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Troppa boria accademica contro la cultura della Destra

by Bruno Gravagnuolo
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Parliamo dell’accurata intervista di A. Gnoli a Gennaro Sasso, grande studioso italiano di Machiavelli e Croce, nonché ontologo neo parmenideo, su Robinson di domenica 21 gennaio. C’è più di una cosa che sfugge.

La prima. Sarà anche di infimo livello questa destra, come pensa il prof. Sasso, ma un’azione egemonica, di rilancio dei suoi temi ed autori, può ben farla, eccome! E può farla, a differenza di quanto pensa l’illustre studioso, minutamente, capillarmente, didatticamente. Dai manuali alle cattedre, ai programmi Tv, all’inclusione nel suo pantheon di figure lontane, come Gramsci – lo vediamo con Sangiuliano – e persino Marx.

Del resto Gentile non cominciò con Marx nel 1897 (La filosofia di Marx) per farne la base di un idealismo oggettivo prassista e volontaristico? E Croce, liberale di destra, non fu marxista in gioventù, fino poi a ridurre Marx a mero canone (economico) di interpretazione della storia?

D’accordo, non vi son più quelle altezze, Sasso lo dice. Ma il potere e i mezzi per formare e influenzare le menti ci sono, eccome.

Intanto la Destra sta progettando l’Opera nazionale di Gentile. Curatèla chiesta a Sasso e che egli rifiutò: ne avrà avuto pur diritto, a 95 anni e con tutto ciò che ancora fa!

Eppure ci hanno pensato e troveranno prima o poi qualcuno disponibile. Frattanto, per incidens, della famosa opera completa post-Einaudi di Gramsci non si sente parlar più. Per ora è sotto l’egida del Quirinale. E tuttavia, al momento, silenzio. La prenderà in mano la Destra con Sangiuliano?

Quanto alla seconda questione, che a Gennaro Sasso sfugge, eccola: Gentile fu un filosofo speculativo. Non certo uno squadrista fascista, ha ragione lo studioso a distinguere. Fu però un ‘fascista nazionale, persuaso come Giocchino Volpe che il “regimemovimento” fosse una prosecuzione del Risorgimento. Fu un liberal fascista e su questo si divise dal Croce liberale e giolittiano. Che, detto tra parentesi, non lesinò pur’egli laudi iniziali al salutare manganello ‘revulsivo’!

Ebbene sarà anche logicamente incongruo – come per Sasso è – il nesso tra Atto eterno della volizione conoscitiva in Gentile e il Divenire della storia di allora che fu spirito oggettivo. E v’è contrasto tra Atto puro del pensiero e impurità del Divenire molteplice, sempre in Gentile. Sta di fatto che, a coniugare quei due momenti e a fonderli in una sola prassi etica politica, fu Gentile stesso.

Come teoreta della violenza rivoluzionaria, che rompeva la positività della ‘legalità conservatrice’ liberale italica e apriva il varco alle energie nuove della nazione. Vedasi discorso del maggio 1924 al teatro Massimo di Palermo. Unico punto liberale residuo in Gentile restò il primato della teoresi e dello Stato sulla fede e sul confessionalismo, che gli valse la messa all’indice cattolica.

Poi c’è il Gentile politico ed economico. Quello corporativo e partecipativo, che sostenne la ‘corporazione proprietaria’ di Ugo Spirito e Volpicelli. In parte assunta, quale articolazione amministrativa dello Stato, nella Camera dei Fasci e delle Corporazioni, con nomina dall’alto e di regime. Molto più a destra dello Hegel prussiano del 1821 (Filosofia del diritto) dove la Camera bassa era nominata dalle corporazioni stesse! Un tema questo che torna nell’ultimo Gentile saloino-Rsi, segnatamente in ‘Genesi e struttura della società del 1943. Dove viene delineata una fisionomia organica, gerarchica e partecipata dei produttori all’economia via via resa pubblica e socializzata.

Tutte cose queste – tra il 1926 con la Carta del lavoro di Bottai e l’ultimo Gentile del 1943 – che formano il bagaglio stesso della Destra sociale, un impasto ben presente nella biografia e nelle esperienze del ceto politico post fascista attuale.

E allora, in conclusione, al contrario di quanto afferma Sasso, pur massimo studioso in Italia di Gentile e Croce, gli appigli per una revanche egemonica della Destra con i suoi temi e i suoi autori ci sono. Eccome! Appigli, concetti precisi, e antecedenti. Né vale suggerire alla Destra, come fa Sasso in risposta a Gnoli, di ripartire semmai da Julius Evola, esoterico razzista bio culturale e gerarchico, che inseguiva archetipi para nazisti e che vedeva nella modernità solo l’occasione per ‘cavalcare la tigre’, al fine di ripristinare caste elette nel ciclo di un eterno ritorno mitologico.

L’Evola usato dal fascismo nelle leggi razziali del 1938, e persino dadaista e pittore d’avanguardia, fu non per caso laterale nel ventennio. Ciò proprio a motivo della sua radicalità mistica. E tale rimase del tutto per la Destra del dopoguerra, i cui eredi oggi si appropriano delle istituzioni. Il motivo è semplice: questa Destra nazional conservatrice e populista vuol prendersi lo Stato, la storia e l’identità nazionale. Non le mitologie romantiche o il mero gusto per le saghe alla Tolkien. Per questo ha bisogno di capisaldi forti da attingere nell’arsenale concettuale post liberale del ‘900: ascesa delle masse, globalismo e Stato-Nazione, età dell’imperialismo.

E dunque ancora: alienazione della tecnica, che spianta identità e mondi vitali e ha bisogno di pensatori forti: Gentile, Heidegger, Karl Schmitt, Arnold Gehlen, Leo Strauss, Hajek, Ernst Juenger. E anche Niklas Luhmann, in anticipo con la sua ‘semplificazione di complessità’ in era democratica, sul ‘pensiero algoritmico’, fatto di sistemi e sotto sistemi linguistici a rete. Converrà perciò non ripetere, come pare fare Gennaro Sasso, antichi motivi elitari crociani e azionisti sul fascismo come incultura, barbarie e ignoranza. Fascismo e post fascismo ebbero e hanno certamente tratti tragicomici e kitsch. Ma furono e sono un tentativo di innovazione conservatrice di massa, con radici in angosce di massa, interessi e moventi vitali. Buttarla in burletta o in irrilevanza sarebbe un errore fatale. Segno di boria accademica e di irresponsabile cecità politica.

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Gloria Ghisi 24 Gennaio 2024 - 14:02

Accidenti se hai ragione. Tu lo esponi dall’alto dei tuoi studi filosofici, ma purtroppo non è solo questo, il fascismo sta diventando pratica quotidiana,vita concreta, va già oltre alla tv e all’informazione in genere, ha infiltrato i programmi di presunto approfondimento. Sempre meno i baluardi ancora in piedi, per cui chi può perché ha cultura si guarda e si legge solo quello che ritiene opportuno, e non va bene. Bisogna puntualizzar, come hai fatto tu.

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