontarla. Anche la differenza tra biografia e storiografia è complessa per uno studente della quinta liceo. I ragazzi non sono abituati a questo tipo di analisi, e nel giro di pochi mesi, quanti sono passati dall’introduzione della Riforma Bussetti, sarebbe stata un’impresa ciclopica cambiare impostazione e metodo di lavoro didattico.

Non meglio è andata ai ragazzi dello scientifico. Al posto del tradizionale format di 2 problemi e 10 domande, nel testo della prova sono stati proposti 2 problemi e 8 quesiti, in modalità multidisciplinare con la combinazione di esercizi di matematica e di fisica. Per ottenere il massimo dei voti, ossia 20 punti, bisogna risolvere correttamente un problema e quattro quesiti, cioè la metà esatta degli esercizi presentati.

Il primo problema, in particolare, ha avuto come argomento lo studio di una funzione parabolica e di una esponenziale, combinate con l’analisi del campo magnetico prodotto da fili percorsi da corrente e con la corrente indotta in una spira rotante immersa nel campo stesso. Nel secondo, invece, il punto di partenza è il campo elettromagnetico all’interno di un condensatore, da cui ricavare le relative circuitazioni e flussi. Il tutto intrecciato con lo studio di una funzione irrazionale fratta, con il calcolo di rette tangenti e punti di flesso e con il confronto tra i grafici di una funzione e la sua primitiva.

Tra i quesiti, spiccano le funzioni polinomiali dispari, la ricerca di massimi e minimi (sia di una funzione algebrica sia di un insieme di parallelepipedi), una superficie sferica e il calcolo delle probabilità per il lancio simultaneo di 4 dadi. Poi ritorna ancora l’argomento della corrente indotta in una spira, questa volta immersa in un campo magnetico variabile nel tempo, e ci sono esercizi pure sulla relatività ristretta e su un protone che si muove con una traiettoria a elica all’interno di un campo magnetico. Non mancano, infine, il calcolo di limiti, la geometria analitica tridimensionale e le domandine sulle peculiarità del moto circolare.

Io mi sarei dichiarata prigioniero politico, quindi capisco i ragazzi smarriti. Tuttavia, anche esperti del settore, docenti con anni di esperienza hanno sostenuto che nei quesiti di matematica sono coinvolte competenze di algebra, analisi matematica, geometria dello spazio e probabilità, che non è facile approfondire nel corso di studio.

Bella novità è stata invece per l’indirizzo Scienze umane la scelta di un brano di Don Lorenzo Milani (da Lettera ad una professoressa), vissuto tra il 1923 e il 1967 insegnante, educatore, scrittore e amante degli “ultimi” della società. È uno dei testi più famosi del sacerdote: in quelle pagine si traccia l’intero contenuto della sua proposta educativa e la denuncia di una scuola italiana classista e impegnata nel favorire solo le aree più ricche del Paese.

Discorso diverso per gli istituti tecnici industriali, dove da anni vengono proposti progetti multidisciplinari. Realizzare un sistema a logica programmata che utilizzi componenti elettronici o similari, appartiene all’impostazione curriculare e coinvolge con naturalezza (senza forzature) diverse discipline del triennio di specializzazione. Era questo forse il modello che avrebbero voluto esportare tout court negli altri indirizzi.  

Che dire, mai come in questo momento la scelta delle tracce ha dimostrato l’atteggiamento schizofrenico del Ministero. Aiutiamoli ma non troppo. Portiamo delle novità per dimostrare che siamo quelli del cambiamento, ma rassicuriamo i ragazzi che tutto finirà per il meglio. Non investiamo sulla cultura però citiamo Don Milani.

Meno male che ci sono i docenti, maltrattati, accusati di pigrizia, incapacità, in fuga dalle responsabilità, ma indispensabili quando si tratta di dare un aiutino … ce ne sarà stato molto bisogno!