Nella prima serata di venerdì 29 maggio, presso l’Auditorium di Pompei Scavi nella Pineta demaniale del Parco Archeologico, è stato presentato il libro tratto da testi inediti di Antonio Sogliano, nato alla metà dell’Ottocento e a Napoli, vissuto a cavallo tra l’Otto e il Novecento, dopo essere stato allievo di Fiorelli, il capostipite dell’Archeologia Pompeianistica. Di Sogliano ha parlato con dovizia di citazioni, interrotte dalle sue vive e vivaci considerazioni, Stefano De Caro, archeologo di fama internazionale, che chi scrive ama definire il più pompeiano dei grandi pompeianisti e, poi, Antonio Varone, archeologo grande epigrafista, Presidente dell’Associazione Internazionale degli Amici di Pompei.
Il titolo del libro di Antonio Sogliano è: POMPEI nel suo sviluppo storico – Pompei Romana, con una “sotto copertina”, la quale ripropone la vecchia copertina del suo racconto della Pompei Romana – scritto (ma non pubblicato) alla fine anni Trenta del secolo scorso. Il titolo “interno” del libro è quindi lo stesso, e riporta l’arco temporale storico trattato nel Libro:(dall’80 a.C. al 79 d.C.) e, in particolare, annuncia una “Appendice” (L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.).
Il recupero degli scritti di Sogliano si deve al meritorio acquisto dei suoi testi inediti fatto dalla Associazione Amici di Pompei E.T.S. e al determinante, straordinario, lavoro di curatela dell’archeologa Grete Stefani, che ha così consentito la pubblicazione della Pompei Romana. La breve Presentazione del Volume – di aspetto démodé gradevole, in cui si ritrova la mano esperta e lieve di Laurentino Garcia Y Garcia – è stata scritta da Gabriel Zuchtriegel. Ma, subito dopo, una densa e corposa “Premessa del Curatore” scritta da Grete Stefani, dal titolo accattivante Antonio Sogliano, chi era costui?, illustra bene vita e opere di Sogliano e già nelle prime righe afferma perentoriamente: “Antonio Sogliano (…) che fu discepolo e amico degli llustri Pompeianisti i cui busti ornano il cosiddetto “larario dei Pompeianisti”, affianco all’Antiquarium di Pompei: Giuseppe Fiorelli, Miche Ruggiero, August Mau, Matteo della Corte, Amedeo Maiuri (…) Agli Scavi di Pompei è stato quasi dimenticato”.
A chi scrive – entrando in medias res – rimane da aggiungere che Antonio Sogliano fu, forse, troppo legato a Giulio De Petra, di cui era stato allievo, tant’è che fu costretto ad allontanarsi da Napoli, a causa delle roventi polemiche che lo investirono. E Napoli – già capitale defenestrata dalla (dis)Unità d’Italia, portata a termine da Vittorio Emanuele II – rimaneva la Capitale del Mediterraneo per il mercato antiquariale archeologico, più o meno clandestino. Anzi, più clandestino che… E’ noto, infatti, che a Napoli nella seconda metà dell’Ottocento si recavano i mercanti greci per approvvigionarsi di materiali magnogreci di vario pregio, da piazzare poi come “autentici” sui mercati di Londra o Parigi con false attestazioni di provenienza greca, come ebbe a denunciare pubblicamente lo studioso “antiquario” francese Lenormant, già di suo abbastanza “equivoco”.
Chi scrive, poi, aggiunge l’ipotesi che sul ricco mercato di Napoli arrivassero in vendita sculture marmoree e oggetti archeologici “dichiarati” di provenienza puteolana, capuana o plerumque campana, ma in realtà forse provenienti dall’area pompeiana e vesuviana. Il sito di provenienza? Ovviamente noto a pochi o soltanto ai precursori della depredazione silenziosa per cunicoli, durata molti decenni.
Qui però ricordiamo al lettore che, in quegli anni inquieti, tra Napoli e Roma si giocò la partita sporca che portò il Tesoro di Boscoreale al Museo del Louvre. E anche che, appena qualche anno dopo, l’archeologo Giulio De Petra, già protagonista in negativo di quella partita, ma ancora direttore del Museo Nazionale di Napoli, fu accusato dalla stampa e dalla pubblica opinione per la perdita scandalosa della “Tegola di Capua”. Ma egli si giustificava, tirando in ballo i tanti falsi in giro sul mercato casertano ove, a suo dire sorretto dalla esperienza diretta, operavano abilissimi falsificatori. Ipse dixit.
In quel periodo benedetto Croce fu ferocemente critico sulla gestione degli Scavi di Pompei. Ma De Petra, fortemente legato alla Monarchia Sabauda – tanto che a fine carriera Vittorio Emanuele II lo nominò Senatore per meriti culturali – ritornò a Napoli come Soprintendente nel 1905. Una volta a Pompei, De Petra nel 1906 si mosse richiamando Sogliano – che era stato mandato in giro per l’Italia – a dirigere gli Scavi di Pompei.
E qui Sogliano dette il meglio di sé, come Direttore degli Scavi pompeiani, curandone la conservazione con “coperture stabili”, che hanno salvato preziose testimonianze, ma aprendo anche finestre di attenzione sulla ricerca scientifica dedicata alla Pompei preromana.
Insomma, Antonio Sogliano ebbe il coraggio di raccogliere il testimone di uno studioso di Archeologia “eretico” per i tempi, l’ingegnere militare Domenico Murano, topografo e preistorico – non un Archeologo – vice di Michele Ruggiero, architetto e Direttore degli Scavi di Pompei sul finire dell’Ottocento che si era dedicato al Canale Conte di Sarno, mettendone in dubbio la totale attribuzione a Domenico Fontana. Ebbene Sogliano arrivò, come Murano, a mettere in dubbio l’epoca di costruzione del Canale Conte di Sarno – secondo la vulgata dominante ancor oggi, che sostiene la esclusiva opera cinqueseicentesca di Domenico Fontana – retrodatandola all’epoca sannitica in alcuni suoi tratti.
Ma, ecco che, nel 1911, arrivò a Napoli Vittorio Spinazzola come Direttore del Museo Nazionale, il quale non risparmiò Sogliano, sostituendolo in prima persona nella Direzione degli Scavi di Pompei. Sogliano in seguito si vendicò di lui mai nominandolo nella sua opera, se non con il termine di “successore”.
Sogliano riuscì poi a pubblicare: Pompei nel suo sviluppo storico: Pompei Preromana, contando di scrivere poi altri due tomi, un secondo sulla Pompei Romana e un terzo sulla “Rinascita di Pompei”, che è un’altra sua intuizione perché recentemente la rinascente Pompei è riapparsa nelle cronache delle Favelas Verticales, sorte sul fronte meridionale degli scavi non lontano a Porta marina e rese note, nei dettagli essenziali, al pubblico dei non addetti nel 2025.
